
I romani si preparino ad un rincaro della Tari del 5,2 per cento, che porterà nelle casse del Comune un gettito aggiuntivo di 26 milioni di euro. L'aumento, secondo l'assessora al Bilancio Silvia Scozzese, «non dipende dall'inflazione» ma dall'incremento dei costi di smaltimento dei rifiuti, dei carburanti e di altre voci che pesano sul piano economico finanziario di Ama, l'azienda capitolina dei rifiuti.
Le due delibere - sull'adeguamento dei costi della Tari per il 2026 e sul Piano economico finanziario di Ama per il periodo 2026-2029 - sono state illustrate ieri nel corso di una seduta congiunta delle commissioni Bilancio e Ambiente, e approderanno in Assemblea capitolina martedì 21 luglio.
La tariffa media sale a 353 euro
Con il nuovo rincaro, la tariffa media a Roma si attesta a 353 euro, un valore che secondo l'assessora resta in linea con la media nazionale, stimata intorno ai 350 euro. «La tariffa di Roma non è la più alta d'Italia, la media italiana è sui 350 euro - ha detto Scozzese -. Roma con l'aumento arriva a 352-353 euro. Genova, tre anni fa, aveva una media di 518 euro, Napoli 499, Reggio Calabria 494, Catania 493 euro e così scorrendo le città metropolitane. La Tari di Roma è nella media, e questi numeri sono rintracciabili facilmente online».
Le critiche dell'opposizione
Di parere opposto il capogruppo della Lega in Assemblea capitolina, Fabrizio Santori, secondo cui il confronto andrebbe fatto con le medie regionali del centro-nord, dove i costi sono nettamente più bassi. «L'assessore non dice quali sono le regioni che hanno tariffe più alte e quali hanno tariffe più basse - ha affermato Santori -. Se andiamo a vedere la media in Trentino Alto Adige è di 224 euro, in Lombardia di 262 euro, in Veneto di 290 euro, in Puglia di 445 euro, in Campania di 418 euro, in Sicilia di 402 euro, la media nazionale è di 340 euro. Roma si attesta tra le peggiori».
Il piano Ama sale a 921 milioni
Il Piano economico finanziario di Ama cresce di 7 punti percentuali nel 2026 e di 8 nel 2027, raggiungendo rispettivamente 921 e 930 milioni di euro. Tra le voci che pesano di più, ha spiegato Scozzese, c'è l'aumento - deciso dalla Regione Lazio e applicato retroattivamente anche ai rifiuti già conferiti - del costo dello smaltimento. A questo si aggiungono i rincari dei carburanti e i maggiori costi legati ai rinnovi contrattuali.
«Il ciclo dei rifiuti di Roma si chiuderà con la definitiva realizzazione del termovalorizzatore e questo ci consentirà di non avere un ciclo dei rifiuti così complesso e oneroso - ha spiegato l'assessora -. In questi anni, però, abbiamo incrementato e migliorato le attività. Il piano contiene sia le attività ordinarie, sia l'ammortamento degli investimenti necessari per chiudere il ciclo».
Il ruolo della lotta all'evasione
A contenere l'aumento della tariffa ha contribuito il recupero di oltre 60 milioni di euro attraverso la lotta all'evasione fiscale. «Il contenimento del rincaro è dovuto alla lotta all'evasione - ha proseguito Scozzese -. Abbiamo registrato un'entrata di tributo che non era stato pagato di poco più di 60 milioni di euro, queste risorse vanno a diminuire il peso della tariffa. Senza la lotta all'evasione l'incremento sarebbe stato almeno del 7,5 per cento».
L'assessora ha ricordato che anche nel 2025 erano stati recuperati 52 milioni di euro dall'evasione, e che negli anni precedenti questa strategia ha permesso di evitare complessivamente un aumento di almeno il 15 per cento. «La struttura della tariffa comunque non è cambiata - ha concluso -, non sono cambiati i fattori determinanti della tariffa».
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