
Da sinistra: Dario Nanni, Roberto Gualtieri, Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli
«Sono praticamente cinque anni che sto da solo. Ho fatto quasi tutta la consiliatura senza una struttura politica alle spalle e questo, a volte, è stato un limite». Dario Nanni racconta così il percorso che lo ha portato ad aderire a Più Uno, la nuova formazione politica fondata da Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli.
Il passaggio, ufficializzato il 26 ottobre in Campidoglio, arriva dopo un lungo periodo trascorso nel gruppo Misto e dopo la scelta di sostenere la maggioranza del sindaco Roberto Gualtieri.
Nell'intervista a La Capitale, Nanni spiega che cosa lo ha convinto a entrare nel nuovo partito, quali contributi intende portare in vista delle elezioni comunali del 2027 e come immagina il ruolo della formazione nel centrosinistra, a livello romano e nazionale.
Dopo anni trascorsi nel gruppo Misto ha deciso di aderire a Più Uno. Che cosa ti ha convinto e quale contributo pensa possa dare questa formazione al futuro di Roma?
«Innanzitutto, bisogna partire dalla mia situazione. Sono praticamente cinque anni che sto da solo. Dopo le elezioni avevo già preso le distanze dalla lista civica con cui ero stato eletto e, dall'inizio del 2024, ho proseguito il mio percorso nel gruppo Misto. In questi anni ho ricevuto tante proposte e tanti avvicinamenti, ma ho preferito prendermi del tempo.
Dopo tanti anni di politica, quello che cerco è soprattutto la concretezza. Voglio vedere proposte che possano essere realizzate. Non sempre si riesce a fare tutto, ma almeno bisogna partire da progetti seri, spiegando anche perché alcune cose non sono possibili.
In Ruffini e Gabrielli ho trovato due persone che hanno dimostrato capacità e competenze nei ruoli ricoperti. Uno è stato direttore dell'Agenzia delle Entrate, l'altro capo della Polizia, della Protezione civile e prefetto di Roma.
Mi ha colpito soprattutto il metodo. Presentano proposte indicando quanto costano e dove trovare le risorse necessarie. Non si limitano a dire che bisogna fare qualcosa, ma spiegano anche come».
Che cosa cambia, concretamente, per il tuo lavoro in Campidoglio?
«Cambia molto, perché una delle difficoltà che ho incontrato in questi anni è stata proprio quella di fare tutto da solo.
Quando organizzavo un'iniziativa dovevo occuparmene personalmente, dalla preparazione alla realizzazione. Non avevo una struttura o un'organizzazione alle spalle.
Adesso avrò la possibilità di lavorare in squadra, portando avanti iniziative utili alla città e all'amministrazione. Allo stesso tempo, Più Uno avrà una voce all'interno dell'istituzione locale più importante d'Italia.
Ruffini ha già spiegato che ci confronteremo su alcune proposte, per esempio sull'ambiente e sulla manutenzione della città. L'obiettivo è contribuire concretamente al lavoro dell'amministrazione e alla prossima campagna elettorale».
Avete già iniziato a discutere di temi specifici per Roma, come la riforma di Roma Capitale?
«Non siamo ancora entrati nel merito di questi argomenti. Bisogna considerare che Più Uno è un partito che si è presentato appena quindici giorni fa.
Nei prossimi giorni ci incontreremo per capire come organizzarci e su quali proposte lavorare. Dovremo affrontare anche il tema delle prossime elezioni, perché nel 2027 si voterà sia a livello nazionale sia a Roma.
È possibile che ci siano altre adesioni a livello municipale o tra persone impegnate sul territorio. Per quanto riguarda altri consiglieri capitolini, invece, credo sia più difficile, anche perché ormai siamo vicini alle elezioni. Io mi trovavo in una condizione particolare, essendo rimasto autonomo per gran parte della consiliatura».
A Roma Più Uno ha dichiarato il sostegno a Gualtieri. A livello nazionale, invece, quale posizione potrà assumere nel centrosinistra? Anche rispetto a chi, come Carlo Calenda, oggi resta fuori dalle alleanze più consolidate?
«Su questo Ruffini ha già spiegato che l'obiettivo è cercare una sintesi, provando a coinvolgere anche quelle realtà che finora non hanno fatto parte del percorso comune del centrosinistra.
Credo che Più Uno possa contribuire a definire una linea politica e un indirizzo all'interno di quell'area.
Bisogna però distinguere tra livello nazionale e locale. A livello nazionale contano molto la comunicazione, la visibilità e la capacità di far conoscere le proprie proposte. A livello locale, invece, contano soprattutto la presenza sul territorio, il lavoro quotidiano e i candidati.
Sono due dimensioni differenti, anche se devono andare nella stessa direzione».
Il sostegno alla ricandidatura di Roberto Gualtieri è uno dei punti su cui avete trovato subito un'intesa. Come giudica il lavoro del sindaco in questi anni?
«Il sostegno a Gualtieri è convinto, anche perché ho avuto modo di vedere da vicino il suo lavoro.
Ho vissuto altre amministrazioni, da Alemanno a Marino e Raggi, quindi ho anche dei termini di paragone. Se dovessi fare un paragone calcistico, direi che Gualtieri è come Maradona. Non voglio esagerare, ma per me in questa fase storica ha rappresentato davvero qualcosa di importante per Roma.
L'ho visto sempre presente, preparato, concentrato sui problemi. E ho visto anche una crescita nel modo di affrontare il ruolo, con l'umiltà di cercare di comprendere una città estremamente complessa.
Roma non è una città semplice da governare. È cresciuta, si è trasformata, la popolazione si è distribuita in territori sempre più estesi, con esigenze molto diverse tra loro.
Per questo ritengo importante che il lavoro avviato non venga disperso. Lo dico da cittadino prima ancora che da amministratore».
Quale sarà, dunque, il prossimo passo dopo l'adesione?
«Nei prossimi giorni mi confronterò con Ruffini e Gabrielli per capire come strutturare il lavoro e prepararci alle sfide elettorali.
Vogliamo mettere insieme competenze, proposte e presenza sul territorio. Per me è importante poter continuare a lavorare per Roma, ma questa volta con una squadra e un progetto politico alle spalle».
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