
Foto di Camilla Palladino
Si è conclusa nella mattinata di giovedì 16 luglio, nell’aula Giulio Cesare del Campidoglio, la Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War. Tre giorni di confronto tra Premi Nobel, ex capi di Stato e di Governo, leader religiosi, studiosi ed esperti di intelligenza artificiale culminati con la firma della Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante, documento che definisce principi e linee guida per la governance dell’intelligenza artificiale nell’era del rischio nucleare, delle armi autonome e delle tecnologie emergenti. Alla giornata conclusiva, aperta dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, hanno partecipato oltre 200 personalità internazionali, tra cui 30 Premi Nobel, rappresentanti delle principali università e istituzioni di ricerca mondiali, il cardinale Baldassarre Reina, il cardinale Silvano Maria Tomasi e l’attrice statunitense Sharon Stone, ospite d’eccezione dell’assemblea.
Nel suo intervento inaugurale, pronunciato in inglese, il sindaco Roberto Gualtieri ha ricordato il valore simbolico del Campidoglio come luogo di dialogo internazionale. «Siamo davvero onorati di ospitare questa importantissima iniziativa qui in Campidoglio», ha esordito, rivolgendo un saluto al cardinale Baldassarre Reina e ringraziando il cardinale Silvano Maria Tomasi, la Fondazione Domus Communis, la Nobel Laureates Assembly e tutte le istituzioni accademiche, scientifiche e culturali promotrici dell’iniziativa. Gualtieri ha sottolineato come Roma voglia rafforzare il proprio ruolo di capitale globale del confronto sulle grandi sfide contemporanee, ricordando che, fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Leone XIV ha indicato nella centralità della persona, nel dialogo tra i popoli e nella tutela dei più vulnerabili i principi fondamentali del nostro tempo. Il primo cittadino ha evidenziato anche il rapporto con la Santa Sede, che «rafforza la dimensione universale di Roma e il suo ruolo di Capitale Mondiale della Pace», citando il Climate Summit del 2024 e il World Meeting on Human Fraternity del 2025 come esempi di questa collaborazione.
Nel suo intervento Gualtieri ha posto l’accento sulla necessità di governare lo sviluppo tecnologico attraverso principi etici condivisi. Secondo il sindaco, l’attuale scenario internazionale è caratterizzato da una crescente instabilità, dal ritorno della guerra come strumento di risoluzione delle controversie, dalla minaccia nucleare e dall’accelerazione dello sviluppo tecnologico. «Oggi siamo spesso inclini a riporre una fiducia cieca nella tecnologia. Tuttavia, quando si parla di armi nucleari, questa fiducia può essere estremamente pericolosa e illusoria», ha affermato, ricordando gli studi dell’ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti William J. Perry, secondo cui una catastrofe nucleare potrebbe essere provocata più da errori o falsi allarmi che da decisioni deliberate. Il sindaco ha richiamato anche il concetto di «artificial escalation», cioè il rischio che sistemi di intelligenza artificiale riducano progressivamente lo spazio del giudizio umano nelle decisioni strategiche, aumentando il pericolo di errori irreversibili in ambito nucleare. Per questo, ha spiegato, è necessario sviluppare «misure coordinate di governance globale» capaci di ridurre il rischio di un’escalation nucleare artificiale, accompagnandole a un rinnovato impegno internazionale per il disarmo nucleare.
Un altro passaggio centrale dell’intervento ha riguardato il rapporto tra innovazione, democrazia e giustizia sociale. «La tecnologia non è mai neutrale», ha affermato Gualtieri, sottolineando come possa trasformarsi in strumento di dominio, fonte di nuove disuguaglianze e nuovi conflitti se non orientata al bene comune. Il sindaco ha parlato del cosiddetto «neocapitalismo tecnologico», che concentra potere e ricchezza, crea nuovi squilibri territoriali e sociali e alimenta forme di sfruttamento delle risorse, mentre l’assenza di adeguate regole favorisce monopoli e oligopoli. Ha quindi ribadito la necessità di uno sviluppo tecnologico fondato sulla sovranità dei dati, sull’uguaglianza di accesso ai servizi e sull’interesse pubblico.
