
Meno filiali da gestire, più clienti che usano l'home banking, fusioni tra istituti che portano a tagliare le sedi doppie. Sono queste le ragioni che, anno dopo anno, svuotano le città italiane dagli sportelli bancari. E Roma non fa eccezione.
Nei primi sei mesi del 2026 sono stati chiusi altri 126 sportelli in tutta Italia, portando il totale nazionale a 19.016. È quanto emerge dal XVI Report dell'Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, che segnala come il fenomeno non riguardi più soltanto le aree interne e i piccoli comuni, ma coinvolga sempre più anche le grandi città, accentuando gli squilibri tra Nord e Sud del Paese.
Tra i grandi centri urbani, la Capitale figura tra quelli dove la contrazione della rete fisica è stata più marcata. Dal 2021 a oggi Roma ha registrato un calo degli sportelli del 14,1%, ben oltre la media nazionale, ferma al 12,2%. Solo Milano, con una riduzione del 16,2%, fa peggio tra le grandi città italiane.
Al 30 giugno 2026 a Roma sono attive 847 filiali bancarie. Il dato, se rapportato all'estensione del territorio comunale, racconta però una presenza piuttosto rada, appena 0,66 sportelli per chilometro quadrato, contro i 3,16 di Milano, che pure conta una popolazione inferiore. Anche guardando al numero di abitanti la distanza tra le due città resta ampia, nella Capitale si contano 30,81 sportelli ogni 100mila residenti, contro i 42,52 del capoluogo lombardo.
Un divario che assume ancora più rilievo se confrontato con altre realtà del Centro-Nord, tra le città venete, ad esempio, Padova conta 52,75 sportelli ogni 100mila abitanti e Verona 50,78, valori quasi doppi rispetto a quelli romani.
A pesare sulla situazione della regione non è soltanto la chiusura delle filiali fisiche, ma anche un dato che suona come un campanello d'allarme. Tra il 2024 e il 2025 l'utilizzo dell'internet banking nel Lazio è diminuito, passando dal 60% al 59% della popolazione. Un andamento in controtendenza rispetto alla media nazionale, che nello stesso periodo è invece cresciuta di poco più di un punto percentuale, dal 55,01% al 56,37%.
Il calo registrato nel Lazio si inserisce in un quadro in cui anche altre regioni mostrano segnali simili, come l'Umbria, dal 60% al 56%, e il Veneto, dal 66% al 61%. Una tendenza che preoccupa gli analisti, perché la contrazione degli sportelli fisici non trova compensazione in una crescita adeguata dei canali digitali, lasciando scoperte soprattutto le fasce di popolazione più anziane e meno abituate all'uso delle nuove tecnologie.
Il fenomeno della desertificazione bancaria, spiega il Report, continua a colpire in modo disomogeneo le diverse aree del Paese. A livello regionale, la contrazione più marcata rispetto alla fine del 2025 si registra in Liguria, con il -2,6%, seguita da Lombardia, -1,7%, e Valle d'Aosta, -1,6%. Restano inoltre molto elevate le quote di comuni privi di sportelli in Molise, Calabria, Valle d'Aosta, Piemonte, Abruzzo e Liguria.
Sul fronte dei gruppi bancari, l'Iccrea si conferma il primo per presenza territoriale con 2.450 sportelli, seguito da Intesa Sanpaolo e UniCredit.
Nei primi sei mesi dell'anno è inoltre aumentato il numero dei comuni completamente privi di sportelli, nove in più rispetto alla fine del 2025. Complessivamente sono ormai quasi 11,5 milioni gli italiani che vivono in comuni senza filiali o con una sola, un fenomeno che coinvolge anche un numero crescente di imprese e una superficie sempre più estesa del territorio nazionale.
Guardando alla mappa delle province, tra quelle meno colpite dal fenomeno figurano Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Ferrara, Ravenna e Reggio Emilia. Tra le più desertificate compaiono invece Messina, Caserta, Pavia, L'Aquila, Crotone, Campobasso, Cosenza, Vibo Valentia e Isernia.
Per First Cisl, la nuova fase di concentrazione del sistema bancario, il cosiddetto "risiko bancario", rischia di accelerare ulteriormente il fenomeno. Le chiusure, avverte il sindacato, non riguardano più soltanto le aree interne, ma stanno diventando un problema anche per i grandi centri urbani, compresa Roma, con il rischio di compromettere l'accessibilità ai servizi bancari per milioni di cittadini e migliaia di imprese.
Da qui l'appello alle banche affinché adottino comportamenti socialmente responsabili, a partire dall'erogazione gratuita di corsi di educazione digitale, rivolti in particolare alla clientela più anziana e alle persone meno avvezze all'utilizzo delle nuove tecnologie, per garantire a tutti l'accesso a servizi essenziali come quelli bancari e finanziari.
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