Roma, 2 aprile 2026
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Nel carcere di Rebibbia nasce il parco «Abbracci in Libertà»: uno spazio per i padri detenuti e i figli

Inaugurato a Roma, nel carcere di Rebibbia il parco «Abbracci in Libertà» promosso dalla Fondazione Santo Versace. Un progetto per tutelare la genitorialità e rafforzare il legame tra padri detenuti e figli.

di Edoardo IacolucciULTIMO AGGIORNAMENTO 8 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
Nel carcere di Rebibbia nasce il parco «Abbracci in Libertà»: uno spazio per i padri detenuti e i figli

Uno spazio che restituisce valore ai legami familiari e offre ai padri detenuti e ai loro figli la possibilità di ritrovarsi in un abbraccio. È stato inaugurato mercoledì 1° aprile, nel carcere di Rebibbia - nuovo complesso - il parco «Abbracci in Libertà», uno spazio pensato proprio per tutelare la genitorialità e garantire la continuità affettiva tra i papà detenuti e i loro figli.

Il progetto, promosso dalla Fondazione Santo Versace e realizzato con il sostegno di Banca del Fucino, rappresenta un intervento concreto all’interno del sistema penitenziario italiano, con l’obiettivo di rendere il carcere un luogo più attento alle relazioni umane e familiari.

L’area, situata nello spazio esterno antistante la Chiesa giubilare dell’istituto, è stata trasformata in un ambiente accogliente e «a misura di bambino», caratterizzato da un parco verde e da una zona giochi dedicata ai più piccoli. Un luogo pensato per favorire incontri più sereni e autentici tra padri e figli.

Il valore della continuità affettiva

Alla base dell’iniziativa, una visione chiara: la detenzione non deve interrompere i legami familiari né compromettere lo sviluppo emotivo dei bambini.

A sottolinearlo è stato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri: «Offrire ai padri detenuti la possibilità di incontrare i propri figli in uno spazio accogliente significa affermare un principio molto chiaro: la pena non deve interrompere i legami affettivi né ricadere sui bambini. Il parco che abbiamo inaugurato, per il quale ringrazio la Fondazione Santo Versace, rende concreto questo impegno e contribuisce a mantenere viva una relazione fondamentale per la crescita dei figli e per il percorso di responsabilità di chi sta scontando una pena. È un intervento importante che rafforza la dimensione umana del sistema penitenziario e sostiene percorsi di reinserimento più solidi, con effetti positivi per l’intera comunità».

Alle sue parole si sono aggiunte quelle di Maria Donata Iannantuono, direttore del carcere romano: «Questo progetto non è il risultato di un'azione isolata dell'Amministrazione Penitenziaria, ma il frutto prezioso di una collaborazione con il privato sociale. È la dimostrazione che quando le istituzioni e il terzo settore dialogano, il carcere smette di essere un "corpo estraneo" alla città per diventare un luogo di civiltà e di investimenti sul futuro».

Quindi Santo Versace ha ribadito il senso dell’iniziativa: «Crediamo che la dignità della persona passi anche dalla possibilità di custodire i legami affettivi: offrire ai padri detenuti uno spazio dove incontrare i propri figli significa proteggere una relazione fondamentale per il loro futuro».

Una posizione condivisa anche da Francesca De Stefano, tra i promotori dell'iniziativa: «Questo progetto nasce da una convinzione semplice: la pena non deve ricadere sui bambini. Per questo abbiamo immaginato uno spazio dove la bellezza possa diventare uno strumento di cura e di relazione, capace di custodire il legame tra un padre e suo figlio».

Il tema della genitorialità in carcere è sempre più centrale nel dibattito pubblico e nelle politiche sociali, soprattutto alla luce dell’impatto che la separazione può avere sul benessere psicologico dei minori.

Un modello già avviato a Milano Bollate

L’iniziativa che ha interessato il carcere capitolino rappresenta la prosecuzione di un percorso già avviato con successo nel 2025 presso la Casa di reclusione di Milano Bollate. In quell’occasione, l’intervento aveva riguardato il reparto femminile, con la riqualificazione di un’area esterna inutilizzata trasformata in uno spazio di incontro per madri detenute e figli.

Il modello è stato ora replicato qui a Roma, adattandolo alle esigenze della popolazione maschile detenuta e confermando l’efficacia di un approccio che mette al centro la relazione affettiva come leva di reinserimento sociale.

Il ruolo delle istituzioni e del terzo settore

L’inaugurazione ha visto la partecipazione delle istituzioni locali e dei rappresentanti del mondo sociale ed economico, a testimonianza di una collaborazione ampia e trasversale.

Un progetto tra architettura e inclusione sociale

La progettazione dello spazio è stata affidata allo Studio Ideas di Milano, specializzato nella riqualificazione urbana e nella progettazione di spazi aperti. Tutti gli interventi sono stati realizzati nel pieno rispetto delle normative vigenti, con particolare attenzione alla sicurezza e alla fruibilità per i bambini.

Il parco «Abbracci in Libertà» non è soltanto un’area verde, ma un simbolo di un nuovo approccio al sistema penitenziario, in cui la dimensione affettiva diventa parte integrante del percorso di recupero.

A sottolinearlo è anche Francesco Maiolini, amministratore delegato di Banca del Fucino: «Abbiamo il privilegio di essere al fianco della Fondazione Santo Versace in quest’iniziativa, che pone al centro un tema di grandissima attualità, la relazione tra genitori e figli, valorizzando la dimensione affettiva e sociale della genitorialità. Iniziative come questa contribuiscono a rafforzare coesione e inclusione, generando un impatto positivo e duraturo sulle persone e sulle comunità».

Un segnale per il futuro del sistema penitenziario

«Abbracci in Libertà» si inserisce in una visione più ampia che punta a rendere il carcere un luogo non solo di detenzione, ma anche di crescita e responsabilizzazione. Attraverso spazi come questo, si promuove un modello che mette al centro la persona, i suoi legami e la possibilità di ricostruire un percorso di vita, con benefici che si estendono non solo ai detenuti e alle loro famiglie, ma all’intera società.

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