Roma, 25 marzo 2026
ultime notizie
Salute
Sponsorizzati

«La bocca è il filtro dell’organismo»: il ruolo della salute orale tra prevenzione, tecnologia e nuovi approcci clinici

L’odontoiatra del Gruppo INI Filippo Fordellone racconta l’evoluzione della materia tra strumenti digitali, diagnosi precoce, qualità della vita e attenzione al paziente

di Rosa Chiara ScaglioneULTIMO AGGIORNAMENTO 4 ore fa - TEMPO DI LETTURA 6'
«La bocca è il filtro dell’organismo»: il ruolo della salute orale tra prevenzione, tecnologia e nuovi approcci clinici

In un tempo in cui la prevenzione è sempre più centrale nei percorsi di salute, anche la salute orale torna a essere letta in una prospettiva più ampia, non limitata alla sola bocca ma strettamente legata al benessere generale della persona.

Non si tratta solo di denti, gengive o masticazione: il cavo orale può offrire segnali importanti sullo stato dell’organismo e incidere in modo concreto sulla qualità della vita, sul benessere psicofisico e perfino sulla dignità con cui ciascuno si presenta agli altri.

Ne parliamo con Filippo Fordellone, odontoiatra del Gruppo INI, che affronta il rapporto tra salute orale e organismo, il valore dei controlli periodici, il peso delle nuove tecnologie e l’impatto del sorriso sul vivere quotidiano.

La bocca come filtro dell'organismo

Dottor Fordellone, quanto conta oggi la salute della bocca per il benessere generale dell’organismo?

«Conta moltissimo. Noi professionisti della salute orale siamo partiti da una visione più tecnica, più meccanicistica, più legata al solo apparato masticatorio.
Con il passare degli anni, però, questo approccio è cambiato e si è evoluto verso una visione più sistemica. Oggi diciamo sempre più spesso che la bocca è il primo filtro per identificare anche altre patologie a livello generale, importanti e da non trascurare».

In che senso il cavo orale può offrire segnali utili anche su altre patologie?

«Attraverso un’attenta analisi della bocca possiamo renderci conto, per esempio, se c’è un problema legato al diabete, se c’è un elemento da approfondire in termini di ipertensione o comunque una situazione che merita attenzione. Le cose che si possono identificare osservando la bocca dentro un contesto più generale sono tante».

Che cosa è cambiato invece sul tema delle fragilità?

«È cambiato molto. Prima, per fragilità, intendevamo soprattutto il paziente che stava male o che era affetto da una o più patologie. Oggi esistono anche nuovi fragili, per esempio persone che non si curano più per mancanza di disponibilità economica.
E questo incide subito sullo stato di salute della bocca, perché ci si trascura e non si dedicano tempo e attenzione neppure alle cure primarie».

L'importanza della prevenzione

Quando si parla di prevenzione orale, quali sono le buone pratiche da seguire ogni giorno?

«Si parla molto di prevenzione, ma non siamo ancora arrivati a un livello davvero buono. Certamente serve un’igiene accurata quotidiana per mantenere la bocca in uno stato di salute ottimale. Però non basta.

Oggi esistono anche nuovi fragili, per esempio persone che non si curano più per mancanza di disponibilità economica

Se poi permettiamo ai bambini di consumare merendine, caramelle e cioccolato con troppa facilità, questo contrasta nettamente con una corretta prevenzione primaria.
L’igiene è fondamentale, ma anche una sana alimentazione e una regola alimentare aiutano a mantenere tutto nel migliore dei modi».

Lei usa anche una formula molto netta sul valore della prevenzione.

«Sì. Io ho coniato un motto che è tutto mio: la prevenzione per me non è un costo ma è un investimento. E aggiungo che il costo del tempo si chiama salute».

E sul fronte dei controlli periodici che cosa bisognerebbe ricordare?

«La prevenzione secondaria deve andare di pari passo con quella primaria. Significa fare controlli odontoiatrici frequenti, cadenzati, in relazione all’età, quindi in età scolare, adulta o nella terza età, ma anche in base alle patologie presenti.

La prevenzione per me non è un costo ma è un investimento. E aggiungo che il costo del tempo si chiama salute

In un paziente diabetico, per esempio, il controllo deve essere più frequente del normale perché c’è una maggiore tendenza a problemi gengivali, sanguinamento e alterazioni che rendono necessario un monitoraggio più attento e un’igiene professionale programmata».

Nuove tecnologie e intelligenza artificiale

Quanto sono cambiate l’odontoiatria e la cura del paziente grazie alle nuove tecnologie?

«Sono cambiate moltissimo. L’innovazione oggi fa da protagonista. Pensiamo anche all’intelligenza artificiale, che è uno strumento di grande aiuto per intercettare patologie o calcolare probabilità legate a segni e sintomi.
Ma la tecnologia non ci ha aiutato solo nelle diagnosi precoci o negli indici statistici: ha completamente rivoluzionato il modo di fare odontoiatria e di curare il paziente».

