
«Come Giovani Democratici ci siamo spostati da piazza Bologna a qui in concomitanza con il momento in cui il governo Meloni si è, ancora una volta, chiuso all'interno dei suoi palazzi per votare la propria legge elettorale per assicurarsi il potere e le poltrone, mentre il Paese non ha un tetto sopra la testa. Questo è il grido della nostra generazione. Allora, insieme a tutti i sindacati studenteschi e alle associazioni giovanili di tutto il centro-sinistra, abbiamo deciso di metterci insieme qui davanti a Montecitorio per rompere questo muro del silenzio che attornia la crisi abitativa e le condizioni materiali della nostra generazione».
È questo l'attacco frontale che lancia la mobilitazione giovanile davanti alla Camera dei Deputati. La protesta contro il caro-affitti e il carovita universitario alza l'asticella e, sulla scia delle grandi manifestazioni in Francia e Spagna, trasforma il centro della capitale e una decina di atenei italiani in un campeggio di denuncia. L'iniziativa, promossa dall'Unione degli Universitari (Udu) sotto lo slogan "Cara Italia, quanto ci costi?", vede al suo fianco i Giovani Democratici e un'ampia rete di associazioni e sindacati del centro-sinistra.
Dopo le prime proteste scoppiate tre anni fa, gli studenti universitari sono tornati a piantare i picchetti. Dalla statua della Minerva alla Sapienza di Roma – dove campeggia lo striscione "Piamo casa" – fino ai piazzali di diversi atenei italiani, le tende si testimoniano come simbolo di una denuncia contro il fallimento delle politiche sociali. Gli organizzatori spiegano come questa sia una protesta diffusa per denunciare il caro-vita universitario, il crollo del diritto allo studio e la trasformazione della casa in un affare riservato ai soli privati.
Nel mirino c'è la gestione dei fondi pubblici e la linea guida della ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. Come sottolinea Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell'Udu, gli studenti sono tornati in tenda perché hanno visto solo peggioramenti. Secondo il sindacato studentesco, infatti, 1,2 miliardi del Pnrr sarebbero stati sprecati per finanziare camere private con costi che arrivano fino a 1.000 euro al mese.
A fronte dei 60mila posti letto vantati dal Ministero, ne sarebbero stati realizzati appena 33mila, di cui soltanto il 3,8% interamente pubblico, trasformando l'edilizia universitaria in pura speculazione sulle spalle degli studenti più deboli.
Per contrastare l'emergenza, la piattaforma d'azione presentata dai movimenti studenteschi propone una riorganizzazione finanziaria immediata. Gli studenti chiedono uno stanziamento di 4 miliardi di euro per un piano pluriennale di alloggi interamente pubblici e ulteriori 2 miliardi di euro destinati alla progressiva abolizione delle tasse universitari per garantire un'università gratuita. A queste richieste si aggiungono 1,7 miliardi di euro per il rifinanziamento delle borse di studio e 1,5 miliardi complessivi per garantire trasporti pubblici gratuiti e mense a prezzi calmierati.
Di diversa lettura sono i dati diffusi dal Ministero dell'Università e della Ricerca, che rivendica un forte cambio di passo rispetto al passato. Dal dicastero si fa notare che, se negli ultimi vent'anni erano stati costruiti soltanto 2.000 posti letto a un costo medio di 80mila euro ciascuno, le recenti misure sostenute dai fondi Pnrr hanno permesso di programmare oltre 60mila posti letto, con 33mila già pronti e un 40% concentrato nel Mezzogiorno. Il Ministero precisa inoltre che oltre 18mila posti (pari al 30%) sono espressamente riservati al diritto allo studio e che il fondo per le borse di studio supera attualmente gli 845 milioni di euro.
Nonostante le cifre istituzionali, la realtà quotidiana dei fuori sede racconta una storia di forte disagio. Tra i ragazzi accampati davanti ai palazzi del potere vi sono le testimonianze di chi è stato sfrattato dall'oggi al domani perché i proprietari hanno preferito destinare gli appartamenti alle locazioni turistiche e ai B&B. Altri studenti raccontano di continui traslochi, contratti precari e rette insostenibili che costringono molte famiglie a enormi sacrifici o spingono i giovani a rinunciare agli studi.
L'onda della protesta si sta estendendo velocemente anche agli istituti scolastici superiori, dove sono in corso le prime occupazioni nei licei. Gli studenti si stanno preparando a unire le forze in vista dello sciopero del 16 ottobre, mentre una nuova grande manifestazione nazionale è già stata calendarizzata per il 20 novembre.
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