Roma, 15 luglio 2026
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AS Roma, protestano i sindacati: «Oltre 30 dipendenti trasferiti dai Roma Store, rischio licenziamenti mascherati»

Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS denunciano il demansionamento di personale storico del centro sportivo di Trigoria. «Mortificate anni di professionalità e sacrifici»

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
AS Roma Store

AS Roma Store

È stato proclamato lo stato di agitazione dei dipendenti dell'A Roma, dopo che oltre trenta lavoratrici e lavoratori, impiegati da anni nel centro sportivo di Trigoria in ruoli amministrativi, organizzativi e di supporto, sono stati trasferiti nei punti vendita Roma Store con mansioni completamente diverse da quelle finora svolte.

A darne notizia sono Filcams CGIL Roma e Lazio, Fisascat CISL Roma Capitale e Rieti e UILTuCS Roma e Lazio, che parlano di un «grave demansionamento» e denunciano il concreto rischio che l'operazione possa configurarsi, nei fatti, come un percorso di «licenziamento mascherato».

Competenze specializzate svuotate

Secondo le sigle sindacali, i dipendenti coinvolti sono lavoratori con competenze altamente specializzate, maturate in anni di esperienza anche a supporto diretto delle attività sportive del club, e ora destinati a mansioni nei punti vendita che nulla hanno a che vedere con il percorso professionale costruito all'interno della società. Un cambiamento che, avvertono i sindacati, rischia non solo di svuotare le professionalità acquisite, ma anche di generare una forte demotivazione, capace di spingere molti dipendenti a rassegnare le dimissioni.

Le organizzazioni sindacali parlano apertamente di «un paradosso organizzativo»: figure con alte professionalità vengono impiegate in attività che non valorizzano affatto le competenze maturate negli anni all'interno della stessa società.

«Inaccettabile per una realtà che dovrebbe ispirarsi a valori di rispetto e inclusione»

Durissimo il commento dei sindacati sulla scelta del club giallorosso: «È inaccettabile che una realtà importante e solida come l'As Roma, che dovrebbe ispirarsi ai valori del rispetto, dell'inclusione e della responsabilità sociale, scelga invece di mettere in panchina i propri lavoratori».

Le sigle segnalano inoltre pesanti ricadute sulla vita quotidiana dei dipendenti coinvolti, spesso trasferiti in sedi lontane dalla propria abitazione, con conseguente aumento dei tempi di spostamento e ulteriori disagi personali e familiari.

Trasferimenti comunicati via e-mail, nessun confronto con il personale

Uno degli aspetti più contestati riguarda le modalità con cui sarebbero avvenuti alcuni trasferimenti: secondo la denuncia sindacale, in diversi casi la comunicazione sarebbe arrivata attraverso una semplice e-mail, senza alcun reale confronto preventivo con i lavoratori interessati.

La linea dei sindacati: «Non ci fermeremo»

Nella nota congiunta, le organizzazioni sindacali annunciano che non intendono arretrare sulla vicenda: «Non ci fermeremo finché la voce di questi lavoratori non sarà ascoltata. Difenderemo chi rischia di essere spinto alle dimissioni attraverso trasferimenti e demansionamenti che mortificano anni di professionalità, competenze e sacrifici».

Lo stato di agitazione apre ora una fase di confronto formale tra sindacati e società, in un clima già teso per le modalità con cui la riorganizzazione del personale sarebbe stata gestita finora.

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