
«Non è accettabile che mentre migliaia di persone vivono nell'emergenza abitativa il patrimonio immobiliare pubblico venga progressivamente svenduto per fare cassa». È con questo attacco che le realtà sociali e i movimenti per il diritto alla casa della Capitale hanno dato il via, questa mattina, all'occupazione di un appartamento di proprietà di Ater Roma in viale Principe Eugenio, all'Esquilino.
L'obiettivo è quello di denunciare la decisione dell'ente regionale di mettere all'asta 30 immobili a uso residenziale e chiedere un blocco immediato delle procedure di alienazione.
Alla base della mobilitazione c’è la determina direttoriale firmata il 7 agosto 2026 dal direttore generale di Ater Roma, l'architetto Marco Rocchi, con cui è stato disposto l'avvio della procedura di vendita del pacchetto di abitazioni. Una scelta ritenuta «inaccettabile» dalle associazioni, che accusano l'ente strumentale della Regione Lazio di venir meno alla propria funzione istituzionale, garantire la gestione e la tutela dell'edilizia residenziale pubblica e offrire risposte concrete all'emergenza abitativa.
I numeri citati dagli attivisti fotografano una situazione in cui sono oltre 16.000 i nuclei familiari in lista d'attesa per l'assegnazione di un alloggio popolare, a fronte di graduatorie che scorrono a rilento e un numero di assegnazioni annuali del tutto insufficiente a coprire la domanda.
«Invece di mettere questi immobili a disposizione di Roma Capitale per contribuire allo scorrimento delle graduatorie, Ater sceglie di alienarli, sottraendo potenziali alloggi a migliaia di famiglie che aspettano da anni una soluzione abitativa», denunciano gli organizzatori. «Ogni casa pubblica messa sul mercato è una casa in meno che potrebbe essere destinata a chi ne ha bisogno».
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