
Roma ha superato i 40 gradi durante l’ondata di calore che ha interessato il Distretto dell’Appennino centrale nella seconda metà di giugno. Il valore più elevato è stato registrato il 29 giugno dalla stazione AUBAC di Roma Centro, al Collegio Romano, dove la temperatura massima ha raggiunto i 40,1 °C.
Il dato risulta superiore di 7,4 °C rispetto alla media delle temperature massime rilevate nello stesso periodo durante l’ultimo decennio. A preoccupare, tuttavia, non è soltanto il picco raggiunto, ma soprattutto la durata della fase di caldo estremo.
Tra il 17 e il 29 giugno, infatti, la temperatura massima media a Roma è stata di circa 38 °C, con un’anomalia positiva di 5,3 °C rispetto alla media recente.
«Il dato di Roma è emblematico: non abbiamo avuto solo un picco a 40 °C, ma una fase prolungata con massime oltre cinque gradi sopra la media dell’ultimo decennio», ha dichiarato Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale.
Secondo Casini, il segnale più preoccupante è rappresentato dalla crescente persistenza delle alte temperature, che si manifestano sempre prima nel corso dell’anno e determinano un aumento dell’evaporazione, dei consumi idrici e della domanda energetica nelle città.
L’ondata di calore si è intensificata negli ultimi giorni del mese. Le giornate più calde sono state quelle del 23, 28 e 29 giugno, mentre nella notte tra il 28 e il 29 giugno la temperatura minima ha raggiunto i 26,2 °C.
Al 29 giugno Roma aveva già registrato 13 giornate torride, definite come quelle in cui la temperatura massima è pari o superiore a 35 °C: più del doppio rispetto alla media recente. Le notti tropicali, durante le quali la temperatura non scende sotto i 20 °C, erano invece già 20. Tra il 17 e il 29 giugno tutte le notti sono rimaste sopra questa soglia.
Proprio le elevate temperature notturne rappresentano uno degli elementi di maggiore rischio per la salute della popolazione, in particolare per anziani, bambini e persone fragili.
«Il dato che mi preoccupa di più non è il picco di mezzogiorno, ma la notte. Le notti tropicali a Roma sono ormai quasi tre mesi l’anno: quando la temperatura non scende, le persone fragili non recuperano», ha sottolineato Casini.
Per il segretario generale di AUBAC, l’adattamento delle città attraverso l’aumento delle aree verdi e ombreggiate e delle superfici permeabili deve essere considerato una misura di salute pubblica e non un semplice intervento estetico.
Al caldo persistente si è aggiunta una marcata scarsità di precipitazioni. Nel corso del mese di giugno a Roma sono caduti appena 6,1 millimetri di pioggia, circa l’86% in meno rispetto alla media del periodo compreso tra il 2020 e il 2025.
Dal 18 giugno, inoltre, non sono state registrate precipitazioni considerate utili. La combinazione tra temperature elevate e assenza di piogge aumenta l’evaporazione, il fabbisogno idrico e lo stress sui sistemi naturali e urbani.
L’ondata di calore ha coinvolto l’intero Distretto dell’Appennino centrale. Le temperature massime hanno raggiunto i 37,5 °C a Terni, i 37,3 °C a Viterbo, i 35,3 °C a Perugia, i 34,9 °C a Latina e i 34,5 °C all’Aquila.
A Roma gli effetti delle alte temperature sono ulteriormente aggravati dall’isola di calore urbana. Secondo i dati diffusi da AUBAC, il tessuto costruito compreso all’interno del Grande Raccordo Anulare presenta una temperatura superficiale media di circa 5,1 °C superiore rispetto alle aree rurali circostanti.
Il fenomeno non sarebbe tuttavia sufficiente a spiegare l’intensità dell’ondata registrata a giugno. Dati analoghi sono stati infatti rilevati anche nelle stazioni di Frascati, dove in alcuni casi le temperature notturne sono risultate persino più elevate.
«Il segnale è coerente su tre stazioni diverse: è regionale, non l’effetto di un singolo sensore», ha spiegato Casini, ribadendo la necessità di intervenire sull’adattamento urbano.
L’analisi delle serie storiche della stazione di Roma Ciampino mostra una tendenza ormai consolidata. La temperatura media è aumentata di circa 0,6 °C ogni decennio, per un incremento complessivo di circa 2,5 °C dall’inizio degli anni Ottanta.
Nello stesso periodo le notti tropicali sono passate da una media di circa 15 all’anno nel decennio 1981-1990 a 66 all’anno tra il 2021 e il 2025. Le giornate torride sono invece aumentate da 3,8 a 22,2 all’anno.
Il primo semestre del 2026 è risultato inoltre il più caldo dell’intera serie storica registrata dalla stazione di Ciampino.
Il confronto con il 2003, ricordato come uno degli anni simbolo delle ondate di calore in Europa, evidenzia il cambiamento del contesto climatico.
Nel mese di giugno la temperatura massima media del 2026 è stata sostanzialmente analoga a quella del 2003. Quest’anno, però, la stazione di Ciampino ha registrato 11 giornate torride contro le sei del 2003 e una temperatura massima assoluta più elevata: 37,8 °C contro 37 °C.
«Il 2003, che fu uno shock irripetibile, oggi è soltanto sesto: non lo abbiamo superato con un singolo anno record, lo abbiamo superato come clima», ha concluso Casini.
I dati mostrano quindi come temperature considerate eccezionali poco più di vent’anni fa siano progressivamente diventate più frequenti e vicine alla nuova normalità climatica, imponendo una revisione delle politiche urbane, sanitarie e di gestione della risorsa idrica.
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