Roma, 16 luglio 2026
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Statue di ghiaccio si sciolgono davanti al Colosseo

Caldo estremo, 670 mila lavoratori a rischio ogni giorno d’estate: le statue di ghiaccio di Greenpeace al Colosseo. Il rapporto di Greenpeace Italia con Worklimate e Cgil: giornate estive ad alto rischio aumentate del 60% in cinque anni [VIDEO]

di Edoardo Iacolucci TEMPO DI LETTURA 3'
Statue di ghiaccio di Greenpeace

Statue di ghiaccio di Greenpeace

Una bracciante, un operaio edile e un rider destinati a sciogliersi sotto il sole di Roma. È l’azione organizzata da Greenpeace Italia davanti al Colosseo, in occasione della Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale, il 15 luglio, per richiamare l’attenzione sulle conseguenze del caldo estremo per chi lavora.

Accanto alle tre statue di ghiaccio, l’associazione ambientalista ha esposto il messaggio «Le aziende fossili si arricchiscono, noi ci squagliamo». L’obiettivo è denunciare, secondo Greenpeace, il contrasto tra i profitti delle imprese del petrolio e del gas e i costi umani delle ondate di calore, sempre più frequenti e intense.

Il rapporto: rischio alto nel 38% delle giornate estive

Il 16 luglio Greenpeace Italia ha pubblicato il rapporto Lavoratori a rischio per le ondate di calore, realizzato utilizzando le previsioni del progetto Worklimate, i dati dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) sull’occupazione e il contributo della Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil). L’analisi ricostruisce l’esposizione al caldo nei territori provinciali e metropolitani dei capoluoghi di Regione tra il 2021 e il 2025.

Il dato principale riguarda la frequenza delle giornate con rischio caldo alto: nel biennio 2021-2022 erano in media 22 durante l’estate, mentre nel 2024-2025 sono salite a 35, con un aumento del 60%. Nel complesso, il livello più elevato di rischio ha interessato il 38% delle giornate estive analizzate.

La classificazione di Worklimate non dipende soltanto dalla temperatura dell’aria, ma considera anche umidità, radiazione solare, ventilazione e intensità dello sforzo fisico. Il livello alto indica condizioni potenzialmente dannose per la salute di chi svolge mansioni impegnative.

Quasi un lavoratore su dieci esposto ogni giorno

Negli ultimi cinque anni, durante l’estate, una media di 670 mila persone al giorno è risultata potenzialmente esposta a un rischio caldo alto. Si tratta del 9% degli occupati nei territori esaminati, quasi un lavoratore su dieci.

Le costruzioni sono il comparto con il maggior numero medio di addetti coinvolti, circa 251 mila al giorno. Seguono trasporto merci, logistica e rider con 243 mila, manutenzione del verde e servizi per gli edifici con 125 mila, agricoltura e silvicoltura con 48 mila.

Roma è il territorio con il numero più alto di lavoratori potenzialmente esposti, oltre 213 mila al giorno, davanti a Milano con 165 mila. Nelle due città metropolitane, secondo il rapporto, circa metà delle giornate estive presenta condizioni di rischio alto.

Greenpeace: far pagare chi inquina

Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia e referente dell’associazione sui temi della transizione energetica, attribuisce la crescita del rischio alla dipendenza dai combustibili fossili e chiama in causa anche le scelte del governo:

«Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli ultimi quattro anni in Europa sono morte 200 mila persone a causa del caldo estremo. Questa strage annunciata ha dei colpevoli: le industrie petrolifere e le politiche energetiche basate sui combustibili fossili dei governi complici, come avviene anche in Italia con le aziende del gas e del petrolio e il governo Meloni».

Per Abbate è il momento di applicare il principio «chi inquina paga».

La Cgil chiede tutele strutturali

Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil, il sindacato che ha contribuito al rapporto, chiede misure nazionali che non siano limitate alle singole emergenze:

«Il caldo estremo non è più un’emergenza occasionale: richiede risposte strutturali. Servono tutele immediate per le lavoratrici e i lavoratori, a partire da una cassa integrazione obbligatoria nelle ore più calde e da una riorganizzazione degli orari di lavoro, anche per i rider, il cui rapporto di lavoro si conferma di fatto subordinato. C’è inoltre bisogno di climatizzare gli ambienti di lavoro al chiuso».

Greenpeace Italia e Cgil chiedono dunque al governo un piano di uscita dal gas entro il 2035, una tassazione permanente dei profitti delle industrie petrolifere e del gas e l’impiego di queste risorse per la sicurezza sul lavoro, l’adattamento climatico e lo sviluppo delle energie rinnovabili.

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