
Visitatori osservano il robot mentre esegue una calligrafia nel padiglione cinese. Foto Xinhua/Wang Kaiyan
Un braccio robotico impugna un tradizionale pennello da calligrafia e lo fa scorrere lentamente sulla carta. Tratto dopo tratto compaiono due caratteri cinesi: “Sogno” e “Ruscello”, le parole che danno il titolo al padiglione della Cina alla Biennale Arte 2026 di Venezia.
È una delle installazioni che stanno attirando i visitatori di “Dream Stream”, la mostra cinese alla 61esima Esposizione internazionale d'Arte, ospitata all'Arsenale fino al 22 novembre. Accanto alla calligrafia robotica ci sono video, installazioni multimediali, arte digitale e persino Black Myth: Wukong, uno dei videogiochi cinesi di maggior successo degli ultimi anni.
Le immagini diffuse da Xinhua nei primi giorni di settembre mostrano gruppi di visitatori in fila davanti al robot e altri intenti a fotografare la grande scultura del protagonista del videogioco. Gli scatti arrivano mentre Venezia ospita contemporaneamente anche l'83esima Mostra internazionale d'Arte cinematografica, cominciata il 2 settembre al Lido.

La scultura del protagonista di Black Myth: Wukong alla Biennale di Venezia. Foto Xinhua/Wang Kaiyan
La parte robotica della mostra è collegata al lavoro di Wang Dongling, uno dei più noti calligrafi contemporanei cinesi.
Nel padiglione è esposta la sua grande opera Free and Easy Wandering, realizzata in scrittura corsiva. Accanto al lavoro umano, un sistema robotico assistito dall'intelligenza artificiale prova a riprodurne i movimenti e utilizza un vero pennello per tracciare i caratteri sulla carta.
Secondo i materiali della China Academy of Art, il sistema riesce a imitare il tratto dell'artista con un'accuratezza stimata tra il 70 e l'80 per cento. Il punto dell'opera non è però dimostrare che una macchina possa sostituire un calligrafo: il confronto tra il gesto umano e quello meccanico viene utilizzato per mostrare anche ciò che il robot non riesce ancora a riprodurre, dalla pressione del pennello alle variazioni più imprevedibili del movimento.
Il titolo “Dream Stream” deriva dal Mengxi Bitan, conosciuto in inglese come Dream Stream Essays o Dream Pool Essays, l'opera scritta nell'XI secolo dallo studioso cinese Shen Kuo, durante la dinastia Song.
Il testo raccoglie osservazioni su discipline molto diverse, dalle scienze alla tecnologia fino all'arte e alla vita quotidiana. Il padiglione utilizza questo riferimento per costruire un percorso dedicato proprio al rapporto tra tradizione, conoscenza scientifica e tecnologie contemporanee.
La mostra è curata da Yu Xuhong, presidente della China Academy of Art, e riunisce dieci nuclei di opere e installazioni. L'idea dichiarata dagli organizzatori è interrogarsi su come le forme culturali tradizionali possano essere reinterpretate attraverso strumenti come robotica, video, arte digitale e intelligenza artificiale.
Poco distante dal robot compare un oggetto proveniente da un linguaggio apparentemente molto diverso: Black Myth: Wukong.
Il videogioco sviluppato dallo studio cinese Game Science è presente nel padiglione con la scultura del Destined One, il protagonista controllato dal giocatore, insieme a immagini, video e materiali legati alla realizzazione del gioco. Per gli organizzatori è la prima presentazione del progetto all'interno di una grande piattaforma internazionale dedicata all'arte contemporanea.
Black Myth: Wukong è ispirato a Il viaggio in Occidente, uno dei grandi classici della letteratura cinese, e rielabora personaggi e ambientazioni della mitologia tradizionale attraverso il linguaggio di un moderno videogioco d'azione.
Nella sezione mostrata da Xinhua, un grande schermo panoramico permette ai visitatori di entrare visivamente nell'ambientazione del gioco, mentre accanto è esposta la scultura del protagonista.
Robotica e videogiochi sono soltanto una parte di Dream Stream. Il padiglione comprende anche scultura, videoarte, installazioni, fotografia e opere che utilizzano tecnologie sviluppate insieme a gruppi di ricerca.
Tra gli espositori figurano, oltre a Wang Dongling e Game Science, artisti come Xu Jiang e Yang Fudong, il team della China Academy of Art con Zhejiang Lab e diversi collettivi che lavorano tra arte, design e tecnologia.
La partecipazione cinese si inserisce nella Biennale Arte 2026, “In Minor Keys”, il progetto curatoriale elaborato da Koyo Kouoh prima della sua morte nel maggio 2025 e successivamente realizzato dalla Biennale secondo l'impostazione da lei definita. L'esposizione internazionale è aperta dal 9 maggio al 22 novembre tra Giardini, Arsenale e altri spazi della città.
Per Dream Stream, il confronto tra un pennello tradizionale mosso da un robot e un videogioco trasformato in installazione riassume bene l'impostazione scelta dal padiglione: non mettere tecnologia e tradizione ai due estremi del percorso, ma provare a farle convivere nella stessa opera.
Fonte: agenzia Xinhua
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