Roma, 13 maggio 2026
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Urgenze minori in Pronto Soccorso, a Ostia Antica il confronto sul modello See and Treat

Mercoledì 13 maggio l’incontro promosso dalla ASL Roma 3 nella sala Riario. Al centro del dibattito appropriatezza degli accessi, sovraffollamento e competenze infermieristiche

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 4'
Urgenze minori in Pronto Soccorso, a Ostia Antica il confronto sul modello See and Treat

La gestione delle urgenze minori in Pronto Soccorso sarà al centro dell’incontro promosso dalla ASL Roma 3 mercoledì 13 maggio, alle 9.30, nella sala Riario – Episcopio di Ostia Antica, in piazzale della Rocca 13.

Il focus sarà dedicato al protocollo See and Treat, modello organizzativo infermieristico già utilizzato in alcuni ospedali italiani per la presa in carico dei casi a bassa complessità. L’obiettivo dell’appuntamento è mettere a confronto le esperienze maturate in diversi reparti di emergenza-urgenza e discutere le eventuali condizioni di trasferibilità organizzativa.

Al centro del dibattito ci saranno l’appropriatezza degli accessi in Pronto Soccorso, il tema del sovraffollamento e la valorizzazione delle competenze infermieristiche.

L’incontro a Ostia Antica

L’evento, dal titolo “Gestione innovativa delle urgenze minori in Pronto Soccorso. Il modello organizzativo See and Treat”, vedrà la partecipazione di Laura Figorilli, direttore generale della ASL Roma 3, Antonio Magi, presidente dell’Ordine provinciale di Roma dei medici chirurghi e degli odontoiatri, e Maurizio Zega, presidente di OPI Roma - Ordine delle professioni infermieristiche.

Dopo i saluti istituzionali saranno illustrate due esperienze diverse: quella dell’Ospedale San Francesco di Nuoro e quella del Policlinico Tor Vergata di Roma.

A coordinare il dibattito sarà il professor Francesco Zavattaro dell’Università Bocconi di Milano, con la partecipazione dei dottori Valerio Della Bella e Girolamo De Andreis del Policlinico Tor Vergata e delle dottoresse Michela Matta e Lucia Murgia dell’Ospedale San Francesco di Nuoro.

Figorilli: «Confrontarci su un modello poco sperimentato nella nostra Regione»

Per Laura Figorilli, direttore generale della ASL Roma 3, l’iniziativa nasce dalla volontà di aprire un confronto su un modello organizzativo ancora poco sperimentato nel Lazio.

«L’iniziativa promossa dalla nostra azienda ha come scopo principale quello di confrontarci su un modello organizzativo attuato in modi diversi nelle due realtà proposte, e comunque poco sperimentato nella nostra Regione», spiega Figorilli, aggiungendo che «attraverso l’ascolto, la comparazione, il confronto e il dibattito che ne seguirà, saremo in grado di farci una nostra idea al riguardo».

Come funziona il protocollo See and Treat

Il protocollo See and Treat prevede che un infermiere debitamente formato valuti, tratti e dimetta il paziente secondo protocolli standardizzati. L’obiettivo è ridurre le attese e contribuire a decongestionare il Pronto Soccorso.

Il percorso si articola in quattro fasi. Nella fase di triage, l’infermiere identifica il paziente con patologia minore e propone il percorso See and Treat. Segue il consenso, con l’informazione al paziente e la firma del consenso scritto per il trattamento infermieristico.

La fase successiva riguarda la valutazione e il trattamento: l’infermiere esegue l’anamnesi, valuta i parametri e attiva registri specifici per la cura di medicazioni, ferite o distorsioni. Per l’attuazione del protocollo è prevista una formazione ad hoc del personale infermieristico.

L’esperienza dell’Ospedale di Nuoro

All’Ospedale San Francesco di Nuoro il modello See and Treat è stato sperimentato negli ultimi sei mesi per la gestione di casi selezionati a bassa complessità, in particolare codici verdi e bianchi.

Si tratta di un modello di risposta assistenziale che valorizza il ruolo e la competenza infermieristica, mantenendo elevati standard di qualità delle cure attraverso percorsi e protocolli condivisi e validati.

Tra i punti di forza segnalati ci sono la riduzione dei tempi di attesa, con una media di un’ora dal triage alla dimissione, e la minore pressione sul carico di lavoro del personale dell’emergenza e degli ambulatori. Un effetto che, secondo quanto illustrato, migliora efficienza e velocità del reparto ospedaliero.

Il modello Fast Care del Policlinico Tor Vergata

Diversa l’esperienza del Policlinico Tor Vergata, che si distingue dal modello tradizionale See and Treat attraverso il percorso Fast Care.

Il sistema non si limita al trattamento immediato delle urgenze minori, cioè specifici problemi di salute riferiti ai codici quattro e cinque, ma prevede un percorso assistenziale dedicato e integrato all’interno del Pronto Soccorso.

Gli infermieri possono essere abilitati al percorso Fast Care solo se già in possesso di requisiti professionali e competenze avanzate: master in area critica, BLSD, esperienza in sala rossa e formazione specifica interna. Questo consente percorsi formativi più mirati e sostenibili.

Nel percorso Fast Care l’infermiere attiva autonomamente il percorso dedicato, con l’apertura del caso su GIPSE, valuta per ogni paziente il bisogno assistenziale prioritario e avvia interventi e procedure previsti da protocolli condivisi, fino alla chiusura del caso dopo confronto con il medico di riferimento.

Il modello prevede anche la continuità assistenziale dopo la dimissione, attraverso un follow-up telefonico effettuato dal personale a 30 giorni.

I risultati preliminari relativi a un anno di sperimentazione mostrano tempi medi di attesa tra triage e presa in carico pari a circa 67 minuti per le urgenze minori, rispetto ai tempi target associati ai codici quattro, pari a 120 minuti, e cinque, pari a 240 minuti. Vengono inoltre segnalate una marcata riduzione degli allontanamenti volontari dei pazienti inseriti nel percorso e una notevole soddisfazione per le cure ricevute.

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