
Svolta nelle indagini sull’aggressione omofoba avvenuta nel centro di Roma nella notte tra il 13 e il 14 settembre scorso ai danni di Alessandro Ansaldo, 25 anni. Tre minorenni romani di 17 anni, ritenuti tra i responsabili del pestaggio, sono stati sottoposti a misura cautelare.
Il giudice, accogliendo la richiesta della procura, ha disposto per i tre indagati la permanenza in casa con divieto di allontanarsi dalle rispettive abitazioni. Una decisione motivata dall’esigenza di contenere il rischio di reiterazione del reato, bilanciata con la tutela del percorso educativo dei giovani, ritenendo il contesto familiare idoneo a garantire il rispetto delle prescrizioni.
I ragazzi sono stati affidati ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia. Il Tribunale ha inoltre emesso un severo avvertimento: in caso di gravi o ripetute violazioni dell’obbligo di permanenza domiciliare, o di allontanamento ingiustificato, potrà essere disposta una misura più restrittiva, fino al collocamento in comunità.
Secondo quanto ricostruito, Ansaldo sarebbe stato aggredito da circa dieci giovani e colpito con violenza, mentre veniva bersagliato da insulti a sfondo omofobico. Il 25enne ha riportato un trauma cranico-facciale, la frattura del naso e contusioni alle costole.
Ansaldo era già stato attivista del Partito Gay Lgbt+ nel 2021. L’episodio ha suscitato forte indignazione nel mondo politico e nelle associazioni per i diritti civili, riaccendendo il dibattito sulla necessità di strumenti normativi più incisivi contro i reati d’odio.
In merito al fermo dei tre minorenni, Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay Lgbt+ Solidale, Ambientalista e Liberale, ha dichiarato: «Come Partito Gay Lgbt+ esprimiamo soddisfazione per il primo sviluppo giudiziario della vicenda e per l’azione delle forze dell’ordine. Restiamo comunque in attesa degli sviluppi e della individuazione degli altri aggressori».
«Come Partito Gay Lgbt+ ci costituiremo parte civile nel procedimento, affiancando il proprio attivista, con gli avvocati Stefano Iadarola e Marina Zela, fondatrice di Partito Gay Lgbt+, al fine di tutelare non solo la vittima ma anche l’intera comunità Lgbt+ colpita da un atto discriminatorio», ha aggiunto Marrazzo.
Il portavoce del Partito ha infine ribadito la necessità di un intervento legislativo: «Ribadiamo la necessità che il Parlamento approvi una legge che miri al contrasto all’omotransfobia e alla prevenzione dei reati motivati dall’odio».
Un appello che torna al centro del dibattito pubblico dopo l’ennesimo episodio di violenza a sfondo discriminatorio nella Capitale, mentre proseguono le indagini per identificare gli altri componenti del gruppo coinvolto nell’aggressione.
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