Nel suo intervento Gualtieri ha illustrato anche le iniziative avviate da Roma Capitale sul fronte dell’innovazione. L’amministrazione utilizza già intelligenza artificiale, Internet of Things e sistemi basati sui dati per migliorare la gestione del verde pubblico, dei trasporti, della raccolta dei rifiuti e della pulizia delle strade. Tra i progetti più innovativi figura Julia, definita dal sindaco «la prima intelligenza artificiale generativa urbana progettata e gestita da un ente pubblico locale», capace di dialogare in oltre 80 lingue con cittadini e turisti e di facilitare l’accesso ai servizi digitali di Roma Capitale. Secondo Gualtieri, i dati prodotti nelle città rappresentano ormai un’infrastruttura strategica, paragonabile all’acqua, all’energia o ai trasporti, ma occorre evitare che lo sviluppo tecnologico aumenti le dipendenze dalle grandi piattaforme private. «Il punto cruciale è orientare lo sviluppo tecnologico secondo principi etici di rispetto della persona, uguaglianza e responsabilità democratica per il bene comune. È questo il cuore della sfida dell’innovazione», ha dichiarato. Il sindaco ha quindi concluso rilanciando la necessità di «una grande alleanza internazionale» capace di coniugare crescita economica, giustizia sociale, tutela dell’ambiente e diritti umani, ribadendo che Roma è pronta a fare la propria parte offrendo il Campidoglio come luogo di dialogo e costruzione della pace.
Nel corso dei lavori è intervenuto anche il cardinale vicario della Diocesi di Roma, Baldassarre Reina, che ha definito Roma «la città nella quale la ricerca della giustizia e della pace non può mai rimanere un’idea astratta, ma deve diventare parola pubblica, scelta concreta e impegno comune». Secondo Reina, la Dichiarazione di Roma rappresenta un impegno particolarmente significativo proprio perché porta il nome della Capitale. «La pace non è soltanto assenza di guerra. È una forma alta di intelligenza», ha affermato il cardinale, aggiungendo che nell’epoca dell’intelligenza artificiale occorre soprattutto «l’intelligenza del cuore, della fraternità, del limite e della cura». Ha quindi auspicato che la Dichiarazione non resti soltanto un documento, ma diventi «un processo, un cammino da abitare», capace di generare politiche pubbliche, responsabilità internazionale e nuove alleanze per il disarmo.
Tra gli interventi più attesi quello dell’attrice e attivista americana Sharon Stone, che ha richiamato il valore della dignità umana. «Dopo aver ascoltato i miei colleghi sono arrivata ad alcuni punti essenziali: dobbiamo unirci nel bene comune e nel rispetto dello Stato di diritto. La dignità umana non è un algoritmo», ha dichiarato. Concludendo il suo intervento, Stone ha salutato il pubblico in italiano con le parole: «Pace è bene. Buona giornata a tutti». Successivamente, rispondendo ai giornalisti, l’attrice ha rivolto anche un messaggio al presidente degli Stati Uniti Donald Trump: «Nessuno ha bisogno della mia opinione per sapere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Si comporti in modo da poter rendere fiera la madre». Stone ha inoltre ribadito che gli artisti devono conservare la propria innocenza perché «è proprio da lì che nascono la gentilezza, la decenza, la generosità e la dignità umana», aggiungendo che anche l’intelligenza artificiale deve essere sviluppata «con rispetto e dignità».
Al termine della mattinata è stata ufficialmente sottoscritta la Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante nell’era dell’intelligenza artificiale, delle armi nucleari e autonome, dei nuovi protocolli digitali e dei modelli emergenti di sviluppo digitale. Il documento, ispirato all’enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas, promuove una visione della sicurezza internazionale fondata sulla cooperazione, sulla dignità umana, sullo sviluppo integrale e sulla pace tra i popoli. Tra i principi contenuti nella Dichiarazione figura l’invito a «disarmare la prossima corsa agli armamenti», sia nel campo dell’intelligenza artificiale sia in quello nucleare, attraverso strumenti di governance condivisi, maggiore trasparenza nello sviluppo dei sistemi di IA, responsabilità giuridica degli sviluppatori e il divieto di delegare completamente agli algoritmi decisioni irreversibili, come l’impiego delle armi nucleari. Il documento invita inoltre governi, ricercatori e aziende tecnologiche a sviluppare applicazioni dell’intelligenza artificiale orientate al benessere umano e ad adottare misure per limitare gli impieghi più destabilizzanti della nuova tecnologia.
Durante la giornata sono intervenuti anche diversi Premi Nobel. La giornalista filippina Maria Ressa, Nobel per la Pace 2021, ha denunciato il rischio della disinformazione generata dall’intelligenza artificiale. «Siamo in piedi sulle macerie del mondo che conoscevamo. Senza fatti non c’è verità, senza verità non c’è fiducia e senza fiducia non condividiamo più una realtà comune», ha affermato, sottolineando che «alcune decisioni non devono mai essere delegate a un algoritmo, prima fra tutte l’uso delle armi nucleari». Il fisico David Gross, Premio Nobel per la Fisica 2004, ha invece ricordato che l’umanità si trova «a un momento decisivo della sua storia», evidenziando come, in assenza di efficaci trattati internazionali, la probabilità annua di una guerra nucleare sia salita al 2 per cento, con conseguenze potenzialmente devastanti per le future generazioni.
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