
Gli arrestati nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci cominciano a parlare. Giovedì 27 agosto è previsto l’interrogatorio di alcuni dei presunti esecutori materiali dell’esplosione avvenuta nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report a Pomezia.
«I nostri assistiti vogliono parlare e sono intenzionati a rispondere e a chiarire in merito alle accuse contestate dalla procura», hanno dichiarato all’Adnkronos gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, difensori di tre delle quattro persone arrestate il 30 giugno.
I legali hanno incontrato mercoledì mattina in carcere Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello in preparazione dell’interrogatorio davanti al pubblico ministero. «Daranno la loro versione dei fatti e certamente ribadiranno che non conoscevano Lavitola», ha anticipato Pagliarulo.
Finora i tre indagati detenuti in carcere e Marika De Filippis, sottoposta agli arresti domiciliari, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere, limitandosi a rendere dichiarazioni spontanee.
Uno dei punti centrali dell’interrogatorio dovrebbe riguardare il mandato ricevuto dagli esecutori e quindi la ricostruzione della catena che avrebbe portato all’attentato.
Secondo l’ipotesi della Procura di Roma, a fare da intermediario sarebbe stato Gomes Clesio Tavares, collaboratore di Valter Lavitola. Gli investigatori ritengono che sia stato lui a mettere in contatto il presunto mandante con il gruppo che avrebbe poi realizzato materialmente l’azione. Tavares si troverebbe attualmente in Africa ed è destinatario di un provvedimento di arresto.
I quattro presunti esecutori erano stati arrestati il 30 giugno tra le province di Napoli e Avellino. Si tratta di Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Sono accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con le aggravanti dell’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Il Tribunale del Riesame ha successivamente confermato le misure cautelari e l’aggravante del metodo mafioso.
L’inchiesta nasce dall’esplosione avvenuta la sera del 16 ottobre 2025 davanti alla casa di Ranucci, nella zona di Pomezia. L’ordigno provocò gravi danni alle automobili del giornalista e della figlia, parcheggiate all’esterno dell’abitazione. Nessuno rimase ferito.
Le indagini dei carabinieri hanno portato nel giugno successivo al gruppo ritenuto responsabile dell’esecuzione materiale. Secondo la ricostruzione degli investigatori, alcuni componenti avrebbero effettuato sopralluoghi nei giorni precedenti e il commando avrebbe raggiunto il territorio romano dalla Campania prima di tornare indietro nella stessa notte. Per gli inquirenti l’azione sarebbe stata compiuta dietro compenso.
Rimaneva però aperta la domanda principale: chi avesse ordinato l’attentato e per quale ragione.
La svolta è arrivata ad agosto con l’arresto di Valter Lavitola, che la Procura considera il mandante dell’azione. Durante un interrogatorio durato oltre cinque ore il 12 agosto, l’ex editore e imprenditore ha ammesso di aver commissionato l’attentato.
La versione fornita da Lavitola ha però aperto nuovi interrogativi. Secondo quanto riferito dal suo difensore, avrebbe organizzato l’azione non per danneggiare Ranucci, ma con l’intenzione di provocare un aumento delle misure di protezione nei confronti del giornalista, che riteneva minacciato.
Lavitola sostiene inoltre che il mandato originario sarebbe stato diverso da ciò che poi avvenne: avrebbe chiesto di esplodere quattro o cinque colpi di pistola a scopo dimostrativo contro il muro dell’abitazione, e non di utilizzare una bomba.
È proprio su questo passaggio che le dichiarazioni degli arrestati potrebbero diventare rilevanti. La Procura dovrà ricostruire quale richiesta sia arrivata effettivamente al gruppo, attraverso chi sia stata trasmessa e come si sia arrivati all’utilizzo dell’esplosivo.
La difesa degli arrestati anticipa intanto che i propri assistiti negheranno di avere avuto rapporti diretti con Lavitola.
Per l’ex editore il prossimo appuntamento giudiziario è fissato al 7 settembre, quando è prevista l’udienza davanti al Tribunale del Riesame. In quella sede Lavitola dovrebbe rendere nuove dichiarazioni spontanee.
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