C’è un esempio concreto che racconta bene questo cambiamento?

«Sì, e viene dalla mia esperienza personale. Io vengo da una vecchia scuola, la mia laurea è del 1990. Le devitalizzazioni e i trattamenti endodontici si facevano con una metodica manuale. Oggi il manuale ha ceduto il passo al tecnologico, al meccanico.
Ci sono procedure che portano allo stesso risultato, se non a uno migliore, e che si affidano non solo alla sensibilità dell’operatore ma anche a una tecnologia applicata a quel distretto. Lo stesso vale per l’implantologia: tante tecniche e tante tecnologie erano impensabili fino a pochi anni fa».

Quali innovazioni hanno inciso di più nella pratica quotidiana?

«Una fra tutte riguarda le impronte. Per molti pazienti il momento dell’impronta era un vero disagio. Oggi, grazie agli scanner intraorali, questo problema è stato in gran parte superato. Si usano dispositivi anche senza fili, piccoli, maneggevoli, che attraverso una scansione riproducono sul monitor, in 3D, l’intera situazione orale del paziente.
Il primo vantaggio è pratico: non c’è più quell’ingombro in bocca. Il secondo è operativo, perché si lavora con una tecnologia avanzatissima che consente una riproduzione fedele e un trasferimento dei dati molto più diretto e controllato verso il laboratorio».

Quindi la tecnologia non migliora solo il comfort, ma anche la qualità della prestazione?

«Assolutamente sì. Direi che questo sistema ha completamente rivoluzionato la qualità operativa dell’odontoiatria. E poi ci sono tutte le tecnologie 3D, come i sistemi di tomografia, che consentono di vedere molto di più rispetto a un esame tradizionale.
In alcuni interventi di chirurgia orale avanzata, la profondità e la precisione dell’immagine sono fondamentali, perché bisogna valutare i rapporti con strutture delicate, come le terminazioni nervose».

Sull’intelligenza artificiale, però, lei invita anche alla prudenza. Perché?

«Sì, io metterei un freno fisiologico e prudente. L’intelligenza artificiale è utile, ma ha un limite preciso: non può essere paragonata alla pratica professionale quotidiana maturata da un professionista.
La tecnologia è uno strumento di supporto, ma non può sostituire l’esperienza clinica».

Sorriso, dignità e serenità

Quanto incide la salute dentale sulla qualità della vita delle persone?

«Incide tantissimo. Il primo aspetto che rende armonico il volto di una persona è il sorriso. Mi capita spesso, soprattutto parlando con persone anziane, di vedere chi mette la mano davanti alla bocca per vergogna della mancanza di denti.
Questo è un aspetto di indegnità che nessuna persona dovrebbe mai provare. Ecco perché il sorriso è fondamentale, ma lo è anche la masticazione, non solo per l’estetica, ma per il rapporto con gli altri, che deve essere il più dignitoso e vero possibile».

C’è poi anche un piano più strettamente funzionale.

«Certo. Una bocca sana, un cavo orale in armonia, una masticazione corretta significano anche una digestione corretta. Se mastico bene, digerisco bene, ho una migliore regolarità e non ho problemi di malassorbimento.

Il sorriso è fondamentale, ma lo è anche la masticazione, non solo per l’estetica, ma per il rapporto con gli altri, che deve essere il più dignitoso e vero possibile

Al tempo stesso riesco a sorridere, a parlare e a stare bene con me stesso e con il mio interlocutore. Una salute orale ottimale è quanto di più auspicabile una persona possa desiderare, per ragioni che riguardano l’estetica, la funzione, la digestione e anche una serenità più generale».

Se dovesse lasciare un messaggio finale ai lettori, quale sceglierebbe?

«Noi siamo abituati a dire che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Io dico che la bocca è il filtro dell’organismo. Quindi un buon sorriso e una bocca in salute possono essere sicuramente il riflesso di una salute generale ottimale».

__________________

Filippo Fordellone è medico odontoiatra, abilitato alla professione da 36 anni. È responsabile del reparto di odontoiatria della casa di cura privata Villa Dante di Guidonia, struttura del Gruppo INI. È inoltre tra i docenti del corso per i NAS dei carabinieri nel master di primo livello in tutela della salute pubblica presso l’Università di Tor Vergata.

CONDIVIDI ARTICOLO

La Capitale, il nuovo giornale online di Roma

La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024

DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi

SEDE LEGALE

Via Giuseppe Gioacchino Belli, 86
Roma - 00193

FOLLOW US
ORA EDITORIALE SRL P.IVA 17596711006© Copyright 2025 - Made by Semplice