Roma, 26 febbraio 2026
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Autismo: dal riconoscimento dei segnali alla presa in carico integrata

Ecco come la ricerca scientifica ha chiarito che l’autismo ha un’origine multifattoriale

di Maria Nicoletta AlibertiULTIMO AGGIORNAMENTO 13 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
Autismo: dal riconoscimento dei segnali alla presa in carico integrata

Innovare nei disturbi del neurosviluppo significa riconoscere la complessità dei percorsi di crescita e rispondere con modelli di cura capaci di integrare diagnosi, intervento e contesto di vita. Nel caso dell’autismo, questo implica superare semplificazioni e ritardi, per trasformare il tempo precoce in una reale opportunità di sviluppo.

Autismo: segnali, sviluppo e variabilità

I disturbi dello spettro autistico (Autism Spectrum Disorder, ASD) rappresentano una delle condizioni del neurosviluppo più complesse e, al tempo stesso, più frequentemente fraintese. Parlare di “spettro” significa riconoscere una profonda eterogeneità di manifestazioni, livelli di autonomia e bisogni, che rendono ogni percorso unico e non sovrapponibile ad altri. È fondamentale superare l’idea che esista “un” autismo: esistono, piuttosto, molte modalità di funzionamento, che richiedono una lettura clinica attenta, individualizzata e libera da semplificazioni.

Il tempo come fattore di sviluppo

Nei primi anni di vita il tempo non è solo una variabile cronologica, ma un fattore decisivo di sviluppo. Il cervello del bambino attraversa una fase di straordinaria plasticità, durante la quale ogni esperienza – relazionale, motoria, emotiva – contribuisce a modellare in modo profondo e duraturo il suo funzionamento futuro. È in questo spazio temporale che la diagnosi precoce dei disturbi del neurosviluppo assume un valore cruciale: non come etichetta, ma come opportunità di comprensione e intervento.

Riconoscere i primi segnali

I primi segnali possono emergere precocemente, spesso già nei primi anni di vita. Tra questi, difficoltà nella comunicazione sociale, scarso o atipico contatto oculare, assenza o alterazione del linguaggio, ridotta reciprocità emotiva, comportamenti ripetitivi o interessi ristretti. Tuttavia, non esiste un unico profilo di autismo: ogni bambino presenta una combinazione diversa di caratteristiche, che può modificarsi nel tempo in relazione allo sviluppo e agli interventi ricevuti.

Origine multifattoriale e complessità clinica

La ricerca scientifica ha chiarito che l’autismo ha un’origine multifattoriale. Non esistono cause semplici o univoche, ma un’interazione complessa tra fattori genetici e neurobiologici che influenzano lo sviluppo dei circuiti cerebrali coinvolti nella comunicazione sociale, nella flessibilità cognitiva e nella regolazione del comportamento. Comprendere questa complessità è essenziale anche per contrastare stigma, false credenze e narrazioni fuorvianti che ancora oggi accompagnano l’autismo.

Dalla diagnosi alla presa in carico integrata

La diagnosi rappresenta un passaggio fondamentale, ma non può essere considerata un punto di arrivo. È solo il primo passo di un percorso più ampio. Ciò che fa realmente la differenza è la presa in carico integrata, basata su interventi precoci, strutturati e fondati sulle evidenze scientifiche. Numerosi studi dimostrano che programmi tempestivi e personalizzati possono migliorare le competenze comunicative, le autonomie e l’adattamento sociale, con un impatto significativo sulla qualità di vita.

Clinica, tecnologia e generalizzazione delle competenze

In questa direzione si collocano modelli innovativi che integrano clinica, ricerca e tecnologia, come il progetto NEUROBRIDGE, sviluppato all’interno del Gruppo INI. Il progetto propone un percorso graduale di riabilitazione delle abilità sociali che combina intervento umano e strumenti tecnologici, favorendo l’apprendimento e soprattutto la generalizzazione delle competenze sociali dai contesti terapeutici a quelli di vita quotidiana. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dal setting clinico e promuovere una maggiore autonomia relazionale.

Famiglia, scuola e lavoro multidisciplinare

L’efficacia degli interventi aumenta quando il lavoro clinico è coordinato con la scuola e con la famiglia. La collaborazione tra professionisti, insegnanti e genitori consente di costruire ambienti coerenti, prevedibili e facilitanti, nei quali le competenze apprese possano essere consolidate nel tempo. Il coinvolgimento dei genitori è centrale: comprendere il funzionamento del proprio figlio e ricevere un adeguato supporto psicologico permette di sostenere con maggiore consapevolezza il percorso terapeutico.

Un approccio globale alla persona

Nei modelli di presa in carico più efficaci, come quelli adottati nelle strutture del Gruppo INI, l’approccio è multidisciplinare e orientato a una visione globale e integrata della persona, della famiglia e del contesto di vita. L’intervento non si limita al trattamento dei sintomi, ma accompagna lo sviluppo, sostenendo le autonomie, le competenze relazionali e l’inclusione sociale lungo tutto l’arco evolutivo.

L’obiettivo non è “normalizzare”, ma comprendere il funzionamento della persona e valorizzarne le potenzialità. Riconoscere l’autismo per ciò che è — una condizione complessa, dinamica e profondamente individuale — significa costruire percorsi di cura più efficaci, più umani e più giusti, intervenendo nel momento in cui il tempo conta davvero.

Cosa dice la ricerca

I disturbi dello spettro autistico hanno un’origine multifattoriale, con un forte contributo genetico e alterazioni nei circuiti neurobiologici coinvolti nella comunicazione sociale.

La letteratura scientifica evidenzia che programmi di intervento precoce, strutturati e individualizzati, possono migliorare linguaggio, autonomie e adattamento sociale, soprattutto quando la presa in carico è continua e integrata tra servizi sanitari, educativi e familiari.

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Maria Nicoletta Aliberti: sono medico specializzato in neuropsichiatria Infantile, dottore di ricerca in neuropsicologia e psicopatologia dello sviluppo e psicoterapeuta EMDR e ho un’ esperienza consolidata nell’ambito dei disturbi del neurosviluppo in età evolutiva.

Opero all’interno del Gruppo INI, dove coordino e lavoro in contesti multidisciplinari dedicati alla diagnosi precoce, alla presa in carico clinica e ai percorsi riabilitativi integrati per bambini, adolescenti e le loro famiglie.

Nel mio lavoro coniugo competenza clinica, attenzione al funzionamento globale della persona e supporto alle famiglie, promuovendo modelli di intervento basati sulle evidenze scientifiche e sull’integrazione tra ambito sanitario, educativo e sociale.

Mi occupo di divulgazione sui temi dell’inclusione, della disabilità e dell’innovazione anche con supporto delle tecnologie assistive nei servizi per l’età evolutiva.

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