
Medea, in scena
Si chiude sabato 4 luglio, a Roma, la terza edizione di Attraversamenti. La via Appia tra pietra e visione, la rassegna che ha portato spettacoli, talk e performance nella chiesa di San Nicola sull’Appia Antica, davanti al Mausoleo di Cecilia Metella. Un luogo carico di memoria, trasformato anche quest’anno in spazio scenico e punto d’incontro tra arti, epoche e linguaggi.
L’ultimo appuntamento sarà affidato a Medea, il dramma di Euripide, uno dei grandi autori della tragedia greca, nell’adattamento di Carlo Emilio Lerici, drammaturgo e regista che firma anche la regia dello spettacolo. La scelta conferma il filo conduttore della rassegna: il dialogo tra generi diversi e l’apertura a forme espressive capaci di attraversare teatro, parola, corpo e movimento.
Partita il 30 maggio, la manifestazione ha proposto dieci appuntamenti pensati come un percorso tra discipline e visioni differenti. La chiesa di San Nicola, nel cuore dell’Appia Antica, ha accolto un pubblico numeroso, richiamato da un programma costruito intorno all’idea dell’attraversamento: dei linguaggi, della storia, dei luoghi e delle forme della scena contemporanea.
La conclusione con Medea assume così un valore simbolico. Il testo euripideo, attraversato da tradimento, dolore, vendetta e giudizio collettivo, diventa il punto finale di un itinerario artistico che ha cercato di mettere in relazione la forza della pietra antica con la fragilità e la complessità della visione teatrale.
Nella rilettura di Carlo Emilio Lerici, l’azione si concentra su tre figure centrali. Medea, donna tradita e devastata; Giasone, l’eroe del mito greco che tenta di giustificare il proprio tradimento; e il Coro, presenza che rappresenta la società, la morale e, insieme, il pubblico che osserva e giudica.
Gli altri personaggi della tragedia, da Creonte ai figli fino ai messaggeri, non compaiono in scena. La loro assenza, però, non ne cancella il peso. Restano evocati dalle parole e dai gesti dei protagonisti, come presenze invisibili che continuano a orientare il conflitto e a rendere più cupa la progressione drammatica.
A questa struttura Lerici aggiunge un quarto elemento simbolico: una danzatrice. Non parla e non interagisce direttamente con gli altri personaggi, ma attraversa la scena nei momenti decisivi. La sua prima apparizione è leggera, quasi ipnotica, e richiama il sogno di una nuova vita, la promessa e l’illusione che sembrano ancora possibili. Poi il movimento cambia, diventa più teso e frammentato, mentre prende forma il pensiero della vendetta.
Nell’ultima apparizione, la danzatrice assume un carattere inquietante. Diventa un’ombra, uno spettro, un ricordo che scivola tra i personaggi. È il segno di ciò che è stato perduto per sempre, una presenza muta che accompagna la caduta definitiva del sogno e la trasformazione del dolore in gesto irreparabile.
Con Medea, Attraversamenti chiude quindi la sua terza edizione restando fedele alla propria identità: usare l’Appia Antica non solo come sfondo, ma come luogo vivo di confronto tra passato e presente. La pietra della storia e la visione della scena si incontrano ancora una volta, in una tragedia che continua a interrogare il pubblico sul confine tra colpa, responsabilità e giudizio.
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