
Dibattito pubblico dello scorso 9 giugno
Un public debate su come le città possono (ancora) salvare la democrazia.
Lo Spiegone, giornale che, da più di 10 anni, con il proprio lavoro travalica i confini dell’Urbe per raccontare la politica internazionale, organizza un nuovo momento di confronto in cui raccogliere le idee della società civile, in un momento in cui i diritti arretrano in diversi Paesi europei.
L’appuntamento è a La Libreria Erickson, in viale Etiopia, il prossimo 26 settembre, alle ore 16.
Il public debate arriva a conclusione di un percorso durato quasi due anni, in cui Lo Spiegone ha ricoperto il ruolo di partner in un progetto guidato dall’Università di Bologna e finanziato dall’Unione europea.
Se gli incontri già realizzati giravano soprattutto attorno al tema dell’accoglienza e delle città santuario che, a partire dal contesto statunitense, si stanno diffondendo progressivamente anche in Europa, per l’evento del 26 settembre il focus è sui percorsi partecipativi dal basso nati nella città di Roma.
L’intenzione, raccontano gli organizzatori e le organizzatrici della realtà, è quella di “condividere le esperienze che generano democrazia sul territorio di Roma, in modo da favorire la diffusione di idee e prospettive, anche in un’ottica di rete”.
Se è vero infatti che le città sono un “imponente serbatoio di democrazia, e questo è vero non solo per l’Italia, molto spesso progetti dal grande impatto sociale rimangono nascosti, invisibili alle stesse persone e comunità alle quali si rivolgono”. Un problema a cui il public debate vorrebbe cercare di offrire una prima soluzione.
Ma il dibattito non esaurisce qui i propri obiettivi. La diffusione delle buone pratiche, infatti, non è sufficiente se si concentra in un’occasione sporadica, senza diventare una realtà sempre più strutturata nel tempo.
“Ciò di cui c’è più bisogno”, riprendono i membri dell’organizzazione, “è di comprendere come l’attività solidale portata avanti dal comitato sul territorio si possa trasformare, per esempio, in un motore di riflessione per una ricerca in ambito universitario oppure per l’ideazione di una proposta di policy”. Per questa ragione “è fondamentale immaginare un nuovo modo di raccontare la realtà, affinché la stampa sia davvero capace di mettere in contatto tutti gli attori sociali, con i rispettivi bisogni”.
Una condizione necessaria per dare nuova linfa anche alla stampa. Come rivela anche l’Ordine dei giornalisti in un recente contributo a cura di Lelio Simi, a differenza del passato oggi “la definizione di notizia varia notevolmente da persona a persona, in base al proprio mindset e al proprio approccio nel navigare un contesto informativo vertiginoso”.
In poche parole, in un orizzonte segnato dalla sovrabbondanza di contenuti, è molto più complesso individuare le priorità dei lettori e delle lettrici. In questo senso, per creare un nuovo legame di fiducia con le testate giornalistiche, è importante che queste ultime si mettano in condizione di ascolto. Per chi vuole prendere la parola, il 26 settembre è una buona occasione per farlo.
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