
«Mio figlio dovrà assumersi le sue responsabilità, ma non è un mostro». Dopo la confessione dei due ragazzi coinvolti nelle aggressioni compiute a bordo di una minicar nera nel quartiere romano di Monteverde, parla la madre del sedicenne che si trovava sul lato del passeggero. In un’intervista a Repubblica, la donna chiede di poter incontrare la madre di Davide Iacopini, l’attore rimasto gravemente ferito durante uno degli episodi, per porgerle le proprie scuse. «Vorrei parlare con la mamma di Davide Iacopini e chiederle scusa», afferma. E aggiunge: «Vorrei che Davide tornasse alla sua vita. È questo che desidero più di ogni altra cosa». L’attore è ancora ricoverato all’ospedale San Camillo, in prognosi riservata.
La madre racconta di essersi accorta che qualcosa non andava osservando il comportamento del figlio. Lo ha visto piangere e ha intuito che stesse portando dentro di sé, insieme all’amico diciassettenne, un peso che non riusciva a confessare. «Ho visto mio figlio diverso, l’ho visto piangere. Si è portato, insieme al suo amico, un peso che non ha avuto il coraggio di raccontare», spiega nell’intervista. Da qui la decisione di contattare la madre dell’altro ragazzo e di affrontare insieme la situazione. «Ho passato tutta la notte con lui, a parlargli, a capire», racconta. Le due donne avrebbero seguito i ragazzi fino a convincerli a presentarsi in caserma e ad ammettere quanto accaduto davanti al pubblico ministero e ai carabinieri. La donna riferisce anche le parole che il figlio le avrebbe rivolto dopo aver compreso la gravità dei fatti: «Si può credere che Dio faccia un miracolo? Io non lo so come si prega, aiutami a pregare per aiutare quell’uomo».
Nel tentativo di ricostruire quanto sarebbe accaduto, la madre sostiene che i ragazzi non avessero intenzione di colpire i passanti con delle bastonate, ma di spaventarli. «Non volevano dare nessuna bastonata, mio figlio mi ha raccontato che nelle loro intenzioni doveva essere uno scherzo: spaventare i passanti», dichiara. Subito dopo, però, riconosce la gravità del comportamento: «Non dovevano farli quegli scherzi, non dovevano. In quel momento non hanno capito che fosse grave. Dopo aver letto cos’era successo, si sono terrorizzati». La donna respinge anche l’idea che quanto accaduto possa essere ricondotto esclusivamente alle responsabilità dei genitori. Racconta di aver cresciuto i figli affrontando difficoltà economiche e personali, cercando di trasmettere loro dei valori e di intervenire davanti ai loro errori. «I nostri figli crescono dentro una società, non soltanto dentro una famiglia. E tutti dovremmo interrogarci sul mondo che stiamo consegnando loro», sostiene.
Anche la madre del ragazzo che si trovava alla guida della minicar ha espresso, attraverso il proprio avvocato, dolore e scuse per quanto accaduto. «Non ci eravamo accorti di niente, siamo sconvolti», è il senso delle dichiarazioni riferite dal legale. In un primo momento, rispondendo al citofono ai giornalisti che cercavano di parlare con lei, la donna aveva negato che il figlio potesse essere coinvolto, sostenendo che non avesse fatto nulla e che ci fosse stato un errore.
Sul fronte giudiziario, la Procura di Roma ha trasmesso gli atti alla Procura per i minorenni per competenza. Le indagini riguardano sei episodi di aggressione avvenuti a Monteverde. I due ragazzi, di 16 e 17 anni, sono stati denunciati con le accuse di tentato omicidio e lesioni. Gli investigatori dovranno ricostruire la dinamica dei singoli episodi e chiarire il ruolo attribuito a ciascun minore. Le responsabilità dovranno essere accertate nell’ambito del procedimento giudiziario. La madre del sedicenne, intanto, conclude con un messaggio rivolto sia alla famiglia della vittima sia al figlio: «Io non posso cancellare quello che è successo, ma posso continuare a educarlo, anche attraverso questo dolore. Perché essere madre non significa difendere sempre un figlio. A volte significa avere il coraggio di metterlo davanti alle proprie responsabilità».
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