
soccoritori in Xizang (Agenzia Xinhua)
Sono 1.720 i cittadini nepalesi delle zone di confine assistiti dalle autorità cinesi dopo la colata di fango che il 26 agosto ha travolto il valico di Gyirong, tra Cina e Nepal.
Molti di loro lavoravano o svolgevano attività commerciali nella contea di Gyirong e sono rimasti bloccati sul lato cinese dopo la distruzione del passaggio di frontiera e l'interruzione delle strade.
Lo ha riferito il quartier generale cinese per la gestione dell'emergenza, mentre continuano le operazioni di ricerca nella Regione autonoma del Tibet, indicata dalle autorità cinesi con il nome di Xizang.
La colata di fango è stata innescata da un crollo di ghiaccio e roccia proveniente da un ghiacciaio ad alta quota in Nepal e ha raggiunto rapidamente l'area del valico di Gyirong sul versante cinese.
Il bilancio, aggiornato alle 18 del 5 settembre, è di 43 persone morte e 519 ancora disperse. Soltanto il giorno precedente le autorità indicavano 31 morti e 531 dispersi: le cifre sono cambiate con il proseguire delle ricerche e dell'identificazione delle vittime.
Tra le persone che risultano ancora disperse ci sono 261 cittadini stranieri provenienti da 23 Paesi, secondo quanto comunicato dalle autorità durante una conferenza stampa del 6 settembre.
Gyirong è uno dei principali punti di attraversamento terrestre tra Cina e Nepal e nell'area sono presenti cittadini nepalesi che attraversano abitualmente la frontiera per lavorare o commerciare.
Dopo il disastro, la distruzione del valico e i danni alle strade hanno impedito a molti di loro di rientrare in Nepal.
Le autorità cinesi hanno predisposto assistenza per 1.720 persone, fornendo beni di prima necessità e organizzando, per chi voleva lasciare il Paese, procedure di uscita e trasporti verso altri passaggi di frontiera.
Nei giorni precedenti era stato allestito a Gyirong anche un punto di assistenza con distribuzione gratuita di alimenti, bevande e medicinali. Secondo le autorità locali citate da Xinhua, ad alcuni cittadini nepalesi è stata offerta la possibilità di raggiungere in autobus valichi alternativi, tra cui quello di Zhangmu.
Sul luogo del disastro sono stati mobilitati oltre 2.500 soccorritori e più di 500 mezzi.
I droni hanno effettuato più di mille voli per la ricognizione e il trasporto di materiali, con 5,43 tonnellate di rifornimenti lanciate dall'aria.
Le operazioni sono state complicate fin dall'inizio dalla distruzione delle vie di accesso, dal terreno instabile e dal rischio di nuove frane. La strada verso il valico è stata sostanzialmente riaperta soltanto nei primi giorni di settembre, consentendo l'arrivo nell'area più colpita di mezzi pesanti e altre squadre specializzate.
Nella zona centrale del disastro, estesa per circa 0,7 chilometri quadrati, 27 edifici sono stati distrutti. Le squadre stanno effettuando ricerche a terra, lungo i corsi d'acqua e dall'alto utilizzando anche cani, droni e sistemi per la localizzazione delle persone.
A quasi due settimane dalla colata di fango, centinaia di persone risultano dunque ancora disperse.
Il dato sui 1.720 nepalesi assistiti riguarda invece le persone rimaste bloccate nella contea di Gyirong dopo l'interruzione del collegamento con il Nepal e non coincide con il numero delle vittime o dei dispersi.
Le autorità cinesi continuano sia le operazioni di ricerca nell'area del valico sia l'assistenza ai cittadini nepalesi che si trovavano sul territorio cinese al momento del disastro.
Fonte: agenzia Xinhua
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi