
Azione al Senato del 2 gennaio 2023
Si è tenuta giovedì 10 settembre al Tribunale di Roma l’udienza dibattimentale nei confronti di due aderenti alla campagna Non paghiamo il fossile di Ultima Generazione, coinvolte nell’azione del 2 gennaio 2023 durante la quale venne colorata la facciata del Senato.
Le due imputate, assistite dall’avvocata Paola Bevere, erano accusate di concorso nel reato e danneggiamento. Secondo quanto riferito dal movimento, durante l’azione una delle due si sarebbe limitata a riprendere quanto stava accadendo con uno smartphone, mentre l’altra avrebbe srotolato uno striscione rimanendo seduta a terra.
Nel corso dell’udienza, il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione delle due imputate. Al termine del dibattimento, però, il giudice ha emesso una sentenza di condanna a tre mesi per entrambe, con sospensione condizionata al risarcimento dei danni.
La difesa ha già annunciato che procederà con il ricorso in Appello.
Dopo la sentenza, Ultima Generazione ha diffuso una nota in cui torna a criticare il numero di procedimenti giudiziari che hanno riguardato gli aderenti al movimento.
«In questi anni le persone di Ultima Generazione stanno subendo centinaia di processi in cui abbiamo ricevuto finora oltre ottanta assoluzioni. E questo solo per aver denunciato in maniera nonviolenta ciò che oggi è drammaticamente sotto gli occhi di tutti», afferma un portavoce del movimento.
La nota richiama quindi gli effetti della crisi climatica e contesta le politiche adottate nei confronti delle proteste ambientaliste.
«Ondate di calore, incendi, alluvioni, grandine grossa come palle da baseball, danni enormi al settore agricolo, migliaia di morti per caldo tra la popolazione più anziana, prezzi al consumo dei prodotti alimentari con rincari di oltre il 50%. Ma i responsabili di tutto questo, di questa colpa verso l’intera umanità, quando andranno alla sbarra?».
Ultima Generazione individua le responsabilità della crisi climatica nelle grandi aziende del settore fossile, nel sistema finanziario e nelle scelte della politica.
«Le multinazionali del fossile, le banche e le compagnie assicurative, che investono i nostri soldi in petrolio, gas e armi ottenendo extra profitti da capogiro, i politici che li continuano a sostenere e favorire con le scelte attuate. Per loro quando inizierà il processo?», conclude il portavoce.
La vicenda giudiziaria proseguirà ora in Appello, dopo la condanna pronunciata in primo grado dal Tribunale di Roma.
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