
Pomeriggio di fiamme e tensione al carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma, dove intorno alle 19 di ieri 23 aprile due detenuti hanno appiccato il fuoco a due stanze della Palazzina Minori, poco prima della chiusura delle celle. Un episodio che riaccende i riflettori sulle condizioni dell’istituto e sulla gestione della sicurezza.
Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, i responsabili sarebbero due giovani già segnalati per gravi criticità comportamentali e trasferiti dall’istituto penale minorile di Bologna per motivi disciplinari. Le fiamme si sono propagate rapidamente, rendendo difficoltoso il primo intervento del personale di Polizia Penitenziaria.
Gli estintori in dotazione non sono stati sufficienti a contenere il rogo. Per evitare che il fumo invadesse l’intero padiglione si è reso necessario l’intervento urgente dei Vigili del Fuoco, che hanno messo in sicurezza l’area. Non si registrano feriti, ma la situazione è stata definita ad alta criticità.
A intervenire è stata la Fns Cisl Lazio, federazione sindacale che rappresenta il personale della Polizia Penitenziaria nella regione. L’organizzazione ha proclamato lo stato di agitazione denunciando condizioni di lavoro ritenute insostenibili.
«Apprendiamo che una sola unità deve espletare il turno in più posti di servizio contemporaneamente», afferma il sindacato, puntando il dito contro la carenza di organico e la gestione dei turni.
Secondo la sigla, l’episodio rappresenta solo l’ultimo segnale di una situazione già definita «esplosiva», dove la sicurezza quotidiana è messa a rischio dalla mancanza di personale adeguato.
All’interno dell’istituto sono attualmente presenti 56 giovani detenuti, tra cui 10 donne, per lo più già maggiorenni. Tra i maschi si contano 25 minorenni e 21 giovani poco più che diciottenni. Una popolazione eterogenea che richiede un presidio costante e strumenti adeguati per la gestione.
La segreteria regionale della Fns Cisl chiede interventi immediati al Dipartimento della Giustizia minorile, con il potenziamento degli organici e una revisione dei protocolli di sicurezza, per evitare il ripetersi di episodi simili.
L’incendio si inserisce in un quadro già delicato. A marzo, infatti, la struttura è finita al centro di un’indagine che coinvolge dieci agenti della Polizia Penitenziaria per presunti reati di torture, lesioni e falso ideologico in atto pubblico.
A rendere noto il procedimento era stato Antonio Sangermano, capo del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, spiegando che «l'indagine penale trae origine da reiterate denunce presentate all'autorità giudiziaria».
Sul caso erano intervenute anche associazioni e rappresentanti istituzionali. Antigone associazione diritti detenuti aveva raccolto segnalazioni di presunte violenze, mentre Emanuela Droghei, consigliera regionale del Lazio del Partito Democratico, aveva parlato di fatti «di una gravità assoluta» chiedendo accertamenti rapidi.
Un contesto che, tra indagini e criticità operative, contribuisce a delineare una situazione complessa per il carcere minorile romano, dove il tema della sicurezza resta centrale.
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