Roma, 18 marzo 2026
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Memoria e prevenzione, «Oltre le sbarre»: a Villa Altieri il confronto sul suicidio in carcere

A Roma l’evento «Oltre le Sbarre», sul suicidio nelle carceri italiane tra testimonianze, istituzioni e operatori

di Edoardo IacolucciULTIMO AGGIORNAMENTO 6 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
Oltre le sbarre, evento di Città metropolitana di Roma Capitale, a Villa Altieri (Rcm)

Oltre le sbarre, evento di Città metropolitana di Roma Capitale, a Villa Altieri (Rcm)

Il silenzio spesso pesa più delle parole, soprattutto quello che avvolge le storie di chi non ce l’ha fatta dietro le sbarre. Si è svolto il 16 marzo a Villa Altieri, a Roma, l’evento «Oltre le Sbarre. Prevenire il suicidio e custodire la memoria, perché nessuno sia dimenticato», promosso da Città metropolitana di Roma Capitale insieme a Co.N.O.S.C.I aps.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di riflessione su un tema sempre più urgente, quello dei suicidi in carcere, ma anche sulle condizioni complessive della detenzione, in un contesto in cui le istituzioni faticano ancora a individuare risposte adeguate e strutturali.

La storia di Flavio e la dimensione umana

Al centro dell’incontro la testimonianza di Ivonne Liberati, madre di Flavio, morto nel carcere di Rebibbia sei mesi fa. Attraverso i suoi scritti è emersa la storia di un giovane segnato da fragilità profonde, tra tossicodipendenza e malattia oncologica.

La sua storia ha dato un'anima ai numeri, e ha riportato il dibattito sulla necessità di «custodire la memoria», e non lasciare sole le famiglie.

«Numeri che raccontano un sistema in crisi»

Il confronto si è inserito in un quadro già critico. Secondo i dati del Garante nazionale delle persone private della libertà personale, nel 2025 i detenuti erano circa 63 mila, con un tasso di sovraffollamento pari al 127% e oltre 12 mila presenze in più rispetto alla capienza disponibile. I suicidi sono stati 76, ai quali si aggiungono circa 50 decessi per cause da accertare. Nei primi mesi del 2026 si registrano già 13 casi.

Dati che si sommano a quelli di Antigone e che descrivono un sistema in forte sofferenza, segnato da carenze strutturali, difficoltà nella tutela sanitaria e limiti nell’accesso a percorsi di rieducazione e reinserimento.

Secondo il rapporto dell'associazione, infatti, alla fine di novembre 2025 nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, a fronte di una capienza effettiva di 46.124 posti. Il tasso di sovraffollamento ha raggiunto il 138,5%, con numerosi istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%.

Le criticità riguardano anche le condizioni materiali: nel 42,9% delle carceri non sono garantiti i tre metri quadrati per persona, oltre la metà delle strutture presenta celle senza doccia e nel 45,1% si registrano problemi di acqua calda o condizioni igieniche adeguate. A questo si aggiungono gravi carenze negli spazi per lavoro, scuola e socialità.

Particolarmente allarmante è il dato sulle morti in carcere: nel 2025 si sono registrati 238 decessi, di cui 79 suicidi. Come evidenziato nel dossier «Morire di carcere» di Ristretti Orizzonti, si tratta di numeri che confermano una situazione strutturalmente critica.

«Biolghini: costruire una rete per cambiare il sistema»

Nel suo intervento, Tiziana Biolghini ha posto l’accento sul valore delle testimonianze e sulla necessità di trasformarle in azione politica: «Raccogliere testimonianze importanti come quelle di una vicenda così dolorosa è parte della costruzione di un futuro migliore». Ha quindi sottolineato il ruolo della memoria come strumento di cambiamento: «Ivonne, madre di Flavio, si fa oggi portatrice di un messaggio importante diventando parte di una rete che non dimentica».

Secondo Biolghini, è fondamentale un impegno condiviso: «Come politici è nostro dovere promuovere momenti di confronto come quello di oggi che portino alla creazione di una rete per l’attuazione dell’art. 27 della Costituzione». Un passaggio che richiama direttamente la funzione rieducativa della pena, indicando la necessità di ripensare il carcere «non solo strumento di contenimento, ma anche mezzo di inclusione sociale e reintegrazione».

«Michetelli: serve un’alternativa concreta al carcere»

Ancora più netta la posizione di Cristina Michetelli, che ha evidenziato le criticità strutturali del sistema e la necessità di un cambio di paradigma: «È fondamentale mettere in luce le storture del sistema». Nel suo intervento ha richiamato anche i dati più recenti: «Ai numeri degli ultimi anni si sommano i 13 suicidi del 2026», evidenziando come la situazione resti emergenziale.

Michetelli ha poi criticato l’approccio normativo basato sull’inasprimento delle pene: «Siamo al terzo decreto sicurezza e si continuano ad aumentare le pene come le figure di reato, andando ad aggravare una situazione già sull’orlo del collasso».

Particolare attenzione è stata dedicata al tema dei minori e del sovraffollamento, cresciuto del 50% nelle carceri minorili dopo il decreto Caivano, e alla carenza di personale nella magistratura di sorveglianza. La proposta è chiara: «C’è bisogno di investire veramente in un sistema alternativo». In questo senso, ha indicato nel Ddl 1064 sulle Case territoriali di reinserimento sociale una possibile soluzione concreta, capace di offrire percorsi alternativi al carcere per soggetti fragili.

«Tra memoria e responsabilità collettiva»

Il confronto ha messo in evidenza come il problema non sia solo emergenziale, ma strutturale. Carenze sanitarie, sostegno psicologico insufficiente e difficoltà nei percorsi di reinserimento contribuiscono a un contesto in cui il disagio si traduce spesso in autolesionismo o suicidio. Il tema della memoria, richiamato nel titolo dell’evento, diventa così elemento centrale per costruire consapevolezza e responsabilità collettiva.

«Un confronto trasversale»

A moderare l’incontro la giornalista Carlotta Di Santo. Presenti, tra gli altri, Marina Finiti, Anna Baffo, Silvia Di Giovanni, Sandro Libianchi, la senatrice Mariolina Castellone, Andrea Catarci, Giovanni Quarzo e Walter Verini. Un confronto ampio e trasversale che muove dalla necessità di un lavoro condiviso tra istituzioni, operatori e società civile per affrontare una delle crisi più profonde del sistema penitenziario italiano.

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