
Un milione di dollari per un water d’oro, centoventimila per una banana attaccata al muro: follia o genio?
Da questa domanda prende il via “Questa non è una banana”, monologo scritto e interpretato da Benedetta Colombo, che con intelligenza e ironia accompagna il pubblico nel labirinto dell’arte contemporanea, dove provocazione e mercato si intrecciano inestricabilmente.
Lo spettacolo non si limita a svelare i meccanismi che regolano l’industria dell’arte, ma li mette in scena con ritmo teatrale, ironia pungente e una scrittura che alterna divulgazione e parodia.
Colombo si muove con agilità tra aneddoti, citazioni e riflessioni, evocando figure come Duchamp, Cattelan, Banksy e Hirst, ma soprattutto il sistema che li circonda: artisti visionari, collezionisti spregiudicati, critici influenti e galleristi dal fiuto infallibile.
Dietro l’apparente follia di certi record d’asta, il pubblico scopre un universo dove il valore di un’opera nasce spesso più dal racconto che dall’oggetto.
"Questa non è una banana” funziona perché smonta con leggerezza e precisione i luoghi comuni che accompagnano l’arte contemporanea, restituendole la sua natura di specchio del nostro tempo: un mondo dove il confine tra creazione e marketing, scandalo e genialità, è sempre più sottile.
Alla fine dello spettacolo, è inevitabile chiedersi se la banana di Cattelan sia davvero solo una provocazione o un brillante specchio della nostra società.
Foto: Comedian, Maurizio Cattelan
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