
“Together” è il nome scelto dalla piattaforma No Kings Italy per la due giorni di musica e proteste che il 27 e 28 marzo attraverserà Roma. Un appuntamento internazionale «contro i re e le loro guerre», per dire «no all’autoritarismo, alla guerra, al riarmo, al genocidio e alla repressione», ma anche no al governo, di cui nella declinazione italiana ne chiede le dimissioni.
Un appuntamento che si annuncia molto partecipato. Alla manifestazione hanno aderito almeno 700 sigle, dentro una piattaforma ampia su cui è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante il question time alla Camera, ricollegandosi alle ultime vicende di Torino, con gli scontri seguiti allo sgombero di Askatasuna, e alla morte dei due anarchici al parco degli Acquedotti a Roma.
«Non deve esserci spazio - sono le parole del ministro - per chi con la violenza intende sovvertire la democrazia e sostituirla con il caos». Parole definite “gravi e preoccupanti” dal leader di Avs Nicola Fratoianni, che ha chiesto al Viminale chiarimenti in vista dell’appuntamento del fine settimana.
Quello atteso nel fine settimana a Roma è l’approdo di una piattaforma apparentemente nuova, ma che porta con sé un percorso di avvicinamento costruito negli ultimi mesi e capace di incorporare istanze diverse.
«Il percorso “Contro i re e le loro guerre” si è aperto il 15 novembre 2025 a Roma, e ha continuato a crescere a Bologna (24-25 gennaio 2026), nella due giorni “O re o libertà”», si legge sul profilo Instagram @nokingsitaly. «Una convergenza reale: reti, movimenti, associazioni, campagne, realtà sindacali. Dentro ci sono, tra le altre, la rete No Dl Sicurezza “A Pieno Regime” (oltre 200 realtà) e la campagna europea “Stop Rearm Europe” (oltre 500 sigle)».
Ancor prima di approdare in Italia, No Kings nasce come piattaforma di convergenza delle proteste sorte nel 2025 negli Stati Uniti contro quella che viene definita una deriva autoritaria del presidente americano Donald Trump.
Dall’inizio del 2026 ha iniziato quindi a prendere forma anche un movimento italiano, diretto verso l’organizzazione di una mobilitazione ampia in contemporanea con Stati Uniti e Regno Unito.
A questo si è aggiunta la data del 27 marzo, con un grande concerto in piazza che punta a fare concorrenza al Concertone del Primo Maggio. Ad oggi l’appuntamento di giovedì prevede infatti la presenza di oltre 30 artisti, da Ditonellapiaga ai Modena City Ramblers, passando per Africa Unite, Bandabardò, Willie Peyote, Giancane, Gemitaiz, Laika, Mannarino, Daniele Silvestri, Anna Castiglia, Ascanio Celestini, Assalti Frontali, Briga, Daniela Collu, Danno & Craim, Dutch Nazari, Edoardo Purgatori, El Partydo, Eugenio Cesaro, Erica Mou, Espana Circo Este, Federica Sabatini, Fucksia, Frenetik & Orang3, Giacomo Stallone, Giulia Anania, Giulia Mei, Il Muro del Canto, Pop X, Rancore, Resistenza Sonora e Sabina Guzzanti.
L’area scelta è quella della Città dell’Altra Economia, a Testaccio, dove i cancelli si apriranno alle 14.
Sabato 28 marzo, invece, è previsto dal primo pomeriggio un corteo che partirà da piazza della Repubblica per arrivare a piazza di Porta San Giovanni, passando per Termini, via Cavour, Santa Maria Maggiore e via Merulana.
«Saremo centinaia di migliaia - assicura il portavoce di No Kings Italia e assessore alla Cultura del III municipio Luca Blasi - Non riusciamo nemmeno a contare i treni e i pullman che sono pronti a raggiungere Roma».
Una previsione che ha contribuito ad alzare l’attenzione del Viminale e del ministro Piantedosi, che ha richiamato i partiti a un’assunzione di responsabilità «in difesa delle istituzioni democratiche e nel prendere nettamente le distanze da chi volesse porre in essere comportamenti e azioni violente».
Il collegamento richiamato da Piantedosi riguarda sia Torino sia Roma. «Già lo scorso febbraio, in quest’Aula - ha premesso - in occasione dell’informativa sugli scontri seguiti allo sgombero di Askatasuna a Torino, avevo lanciato un avvertimento preciso: l’anarco-antagonismo violento non è folklore politico, è una minaccia concreta e strutturata. Oggi quell’avvertimento si è trasformato in realtà».
Per il titolare del Viminale, questa realtà si sarebbe concretizzata anche nella morte dei due anarchici nel crollo del casale al parco degli Acquedotti, che «potrebbe essere il segnale di un’escalation programmata, di una strategia che mira a colpire le istituzioni, a destabilizzare il tessuto civile, a reclutare nuovi adepti nell’odio anti-sistema, anti-atlantico, anti-sionista».
Piantedosi parla di «un’ostilità trasversale che unisce mondi diversi dei professionisti della protesta in un’unica, pericolosa convergenza eversiva» e assicura che «il livello di attenzione è e rimarrà massimo per la tutela delle infrastrutture critiche del Paese, per la prevenzione di ogni degenerazione violenta nelle piazze e la sicurezza dei cittadini». Poi ribadisce: «Non deve esserci spazio per chi con la violenza intende sovvertire la democrazia e sostituirla con il caos».
Non si è fatta attendere la risposta di Nicola Fratoianni, che ha dichiarato: «Se il ministro, da cui dipende la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza anche di chi si prepara a scendere in piazza, ha qualche informazione su possibili violenze, ha il dovere di dirlo chiaramente e senza alcun giro di parole. In caso contrario, quelle parole non hanno alcun senso se non quello, del tutto irresponsabile, di alimentare allarmi e preoccupazioni in vista di questo importante appuntamento».
Nel frattempo anche gli organizzatori hanno provato a rassicurare sul profilo della mobilitazione. «Chi verrà in piazza a portare pratiche non condivise con il movimento, allora non ne fa parte», hanno spiegato presentando la manifestazione.
Mentre sale il livello dello scontro politico in vista di venerdì, il questore di Roma Roberto Massucci ha intanto giocato d'anticipo, vietando l’appuntamento previsto per domenica mattina «per portare dei fiori sul luogo in cui hanno perso la vita i compagni» Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, morti venerdì scorso nell’esplosione del casale al parco degli Acquedotti mentre assemblavano un ordigno.
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