
I volantini dei due eventi principali in programma sabato 13 giugno a Roma
Roma si prepara a un 13 giugno ad alta tensione politica. Da una parte il corteo nazionale per la remigrazione, annunciato dal comitato promotore “Remigrazione e Riconquista” (realtà fondata dalle organizzazioni di estrema destra CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani) con partenza alle 15 da piazza della Libertà, zona Prati.
Dall’altra la mobilitazione contraria, che chiama in piazza associazioni, realtà studentesche e forze politiche della sinistra romana, radunate dal coordinamento permanente "Roma Città Antifascista", con appuntamento sempre alle 15 di sabato, ma al Colosseo.
A distanza di pochi chilometri si troveranno quindi a sfilare due visioni diverse di un tema di dibattito politico tanto nazionale quanto locale, legato a doppio spago alla Storia antica quanto a quella moderna della città.
L’iniziativa del comitato “Remigrazione e Riconquista” viene presentata come una manifestazione a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare nata con l'obiettivo di «porre un argine deciso e inequivocabile all’immigrazione incontrollata».
Una proposta che, a detta dei promotori, avrebbe già raccolto le firme necessarie per essere depositata per la discussione in Parlamento e che vede nel corteo di sabato una finestra per ottenere un primo consenso istituzionale.
Dalla sua proclamazione, il coordinamento antifascista ne ha cercato di vietarne l'esecuzione attraverso l'invio di una lettera a sindaco e prefetto, senza però aver ancora ricevuto una risposta. Nel frattempo, è stato quindi organizzato, nello stesso orario del primo ma qualche chilometro più a sud, un corteo di protesta intitolato - senza troppi giri di parole - "Fuck Remigration".
«Siamo convinti che le istituzioni abbiano il dovere di dare un segnale netto, a difesa della convivenza civile, della dignità delle persone e dei principi democratici su cui si fonda la nostra Repubblica», si legge nella lettera inviata a Gualtieri e Giannini.
«Per queste ragioni Vi chiediamo un autorevole intervento, nei rispettivi ambiti di competenza, affinché venga impedito lo svolgimento di questa manifestazione e di ogni altra iniziativa fondata sull’odio razziale, sulla discriminazione e sulla negazione dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione», conclude il testo firmato da 30 realtà associative antifasciste tra cui la Cgil, l'Anpi, l'Arci e Nonna Roma.
Tra le iniziative in programma per sabato c'è quindi anche quella organizzata da Cambiare Rotta. L'organizzazione giovanile comunista ha dato appuntamento agli studenti per le 14:30 a piazzale del Verano, diffondendo nella giornata di oggi un video sui social in cui veniva bruciata con una torcia fumogena l’immagine del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini.
Nel filmato, il collettivo annuncia la discesa in piazza «al fianco dei ragazzi di seconda generazione, agli occupanti, ai lavoratori e alle lavoratrici» e indica come obiettivo della mobilitazione il ministero di Salvini, definito «volto e responsabile delle politiche razziste e securitarie che ci stanno togliendo un futuro».
Una provocazione colta immediatamente dal diretto interessato: «C'è chi sceglie il confronto e chi, invece, preferisce l'insulto e arriva persino a bruciare le immagini di chi la pensa diversamente. E questi sarebbero i 'tolleranti' e 'accoglienti'?» si chiede il viceministro in un post sui social.
Il quadro romano si carica così di una doppia dimensione: nazionale, per il peso politico attribuito dagli organizzatori alla proposta di legge sulla remigrazione; cittadina, tanto per lo spazio fisico che verrà occupato dalle iniziative quanto per il peso storico che questi eventi portano con sé nella Città Medaglia d’Oro per la Resistenza e teatro della marcia su Roma.
Il 13 giugno, la Capitale si appresta quindi a diventare il punto di collisione tra due piazze contrapposte: quella che sostiene la proposta sulla remigrazione e quella che la definisce una forma di deportazione e razzismo, contraria ai principi della Costituzione. Una giornata che, già prima di arrivare in strada, si presenta come uno dei passaggi politici più delicati delle prossime settimane.
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