Roma, 19 agosto 2026
ultime notizie
Notizie dal mondo

L'azienda produttrice di droni DJI avrà un’altra possibilità di contestare la sua inclusione tra le «aziende militari cinesi» negli Usa

Una corte d'appello federale ha parzialmente ribaltato la decisione che dava ragione al Pentagono e ha rinviato il caso al tribunale di primo grado. Il produttore di droni resta però, per ora, nella lista del dipartimento della Difesa

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 4'
Droni DJI (Fonte: agenzia Xinhua)

Droni DJI (Fonte: agenzia Xinhua)

DJI avrà una nuova possibilità di contestare negli Stati Uniti la sua classificazione come «azienda militare cinese». Il 14 agosto la Corte d'appello federale del Distretto di Columbia ha parzialmente ribaltato una precedente sentenza favorevole al dipartimento della Difesa statunitense e ha rinviato una parte del caso al tribunale di primo grado per un nuovo esame.

La decisione non comporta però la cancellazione immediata di DJI dalla lista prevista dalla sezione 1260H della legge sulla difesa statunitense. Il produttore di droni con sede a Shenzhen continua a comparire tra le società che il Pentagono considera «Chinese military companies», comprese nell'ultimo aggiornamento pubblicato nel giugno 2026.

DJI ha accolto la pronuncia come «un passo significativo» verso la correzione di quella che considera una designazione ingiustificata. L'azienda continua a sostenere di non essere una società militare e afferma di avere adottato misure per impedire l'impiego dei propri prodotti in combattimento.

Perché la Corte ha rinviato il caso

La controversia riguarda l'inserimento di DJI nella lista delle aziende militari cinesi compilata ogni anno dal segretario alla Difesa. L'azienda vi compare dal 2022 e nell'ottobre 2024 aveva fatto causa al dipartimento della Difesa, sostenendo che la classificazione fosse priva di adeguate basi probatorie e avesse provocato danni commerciali e reputazionali.

Nel settembre 2025 il giudice federale Paul Friedman aveva respinto la richiesta della società e dato ragione al governo. DJI aveva quindi presentato ricorso.

La Corte d'appello non ha accolto integralmente le argomentazioni dell'azienda. Dei quattro principali motivi presentati da DJI ne ha respinti tre, compresa la contestazione relativa alla violazione del diritto al giusto procedimento. I giudici hanno invece ritenuto fondato il ricorso su un punto specifico: il tribunale di primo grado non avrebbe potuto concludere, sulla base della sola documentazione pubblica, che DJI contribuisse alla base industriale della difesa cinese.

Nella versione non classificata della documentazione governativa, infatti, la motivazione relativa a questo punto era stata oscurata. Secondo la Corte d'appello non esiste quindi, nei documenti pubblicamente disponibili esaminati nel procedimento, una spiegazione sufficiente delle ragioni per cui il segretario alla Difesa abbia ritenuto DJI parte della base industriale della difesa cinese.

Il caso tornerà ora davanti al tribunale distrettuale, che potrà esaminare anche il materiale classificato e stabilire se questo sia sufficiente a sostenere la decisione del Pentagono.

DJI resta nella lista del Pentagono

La sentenza rappresenta quindi una vittoria soltanto parziale per DJI. La Corte non ha stabilito che l'azienda sia stata inserita illegittimamente nella lista e non ne ha ordinato la rimozione. Ha invece chiesto al tribunale inferiore di riesaminare una delle basi utilizzate per giustificare la designazione.

Nel frattempo il dipartimento della Difesa ha aggiornato nuovamente la propria lista nel giugno 2026. Nel documento il Pentagono sostiene che DJI abbia rapporti indiretti con la Sasac, l'organismo cinese che sovrintende alle imprese statali, e rapporti diretti con il ministero dell'Industria e dell'Information Technology e con la People's Armed Police. Sostiene inoltre che l'azienda abbia beneficiato di programmi pubblici collegati agli obiettivi industriali militari cinesi. Si tratta di valutazioni del governo statunitense che DJI contesta.

La società ha sempre negato qualsiasi natura militare. Dopo la decisione del tribunale di primo grado del 2025 aveva sottolineato che lo stesso giudice aveva respinto diverse delle accuse avanzate dal dipartimento della Difesa, pur lasciando in piedi la designazione sulla base di altri elementi.

Il contenzioso si inserisce nel più ampio confronto tra Washington e Pechino sulle tecnologie considerate strategiche e sul ruolo delle aziende cinesi nelle catene di approvvigionamento statunitensi. La lista prevista dalla sezione 1260H limita i rapporti contrattuali con il dipartimento della Difesa e si affianca ad altre restrizioni statunitensi che interessano il settore dei droni di produzione cinese.

Fonte: agenzia Xinhua

CONDIVIDI ARTICOLO

La Capitale, il nuovo giornale online di Roma

La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024

DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi

SEDE LEGALE

Via Giuseppe Gioacchino Belli, 86
Roma - 00193

FOLLOW US
ORA EDITORIALE SRL P.IVA 17596711006© Copyright 2025 - Made by Semplice