Roma, 6 luglio 2026
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Carceri di Roma, allarme nella relazione della Garante: triplicati gli eventi critici, sovraffollamento e carenze sanitarie

Presentato in Campidoglio il rapporto annuale di Valentina Calderone. Gualtieri: «Bene gli investimenti per nuovi posti, ma servono diritti, servizi e percorsi di reinserimento». Celli: «Le carceri non siano solo luoghi di pena»

di Camilla Palladino TEMPO DI LETTURA 2'
Carceri di Roma, allarme nella relazione della Garante: triplicati gli eventi critici, sovraffollamento e carenze sanitarie

Un sistema penitenziario sempre più sotto pressione, segnato da sovraffollamento, carenza di personale, difficoltà nell’accesso alle cure e un forte aumento degli episodi critici. È il quadro delineato dalla relazione annuale della Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Valentina Calderone, presentata in Aula Giulio Cesare. Secondo il rapporto, nel 2025 negli istituti penitenziari romani si sono registrati 5.028 eventi critici, un dato triplicato rispetto all’anno precedente, mentre i tentativi di suicidio sono raddoppiati. A incidere ulteriormente sulle condizioni di vita dei detenuti anche il sovraffollamento e le elevate temperature estive.

Gualtieri: «Non bastano nuovi posti, servono servizi»

Aprendo la seduta, il sindaco Roberto Gualtieri ha sottolineato come il piano nazionale varato dal Governo, che prevede 750 milioni di euro e 60 interventi per realizzare circa 10 mila nuovi posti detentivi, rappresenti «un segnale positivo», ma non sufficiente ad affrontare l’emergenza. «Serve garantire l’accesso ai diritti fondamentali», ha affermato il primo cittadino, ricordando che nel sistema carcerario romano, nel 2025, a fronte di 1.219 richieste di visite specialistiche esterne ne sono state effettuate soltanto 254. Restano inoltre aperte le criticità legate alle malattie trasmissibili e alle dipendenze, che interessano 591 detenuti. Gualtieri ha assicurato il sostegno del Campidoglio alle sei priorità indicate dalla Garante, ribadendo l’impegno dell’amministrazione sul fronte dei percorsi di inclusione e reinserimento sociale.

Celli: «Nessuno deve essere invisibile»

La presidente dell’assemblea capitolina Svetlana Celli ha ricordato la seduta simbolicamente svolta nel carcere di Rebibbia, durante la quale sono state ascoltate le testimonianze delle persone detenute. «Le carceri non possono essere solo luoghi di pena ma devono diventare luoghi nei quali costruire un percorso che restituisca diritti e renda possibile un autentico reinserimento sociale», ha dichiarato, sottolineando che da quell’esperienza è nato l’impegno delle istituzioni a non lasciare invisibili le persone private della libertà.

Oltre mille detenuti in più rispetto alla capienza

Il rapporto evidenzia una situazione di forte sovraffollamento nei tre principali istituti penitenziari della Capitale. Nel 2025, a fronte di una capienza effettiva di 1.888 posti, erano presenti 2.997 detenuti, con 1.109 persone oltre la disponibilità reale. Nel dettaglio: a Rebibbia Nuovo Complesso ci sono 1.614 detenuti per 1.057 posti, a Rebibbia Femminile ci sono 379 detenute per 265 posti, e a Regina Coeli ci sono 1.004 detenuti per 566 posti.

Visite mediche insufficienti e carenza di agenti

Tra le principali criticità segnalate figura l’accesso alle cure sanitarie. Nel 2025, nei tre maggiori istituti penitenziari romani, su 3.725 richieste di visite specialistiche ne sono state effettuate soltanto 1.178, mentre 2.547 sono rimaste inevase. La situazione più critica riguarda Rebibbia Nuovo Complesso, dove sono state eseguite 351 visite su 1.670 richieste. A Rebibbia femminile le visite effettuate sono state 162 su 836 domande, mentre a Regina Coeli 665 su 1.219 richieste. Grave anche la carenza di personale della Polizia penitenziaria a Rebibbia Nuovo Complesso: a fronte di un organico previsto di 940 agenti, quelli effettivamente in servizio sono 433, meno della metà del fabbisogno.

Quasi mille ricorsi per trattamenti disumani

Il documento segnala inoltre 988 ricorsi pendenti al Tribunale di Sorveglianza di Roma ai sensi dell’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario, relativo alle richieste di risarcimento per trattamenti inumani o degradanti. Nel corso del 2025 sono arrivati 478 nuovi ricorsi, che si sono aggiunti ai 698 già pendenti dall’anno precedente. Dei 175 esaminati, 73 sono stati accolti e 46 respinti.

Camere di sicurezza e il crollo a Regina Coeli

La relazione dedica spazio anche alle camere di sicurezza utilizzate dalle forze dell’ordine. Sul territorio romano risultano 57 camere agibili e 79 inagibili. Nel 2025 vi sono transitate 3.827 persone: 2.229 nelle strutture dei Carabinieri, 1.552 in quelle della Polizia di Stato e 46 in quelle della Polizia Locale. Tra gli episodi più gravi ricordati nel rapporto figura il crollo di una porzione della cupola della seconda rotonda del carcere di Regina Coeli, avvenuto il 9 ottobre 2025. Il cedimento, da circa venti metri d’altezza, non provocò feriti «solo per una fortunata casualità», ha spiegato Calderone. L’episodio rese inagibili la sesta e la settima sezione, costringendo al trasferimento di 279 detenuti in altri istituti penitenziari. Resta inoltre chiusa da circa due anni anche l’ottava sezione, dopo un incendio e i successivi lavori di ristrutturazione.

L’attività della Garante

Nel corso del 2025 Valentina Calderone ha effettuato 75 accessi diretti negli istituti penitenziari della Capitale, ai quali si aggiungono 120 verifiche svolte dal personale dell’ufficio. Sono stati inoltre realizzati centinaia di colloqui con detenuti e familiari e sono state prese in carico circa 400 situazioni individuali. Tra gli accessi figurano 21 visite a Rebibbia Nuovo Complesso, 17 a Rebibbia femminile, 11 a Rebibbia Reclusione, 9 a Regina Coeli, 10 all’Istituto penale minorile di Casal del Marmo e sopralluoghi anche nei centri di permanenza per i rimpatri di Ponte Galeria e Gjader.

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