
È una denuncia dai toni duri quella rivolta dai lavoratori delle aziende Tpl, Bis, Tuscia e Atr all’assessore capitolino alla Mobilità, Eugenio Patanè. Al centro della segnalazione c’è il mancato pagamento dello stipendio di luglio, che, secondo quanto riferito dai dipendenti, non risultava ancora accreditato alla vigilia di Ferragosto. «Il 10 è passato, giorno di paga, e oggi è 14. Domani è Ferragosto e lo passeranno in bianco», scrivono i lavoratori, chiedendo all’amministrazione di «vigilare e intervenire con urgenza».
Nel messaggio pubblicato su Facebook i lavoratori sottolineano le difficoltà che il ritardo può provocare alle famiglie e chiedono che vengano rispettate le scadenze previste. «Non è possibile che nel 2026 debbano ancora accadere queste gravi ingiustizie a discapito di intere famiglie», si legge nella denuncia, che ribadisce: «Lo stipendio è un diritto sacrosanto». I lavoratori chiedono inoltre quale sia il ruolo dell’amministrazione e dei sindacati, sostenendo di aver segnalato la situazione già nei giorni precedenti. «Nuovo appalto, vecchia musica», è la conclusione della protesta.
L’assessore Patanè ha risposto spiegando che l’amministrazione si è attivata dopo aver ricevuto la segnalazione sul mancato accredito degli stipendi di luglio. «Per prima cosa abbiamo verificato che l’amministrazione avesse pagato regolarmente i propri fornitori e così è stato, nei tempi e nei modi giusti», ha spiegato Patanè. Secondo quanto riferito dall’assessore, il ritardo sarebbe stato legato a un problema bancario dell’azienda: «Questa azienda, che di solito paga entro il 10 di ogni mese, ha avuto un disguido in un passaggio bancario, perciò i bonifici sono partiti soltanto giovedì 13 e saranno accreditati a breve».
Patanè ha sottolineato che il Comune ha chiesto verifiche sulla situazione amministrativa, utilizzando le prerogative a disposizione dell’amministrazione. «Ci siamo attivati subito per capire dove fosse il problema e abbiamo chiesto la verifica della regolarità amministrativa», ha spiegato l’assessore. «Sei giorni per qualcuno possono essere un mero disguido, mentre invece per una famiglia possono essere un problema grave e per noi questo è assolutamente inaccettabile», ha aggiunto.
Nella parte finale della sua risposta, Patanè ha contestato anche l’accostamento tra il ritardo nei pagamenti e le scelte dell’amministrazione sul servizio di trasporto pubblico. «Confondere le responsabilità e l’innovazione del servizio con la gestione interna di un’azienda non è un errore, è una strumentalizzazione che non fa arrivare prima lo stipendio a chi lo sta aspettando», ha affermato. L’assessore ha quindi ribadito il ruolo dell’amministrazione: «Ai lavoratori interessa che le aziende rispettino i contratti e che la pubblica amministrazione vigili. È quello che abbiamo fatto e che continueremo a fare».
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