Roma, 26 maggio 2026
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Narcotraffico, scoperto traffico di cocaina dal Sud America al Lazio. La raffineria in Calabria

Dalle criptovalute ai patti con i narcos dell'Ecuador. L'ombra della camorra sul business dell'oro bianco che inondava il litorale romano

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 2'
Narcotraffico, scoperto traffico di cocaina dal Sud America al Lazio. La raffineria in Calabria

Un canale diretto per la cocaina che dal Sud America arrivava dritto sul litorale laziale e che alimentava business da oltre 800 chilogrammi di polvere bianca all'anno.

È lo scenario svelato dall'operazione antidroga scattata all'alba di oggi. L'inchiesta, coordinata dall'Antimafia della Procura di Roma, ha portato a quattro fermi, tre cittadini stranieri e un italiano, tutti accusati a vario titolo di associazione a delinquere dedita al traffico internazionale di stupefacenti. Tra i soggetti spiccano un broker romano, mente logistica sul territorio, e i vertici operativi della filiera, di nazionalità colombiana e dominicana.

L'asse Roma-Sud America

Secondo gli inquirenti, l'organizzazione criminale aveva stabilito la sua base operativa nella Capitale e sul litorale nord del Lazio, ma poteva contare su diramazioni internazionali. I membri della rete erano infatti in contatto strettissimo con i "Los Choneros", la gang ecuadoriana che gestiva le spedizioni transatlantiche.

I carichi viaggiavano a bordo di grandi navi mercantili e venivano gettati in mare aperto in punti precisi, per poi essere recuperati dai complici grazie a coordinate GPS. Una volta a terra, la cocaina veniva spostata all'interno di autovetture dotate di doppi fondi meccanizzati, progettati appositamente per superare i controlli delle forze dell'ordine. Nelle intercettazioni finiti agli atti, i narcos si muovevano come veri e propri manager, discutendo delle fluttuazioni del mercato della droga e pianificando persino summit con esponenti della Camorra campana per recuperare un carico che era stato rubato. Un gruppo spietato e pronto a tutto pur di difendere il proprio regno, anche a pianificare violenti pestaggi punitivi.

Criptovalute per eludere i controlli bancari

Per ripulire il denaro e pagare i carichi ai fornitori sudamericani senza lasciare tracce, l'organizzazione ricorreva sistematicamente all'utilizzo di moneta virtuale. I pagamenti in criptovalute permettevano di bypassare i controlli delle autorità bancarie e governative centrali, garantendo l'anonimato e la rapidità necessaria a muovere capitali illeciti da capogiro.

La raffineria clandestina in Calabria

Il cuore strategico del gruppo batteva nel Lazio, ma la lavorazione del prodotto si nascondeva nel Sud Italia. L'epilogo delle indagini ha infatti portato gli inquirenti nelle campagne di Sant'Agata del Bianco, in provincia di Reggio Calabria.

All'interno di una struttura isolata, i militari hanno scoperto e sequestrato un vero e proprio laboratorio adibito a raffineria clandestina. Al momento del blitz sono stati rinvenuti oltre 500 chili di sostanze da taglio e miscele destinate ad abbassare la purezza della cocaina per moltiplicarne i profitti sul mercato, insieme a presse idrauliche, stampi industriali e forni a microonde utilizzati per il confezionamento dei panetti.

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