Roma, 29 agosto 2025
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Restaurata la croce celtica a via Acca Larenzia, il Pd: «Va rimossa subito»

Il Municipio VII: «Deve intervenire l’Inps, area condominiale non di nostra competenza»

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 2 ore fa - TEMPO DI LETTURA 2'

È riapparsa a via Acca Larentia, nell'Appio Tuscolano, la croce celtica, simbolo storico della destra radicale e dei movimenti neofascisti, proprio nel luogo della strage del 7 gennaio 1978 in cui furono uccisi i giovani militanti del Fronte della Gioventù Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Il graffito, ormai sbiadito dal tempo, è stato ridisegnato mercoledì scorso in pieno giorno da un gruppo di almeno cinque ragazzi, come documentano le immagini inviate dai residenti al presidente del Municipio VII, Francesco Laddaga.

La prima denuncia è arrivata dal segretario del Pd Roma, Enzo Foschi: «L’arroganza di chi si sente al di sopra della legge. Un fatto inaccettabile. Chiediamo che sia cancellata subito questa vergogna e che vengano individuati i responsabili. Roma non è e non sarà mai città aperta per i fascisti».

Una storia che si ripete

La vicenda non è nuova. Già nel gennaio 2024, all’indomani delle polemiche per i saluti romani durante le commemorazioni di Acca Larentia, il Municipio VII aveva approvato una mozione che imponeva la rimozione della croce celtica, realizzata per la prima volta nel 2017 e mai ufficialmente cancellata nonostante gli appelli dei residenti. «Anche questa volta – spiega Laddaga – abbiamo scritto all’Inps per chiederne la rimozione, poiché l’area è condominiale e non possiamo intervenire direttamente. Tocca alla proprietà agire».

Una ferita mai rimarginata

Da 47 anni, ogni 7 gennaio, centinaia di militanti di destra – in gran parte appartenenti a Casapound – si radunano davanti all’ex sezione del Msi di via Acca Larentia. Ogni anno, allo stesso orario, si ripete il rito con i nomi delle vittime gridati a voce alta, il «presente» scandito tre volte e il saluto romano. Un appuntamento che richiama puntualmente la contro-manifestazione antifascista e l’intervento massiccio delle forze dell’ordine, spesso impegnate anche a identificare gli autori dei gesti vietati.

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