
L’equilibrio metabolico del paziente può incidere sulla qualità della guarigione dopo un intervento di chirurgia plastica e ricostruttiva. È il tema al centro della ricerca scientifica che il Gruppo INI - Istituto Neurotraumatologico Italiano presenterà nei prossimi giorni in due appuntamenti internazionali dedicati a diabete, endocrinologia e medicina metabolica.
Il lavoro, intitolato “Ottimizzazione Perioperatoria e Guarigione Tissutale Accelerata: L’Impatto della Modulazione Metabolica tramite GLP-1 RA e Micronutrienti in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva”, è firmato dalla dottoressa Giulia Basoccu Faroni, con il coordinamento scientifico della dottoressa Jessica Veronica Faroni e del dottor Glauco Messina.
La ricerca sarà presentata prima a Parigi, il 20 e 21 luglio, nell’ambito dell’ICDE 2026, e poi a Tokyo, il 22 e 23 luglio, in occasione del 15th Global Summit on Diabetes. Una doppia vetrina internazionale per un ambito di studio che mette in relazione endocrinologia, metabolismo, chirurgia plastica e medicina rigenerativa.
Il punto di partenza è l’ottimizzazione perioperatoria, cioè la preparazione del paziente prima dell’intervento non soltanto dal punto di vista chirurgico, ma anche metabolico, infiammatorio e nutrizionale. In questa prospettiva, il risultato clinico, funzionale ed estetico non dipende solo dalla tecnica operatoria, ma anche dalla capacità dell’organismo di rispondere allo stress dell’intervento e di attivare correttamente i processi di guarigione.
Lo studio approfondisce in particolare il possibile ruolo degli agonisti del recettore GLP-1, tra cui la semaglutide, e dei micronutrienti, con attenzione alla vitamina D, nella modulazione dei processi biologici collegati alla guarigione tissutale.
Tra gli aspetti analizzati ci sono la riepitelizzazione, la microcircolazione, la risposta infiammatoria, la protezione dallo stress ossidativo e la qualità della cicatrice. Tutti elementi che, in chirurgia plastica e ricostruttiva, possono contribuire al recupero post-operatorio e alla qualità finale dell’esito.
L’approccio proposto dal Gruppo INI si basa sul paradigma dell’“eumetabolismo indotto”: l’idea, cioè, di portare il paziente verso condizioni metaboliche più favorevoli prima dell’intervento. Tra i parametri considerati rientrano il controllo glicemico, l’insulino-resistenza, il rapporto trigliceridi/HDL, l’infiammazione sistemica e i livelli di vitamina D.
In chirurgia plastica e ricostruttiva, la guarigione non è soltanto una conseguenza meccanica dell’atto operatorio. Una migliore stabilità metabolica può contribuire a una risposta infiammatoria più controllata, a una microcircolazione più efficiente e a una sintesi del collagene più ordinata.
«Portare questo lavoro a Parigi e Tokyo significa contribuire a un confronto scientifico internazionale su una medicina sempre più predittiva, personalizzata e integrata», sottolineano dal Gruppo INI. «La chirurgia del futuro non potrà limitarsi a intervenire sul tessuto, ma dovrà preparare il paziente dal punto di vista biologico, metabolico e rigenerativo».
Con questa ricerca, il Gruppo INI conferma il proprio impegno nello sviluppo di modelli clinici orientati alla personalizzazione del percorso terapeutico, con l’obiettivo di migliorare sicurezza, recupero post-operatorio e qualità degli esiti per i pazienti.
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