Roma, 28 ottobre 2026
ultime notizie
Politica

Il sindaco di Kansas City in visita a Roma: «Orgoglioso del lavoro di Gualtieri sulle politiche abitative»

Quinton Lucas, presidente dell'associazione dei sindaci democratici americani, racconta il confronto con il primo cittadino della Capitale durante il Festival delle Città. Dalle politiche abitative alla riqualificazione del Tevere, fino alle critiche a Trump e alla cooperazione tra amministrazioni locali

di Jacopo Nassi e Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 5'
Il sindaco di Kansas City, Quinton Lucas, intervistato da La Capitale

Il sindaco di Kansas City, Quinton Lucas, intervistato da La Capitale

«Sono stato orgoglioso del sindaco Gualtieri e del fatto che Roma stia cercando di affrontare questo problema globale». A parlare è Quinton Lucas, sindaco democratico di Kansas City, negli Stati Uniti, che durante la sua visita nella Capitale ha avuto modo di conoscere un progetto di edilizia residenziale pubblica con oltre 50 alloggi destinati anche a persone provenienti da altri Paesi.

L'occasione è stata il Festival delle Città, organizzato da ALI – Autonomie Locali Italiane a Palazzo Valentini il 30 settembre e il 1° ottobre. Eletto nel 2019 e riconfermato nel 2023, Lucas è anche presidente della Democratic Mayors Association, l'organizzazione dei sindaci democratici statunitensi.

Durante la visita ha incontrato Roberto Gualtieri, con il quale ha discusso delle sfide comuni alle amministrazioni locali. Dal costo della casa ai servizi pubblici, fino ai rapporti con il governo federale americano, Lucas racconta a La Capitale le proprie impressioni su Roma e le prospettive di collaborazione tra le città italiane e statunitensi.

«A Roma mi hanno colpito le case popolari e il Tevere»

Sindaco Lucas, è la sua seconda visita a Roma. Che cosa l'ha colpita maggiormente e che cosa porterebbe con sé a Kansas City?

«Ci sono due esperienze che ricordo particolarmente, entrambe molto legate al mio lavoro di sindaco. Ho visitato un progetto di edilizia residenziale pubblica con oltre 50 alloggi destinati a persone, alcune delle quali provenienti da altri Paesi, che hanno una casa dignitosa. Sono stato orgoglioso del lavoro dell'amministrazione e del sindaco Gualtieri, perché Roma sta cercando di affrontare un problema globale.

La seconda esperienza riguarda il Tevere. Negli Stati Uniti lavoriamo molto per recuperare il rapporto tra le città e i loro fiumi. Credo che anche Roma abbia una grande opportunità di riportare il fiume al centro della vita della comunità. Naturalmente i monumenti sono straordinari, ma questa volta ho avuto soprattutto la possibilità di conoscere meglio la città e le persone che la abitano».

C'è qualcosa che Kansas City ha già sperimentato e che consiglierebbe a Roma?

«Innanzitutto, avete un traffico piuttosto folle! Credo che servirebbe un lavoro di lungo periodo su questo fronte. Ma c'è un'altra esperienza che negli Stati Uniti funziona particolarmente bene: il coinvolgimento della filantropia privata negli investimenti di interesse pubblico.

Abbiamo una cultura della donazione molto sviluppata, dalle università alle iniziative sociali. Questo consente di realizzare progetti senza dipendere esclusivamente dalle risorse pubbliche. Penso che sviluppare maggiormente questa cultura potrebbe rappresentare un'opportunità importante».

La crisi abitativa: «La grandezza dell'America sono i lavoratori»

Roma e Kansas City affrontano problemi simili, dal costo delle abitazioni alla necessità di garantire servizi accessibili. Qual è la sua priorità?

«Per me ci sono due questioni fondamentali. La prima è riconoscere che le persone della classe lavoratrice devono avere la possibilità di permettersi una casa. Spesso diciamo che la grandezza dell'America è la classe media. Io credo invece che la grandezza dell'America siano i lavoratori.

Parliamo di persone che puliscono i nostri alberghi, mantengono le nostre strade e si prendono cura dei nostri figli. Lavorano ogni giorno, ma spesso non guadagnano abbastanza per permettersi un'abitazione.

Ho vissuto personalmente l'insicurezza abitativa quando ero bambino e so quanto possa essere difficile per una famiglia. Dobbiamo costruire più alloggi realmente accessibili e aiutare le persone a uscire da situazioni di precarietà.

