
Il tasso di affollamento delle carceri del Lazio ha raggiunto il 149%, dieci punti percentuali in più rispetto alla media nazionale del 139%. È uno dei dati principali contenuti nella relazione annuale del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, presentata giovedì 31 luglio nella Sala Mechelli del Consiglio regionale.
L’appuntamento ha segnato anche la conclusione del secondo mandato di Stefano Anastasia, eletto per la prima volta nel 2016 e confermato nel 2021. Nel corso dell’incontro, il Garante ha tracciato un bilancio dei dieci anni di attività, soffermandosi sulle condizioni delle carceri, delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza e dei Centri di permanenza per i rimpatri.
Secondo quanto riportato nella relazione, il sovraffollamento degli istituti penitenziari regionali continua ad aggravare le condizioni di vita delle persone detenute e il lavoro del personale.
Alla presenza di un numero di detenuti superiore alla capienza regolamentare si aggiungono la carenza degli organici, la precarietà delle condizioni di lavoro e le difficoltà nell’assicurare un’assistenza sanitaria adeguata.
Questi fattori, ha sottolineato Anastasia, aumentano il rischio di autolesionismo e suicidio e ostacolano le attività di prevenzione e tutela dei diritti.
Il Garante ha ribadito la necessità di adottare politiche capaci di ridurre il ricorso alla detenzione e di potenziare le misure alternative. L’aumento dei posti disponibili, secondo Anastasia, non può rappresentare da solo una soluzione strutturale.
Nel corso del 2025 l’ufficio del Garante ha ricevuto oltre 3.600 istanze individuali, circa 500 in più rispetto all’anno precedente.
Le richieste hanno riguardato soprattutto l’assistenza sanitaria, i trasferimenti, l’accesso alle misure alternative e le condizioni materiali di detenzione.
L’attività dell’ufficio è cresciuta anche grazie agli sportelli gestiti in collaborazione con università e associazioni, che negli ultimi anni hanno ampliato la capacità di ascolto e intervento all’interno degli istituti.
Anastasia ha tuttavia evidenziato la complessità del lavoro svolto in un contesto caratterizzato da risorse umane limitate e responsabilità crescenti.
Una parte della relazione è stata dedicata alle Rems, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza destinate alle persone con disturbi psichiatrici autrici di reato.
Anastasia ha riconosciuto la qualità delle pratiche di cura e recupero sviluppate nelle strutture, rispetto al precedente modello degli ospedali psichiatrici giudiziari.
Il sistema, però, è sottoposto a una pressione crescente a causa dell’aumento delle richieste di internamento e delle difficoltà dei servizi sanitari territoriali nel rispondere tempestivamente ai bisogni di salute mentale.
Secondo il Garante, ampliare il numero dei posti nelle Rems non è sufficiente. È necessario rafforzare i servizi di salute mentale sul territorio, intervenendo prima che le situazioni di fragilità raggiungano una dimensione giudiziaria o detentiva.
La relazione ha affrontato anche le condizioni nei Centri di permanenza per i rimpatri, con particolare riferimento alla struttura di Ponte Galeria e al centro di Gjader, in Albania.
Anastasia aveva visitato il centro albanese nell’estate del 2025 insieme alla Garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale.
Tra le criticità segnalate figurano le condizioni del trattenimento, l’assenza di uno sportello dei garanti e la durata delle permanenze, a fronte di un numero limitato di rimpatri effettivamente eseguiti.
Il Garante ha inoltre sottolineato le difficoltà incontrate nel garantire la tutela dei diritti delle persone trattenute in una struttura collocata al di fuori del territorio italiano.
Anastasia si è soffermato anche sull’istituto penale minorile di Casal del Marmo, richiamando la necessità di adottare un approccio equilibrato e rispettoso nei confronti dei ragazzi detenuti.
Il Garante ha espresso alcune riserve sull’uso del termine “rieducazione”, contenuto nell’articolo 27 della Costituzione, quando viene interpretato attraverso pratiche autoritarie o atteggiamenti che infantilizzano i giovani.
Nella giustizia minorile, ha precisato, la funzione educativa deve invece rappresentare un’opportunità di crescita e reinserimento, non una semplice modalità di esecuzione della pena.
Particolare attenzione è stata riservata al clima sociale nel quale vivono gli adolescenti, spesso segnato da violenza, sfiducia e rappresentazioni pubbliche che li descrivono esclusivamente come portatori di devianza.
Secondo Anastasia, queste etichette rischiano di rafforzare l’identificazione dei ragazzi con comportamenti violenti, sia all’interno del carcere sia nella vita quotidiana.
Tra gli interventi avviati nel corso del mandato figura il protocollo per la realizzazione di una Casa di comunità all’interno del complesso penitenziario di Rebibbia.
La struttura dovrà contribuire a migliorare l’assistenza sanitaria alle persone detenute, favorendo una maggiore integrazione tra i servizi penitenziari e quelli del sistema sanitario territoriale.
Il progetto si inserisce nel tentativo di garantire cure più accessibili e continue in un contesto nel quale il sovraffollamento rende più difficile la prevenzione e la presa in carico delle fragilità.
Stefano Anastasia è stato eletto Garante regionale nel 2016 e confermato cinque anni dopo. Professore associato di Filosofia del diritto all’Università Unitelma Sapienza, nel 1991 è stato tra i fondatori dell’associazione Antigone, della quale è presidente onorario.
Nel corso della sua attività ha ricoperto diversi incarichi nel settore della tutela dei diritti e dell’esecuzione penale, tra cui quello di portavoce della Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà.
Concludendo la relazione, Anastasia ha auspicato la costruzione di un sistema penitenziario orientato al recupero, alla speranza e al reinserimento sociale, capace di ridurre le disparità sociali e culturali.
Ha inoltre espresso l’auspicio che il lavoro svolto possa proseguire in autonomia, mantenendo la tutela dei diritti delle persone private della libertà vicina ai principi di prossimità e responsabilità democratica.
Durante l’incontro è stato letto un messaggio del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Sono intervenuti anche rappresentanti dell’amministrazione penitenziaria, della Asl Roma 1 e del Consiglio regionale.
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