
Il 25 marzo 1957 Roma fu la cornice di un evento diplomatico e luogo di nascita di un’epoca nuova, perchè mentre i rappresentanti dei «Sei», Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, salivano le scale del Campidoglio per firmare i Trattati di Roma, l’Europa dei popoli muoveva i suoi primi passi concreti.
Il Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea (CEE) non era solo un accordo su merci e tariffe, ma un «parto plurigemellare» di principi destinati a cambiare la vita quotidiana di milioni di cittadini.
Il 1957 si inseriva in un solco già tracciato da una conquista fondamentale, il voto alle donne. Se il 1946 aveva segnato in Italia l’ingresso delle donne nella vita politica attiva, il Trattato di Roma rappresentò il passaggio cruciale verso la loro piena cittadinanza economica.
Non era scontato che un organismo sovranazionale si occupasse di diritti sociali in un’epoca in cui la figura femminile era spesso ancora relegata a un ruolo domestico.
In questo contesto, l’articolo 119 del Trattato di Roma brillò per audacia. Inserito nel capitolo sulle disposizioni sociali, stabiliva l’obbligo per gli Stati membri di garantire la parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici per uno stesso lavoro. Se il voto aveva dato alle donne il potere di scegliere i propri rappresentanti, l’articolo 119 mirava a dare loro dignità sul posto di lavoro.
La spinta, però, non fu solo ideale. Fu la Francia a pretendere questa clausola, avendo già recepito la parità salariale nel proprio ordinamento, Parigi temeva la «concorrenza sleale» degli altri partner europei, che avrebbero potuto produrre a costi inferiori sfruttando la manodopera femminile sottopagata. Una convergenza tra pragmatismo economico e giustizia sociale che avrebbe segnato la storia dell’Unione.
Nonostante la solennità della firma in Campidoglio, il cammino verso l'uguaglianza fu tutt'altro che semplice. Negli anni Sessanta, il divario era ancora abissale. Fu infatti necessario aspettare il 1973 e le successive direttive europee perché gli Stati fossero costretti a «sopprimere le discriminazioni» e a dichiarare nulle le clausole discriminatorie nei contratti collettivi.
Il percorso è proseguito fino al Trattato di Amsterdam del 1997, dove l’ex articolo 119 è diventato il 141, definendo con precisione che la parità deve riguardare ogni forma di compenso. Eppure oggi i dati ci dicono che la sfida è ancora aperta. In Italia, le lavoratrici guadagnano mediamente il 12,2% meno dei colleghi, una forbice che tra i laureati raggiunge purtroppo il 36,3%.
Oggi, quello spirito del 1957 torna a vivere tra le stesse mura che videro nascere la CEE. Roma celebra il suo ruolo di «Culla dell'Europa» non solo come ricordo museale, ma come impegno civile. Il 25 marzo, l’Aula Giulio Cesare aprirà le porte alla IV Assemblea romana dei cittadini sul futuro dell’Europa. Sarà un momento di dibattito aperto, dove la cittadinanza potrà confrontarsi sulle prossime sfide dell'integrazione.
Durante l’incontro, verrà assegnato il premio «Consulta Europa di Roma Capitale» alla memoria di Sofia Corradi. La celebre «Mamma Erasmus» è stata il simbolo di un’Europa che non si ferma ai trattati economici, ma investe sulla formazione e sulla libertà di movimento dei giovani, completando idealmente quel percorso iniziato con il suffragio universale e la parità salariale.
Le celebrazioni rafforzano inoltre lo storico legame tra le due capitali. Nell’ambito della IV Assemblea della Consulta Europa, verrà presentato il Consiglio dei Cittadini Europei di Parigi, celebrando il 70° anniversario del gemellaggio tra Roma e la città francese.
In questa cornice verranno svelate le iniziative per la Festa dell’Europa del 9 maggio. Settant'anni fa, a Roma, si apriva un’epoca nuova. Dalla conquista del voto alla firma dei Trattati, la Capitale continua a essere il palcoscenico di un’Europa che cerca di essere, finalmente, una comunità di eguali.
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