La seconda questione è offrire modelli abitativi diversi. C'è chi vuole vivere in centro, chi in periferia e chi nelle aree rurali. Il problema del costo della casa non riguarda soltanto Roma, Kansas City o New York, ma anche città più piccole, come Perugia».

Qual è l'ostacolo principale per trasformare queste politiche in realtà? E che cosa è emerso dal confronto con Gualtieri?

«Le nostre città sono diverse, ma i problemi fondamentali sono gli stessi. Dobbiamo raccogliere i rifiuti, garantire acqua pulita, affrontare il cambiamento climatico e assicurare servizi efficienti.

Quello che ho apprezzato nel confronto con Gualtieri è proprio la volontà di costruire collaborazioni tra sindaci. Durante una cena mi sono ritrovato seduto accanto a sindaci di piccoli comuni italiani. Abbiamo problemi diversi per dimensione, ma la stessa responsabilità verso i cittadini.

Le città sono i luoghi in cui i problemi delle persone diventano concreti e in cui dobbiamo trovare soluzioni».

Le critiche a Trump e la cooperazione tra sindaci

Lei è anche presidente della Democratic Mayors Association. Che cosa può nascere dalla collaborazione con ALI e con i sindaci italiani?

«Possiamo dimostrare al mondo che un governo competente, pratico e progressista è possibile.

Il presidente Donald Trump ama attaccare le città e l'Europa. Una parte della sua narrazione è che l'Europa sia in grande difficoltà e che camminando per le strade di Roma si incontrino soltanto violenza e caos. Ma nulla potrebbe essere più lontano dalla realtà.

Trump racconta la stessa storia anche negli Stati Uniti, mentre in molte città la criminalità sta diminuendo e l'economia continua a crescere.

Dobbiamo raccontare meglio i risultati delle nostre città. Roma è conosciuta in tutto il mondo, ma lo stesso vale, con storie diverse, per Torino, Milano e tante altre realtà.

Soprattutto, dobbiamo continuare a costruire relazioni internazionali anche quando i nostri governi nazionali non lo fanno. Non dovremmo ridurre i rapporti tra Paesi, ma rafforzarli. Le città possono avere un ruolo fondamentale in questo processo».

Quando le decisioni dell'amministrazione Trump entrano in conflitto con le esigenze di Kansas City, come decide se negoziare oppure opporsi?

«Credo che in questa fase sia necessario contestare molte di queste decisioni. La cosa sbagliata sarebbe abbassare la testa e fingere che non ci sia un problema.

Quando parliamo di questioni di vita o di morte, che riguardino gli immigrati o i cittadini americani, la mia voce è necessaria.

Quando dobbiamo garantire che i bambini possano andare a scuola cinque giorni alla settimana invece di quattro per risparmiare denaro, dobbiamo intervenire. Lo stesso vale quando una donna incinta deve poter accedere a cure mediche essenziali.

Sono battaglie fondamentali per me e continuerò a portarle avanti indipendentemente da quello che dirà l'amministrazione Trump».

«Un sindaco deve dimostrare che cambiare le cose è possibile»

Lei e Gualtieri provenite da una tradizione politica progressista. Al di là dei risultati concreti, che cosa distingue secondo lei un sindaco progressista?

«Essere sindaco significa assumersi responsabilità diverse. La prima è costruire una squadra efficiente, capace di amministrare bene. La seconda è essere una guida morale e rappresentare i valori della propria comunità.

Ma c'è anche una terza responsabilità: trasmettere speranza e ottimismo per il futuro.

Quello che ho imparato confrontandomi con i sindaci italiani e con quelli americani è che dobbiamo mostrare alle persone che le cose possono cambiare.

Non siamo prigionieri del momento politico, del bilancio che abbiamo a disposizione o del presidente che governa oggi. Le condizioni cambiano, le amministrazioni passano e molto può essere trasformato.

C'è una frase di un vecchio film che mi piace molto: “Gli oceani si innalzano. Le città crollano. La speranza sopravvive”.

Credo che dobbiamo continuare a trasmettere questa speranza alle persone negli Stati Uniti, in Italia e nel resto del mondo».

CONDIVIDI ARTICOLO

La Capitale, il nuovo giornale online di Roma

La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024

DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi

DIRETTORE EDITORIALE
Jacopo Nassi

SEDE LEGALE

Via Giuseppe Gioacchino Belli, 86
Roma - 00193

FOLLOW US
ORA EDITORIALE SRL P.IVA 17596711006© Copyright 2026 - Made by Semplice