
Colpire i grandi gruppi criminali, tutelare i territori colpiti, aiutare le persone a denunciare l’usura e il pizzo. Perché le bombe esplose nel quadrante est della Capitale negli ultimi due mesi rappresentano «un’escalation di violenza» da parte di gruppi legati alla criminalità organizzata. Dopo il presidio di venerdì scorso nel quartiere Don Bosco, un’altra manifestazione, organizzata nella serata di mercoledì 14 ottobre dall’associazione Libera con più di 50 realtà cittadine, ha denunciato «la guerra per il controllo del territorio e delle piazze di spaccio».
«Fuori le mafie dalla nostra città, alle bombe rispondiamo con la comunità» è lo slogan di Libera mentre sventolano in piazza Malatesta le bandiere del Partito democratico, del Movimento 5 stelle, di Alleanza Verdi e Sinistra e di Rifondazione comunista, al presidio insieme a Sinistra Civica Ecologista, alla Cgil, agli studenti e ai docenti. «Non è degrado, è mafia», si legge sullo striscione di Antimafia Pop Academy, un messaggio che esemplifica i contenuti della manifestazione. «Basta con gli slogan sulla sicurezza, basta dare la colpa ai più fragili», dicono le persone.
Per Libera «Non serve la solita retorica dei quartieri blindati o la speculazione sul degrado: servono più comunità, servono scuole aperte, presidi di salute, cultura e lavoro dignitoso». «Questi quartieri non appartengono alle mafie, ma a chi li vive, ci lavora e ci cresce».
In piazza sono presenti, tra gli altri, gli assessori capitolini alle Periferie e alla Scuola, Pino Battaglia e Claudia Pratelli, i presidenti del V, del VII e dell’VIII municipio, Mauro Caliste, Francesco Laddaga e Amedeo Ciaccheri e il segretario della Cgil Roma e Lazio Natale Di Cola.
«Quello che sta accadendo è palese: c’è una guerra che sta ridisegnando l’equilibrio della criminalità organizzata», ha detto Battaglia chiamando in causa il Governo: «I ministri Piantedosi e Salvini, oltre che sparare a zero su Roma e sul sindaco, facessero la loro parte fino in fondo».
Anche per l’assessora Pratelli «questo clima alimenta narrazioni razziste e violente e l’odio verso le persone più deboli». La sicurezza «non si fa dando la colpa a nemici facili ma costruendo welfare e alternative concrete».

Per Marta Bonafoni, consigliera regionale e coordinatrice della segreteria nazionale del Pd: «Undici ordigni che esplodono in una manciata di mesi non sono qualcosa di normale».
«È inutile che la destra scarichi tutto sul tema sicurezza intesa come minimarket o migranti - ha aggiunto Bonafoni - qui c’è un tema grande di criminalità organizzata ed è evidente che servono risposte dal Governo Meloni. Risposte che non stanno arrivando». Per la consiglierà «c’è una propaganda che cavalca i quartieri ma che non risponde alle domande dei cittadini che chiedono interventi sulla prevenzione e che lo Stato faccia lo Stato».
«La sicurezza non è un argomento da campagna elettorale o da talk show», ha detto il presidente dell’VIII municipio Amedeo Ciaccheri.
«Questa città ha bisogno di politica e di risorse: è solo con l’antidoto sociale e la ripresa economica che si contrastano gli spazi dentro cui la criminalità organizzata si insinua», ha aggiunto Ciaccheri.
Dopo gli arresti del 2024 e del 2025, soprattutto ai danni del clan Senese, sulle le piazze di spaccio di Roma Est si è creato un vuoto. Secondo l’analisi di Davide Biscotti, referente di Libera Roma, «questo vuoto viene riempito da quelle che erano le seconde file che oggi vogliono invece una fetta di potere su questi luoghi».
Per Biscotti «le bombe sono una punta dell’iceberg di come le mafie agiscono in questa città» anche perché Roma «è stato definito un laboratorio criminale dove c'è un'area grigia». Vuol dire, conclude il referente di Libera, che «ci sono professionisti che vivono nel mondo legale ma di fatto lavorano per le organizzazioni criminali soprattutto per quanto riguarda il riciclaggio di denaro sporco».
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