Roma, 6 novembre 2026
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Il nuovo Codice della strada è 'un passo indietro sulla sicurezza' per gli assessori di Roma, Milano, Bari, Bologna, Torino, Firenze, Genova e Napoli

Gli assessori alla Mobilità di otto città italiane contestano la riforma approvata dal Consiglio dei ministri: «Limiti alle Zone 30 e alle Ztl, meno tutele per gli utenti vulnerabili». Chiesto un confronto immediato con il Governo e una revisione radicale del testo

di Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 3'
Il nuovo Codice della strada è 'un passo indietro sulla sicurezza' per gli assessori di Roma, Milano, Bari, Bologna, Torino, Firenze, Genova e Napoli

Il nuovo Codice della strada rischia di rappresentare un passo indietro sulla sicurezza secondo gli assessori alla Mobilità di otto città italiane, tra cui Roma, Milano, Napoli e Torino. In una nota congiunta diffusa il 6 novembre, gli amministratori locali contestano il testo approvato dal Consiglio dei ministri, che deve ancora passare all'esame del Parlamento e della Conferenza Unificata.

Al centro delle critiche ci sono le restrizioni alle Zone 30 e alle Ztl, la riduzione delle sanzioni per eccesso di velocità e quello che gli assessori definiscono un eccessivo accentramento delle competenze a livello ministeriale, a discapito dei Comuni.

Da Roma a Milano, la protesta degli assessori alla Mobilità

A firmare la nota sono gli assessori Eugenio Patanè per Roma, Arianna Censi e Marco Granelli per Milano, Domenico Scaramuzzi per Bari, Michele Campaniello per Bologna, Andrea Giorgio per Firenze, Emilio Robotti per Genova, Edoardo Cosenza per Napoli e Chiara Foglietta per Torino. Tra i firmatari anche Vito Parisi, delegato alla Mobilità dell'Anci.

Secondo gli amministratori, la proposta contiene disposizioni che rischiano di limitare la capacità delle città di intervenire sulla sicurezza stradale e sulla regolazione del traffico urbano.

«Il nuovo codice della strada approvato dal Consiglio dei ministri contiene regole e misure che non aiutano le città ad intervenire con decisione per la sicurezza stradale e con strumenti efficaci per regolare la mobilità urbana», si legge nella nota.

Zone 30, Ztl e multe per eccesso di velocità: cosa contestano i Comuni

Le principali critiche riguardano alcuni degli strumenti utilizzati dalle amministrazioni comunali per gestire la circolazione e ridurre i rischi sulle strade.

Gli assessori contestano in particolare le restrizioni previste per le Zone 30 e le Zone a traffico limitato, oltre alla diminuzione delle sanzioni per eccesso di velocità.

A loro giudizio, queste misure comporterebbero un arretramento nella tutela degli utenti più vulnerabili della strada, come pedoni e ciclisti.

Un altro punto di contrasto riguarda il rapporto tra Stato ed enti locali. I firmatari denunciano infatti un accentramento dei poteri ministeriali, che limiterebbe l'autonomia dei Comuni nella gestione della mobilità urbana.

«Riscritti 293 articoli senza un confronto adeguato»

Gli assessori criticano anche il metodo seguito per elaborare la riforma.

«Invece di una revisione parziale, la nuova proposta di codice della strada si è trasformata in una riscrittura di 293 articoli gestita dall'ufficio legislativo del ministero», affermano.

Secondo i firmatari, il lavoro sarebbe stato condotto senza un confronto preventivo sufficientemente approfondito con le amministrazioni comunali e con le polizie locali, chiamate ad applicare concretamente le nuove disposizioni.

La richiesta al Governo: «Serve una revisione radicale»

Gli amministratori chiedono ora l'apertura di un confronto istituzionale immediato per modificare il testo prima che il percorso di approvazione venga completato.

L'obiettivo dichiarato è riportare la sicurezza stradale al centro della riforma, garantendo ai Comuni strumenti adeguati per intervenire sulla mobilità cittadina.

«Le amministrazioni locali propongono un confronto istituzionale immediato e una revisione radicale del testo per garantire che la priorità assoluta rimanga la salvaguardia della vita umana e la sicurezza stradale», conclude la nota.

Il provvedimento, già approvato dal Consiglio dei ministri, non ha ancora concluso il proprio iter ed è attualmente sottoposto ai successivi passaggi istituzionali.

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