
«Amo parlare di vita e di progetti, nonostante tutto quello che mi è successo». Inizia così la testimonianza di Gino Cecchettin. Il presidente della Fondazione intitolata a sua figlia Giulia è arrivato oggi all'Università Roma Tre non per una commemorazione, ma per un dialogo serrato con le nuove generazioni. L'obiettivo quello di trasformare il dolore in un motore di cambiamento sociale partendo dalle basi, ovvero dall'educazione dei più giovani.
Per Cecchettin, il contrasto alla violenza di genere non può limitarsi alla condanna, ma deve offrire alternative concrete. «Stiamo affrontando un problema grave», ha spiegato agli studenti universitari e delle scuole superiori presenti, «che richiede di sbarrare con decisione la strada sbagliata, ma anche di indicare e rendere visibile quella giusta».
Secondo il presidente della Fondazione, i ragazzi sono gli alleati principali in questa battaglia, a loro bisogna affidarsi con fiducia, accompagnandoli nella costruzione di relazioni fondate sulla responsabilità e sulla consapevolezza.
L’incontro non è stato un evento isolato, ma parte di una strategia che l'Ateneo porta avanti con convinzione. Il Rettore, Massimiliano Fiorucci, ha ribadito come l'università debba essere uno spazio sicuro e inclusivo, capace di formare cittadini attenti al valore delle differenze. Un impegno che si traduce in azioni tangibili sul territorio, come il Centro Antiviolenza Sara Di Pietrantonio, che offre supporto reale a chi vive situazioni di fragilità e violenza.
La mattinata ha vissuto i suoi momenti più intensi durante il confronto tra Cecchettin e gli studenti del Liceo Gassman, dell'Istituto Alberti e dei poli scolastici di Todi. I ragazzi non sono stati semplici spettatori, ma hanno portato in aula i percorsi di consapevolezza e affettività realizzati con i loro docenti. È emerso un bisogno diffuso di strumenti pedagogici per decodificare i sentimenti e prevenire gli abusi. Come sottolineato durante il seminario, l’educazione sentimentale è ormai lo strumento imprescindibile per rompere i cicli di violenza e costruire una società realmente paritaria.
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