
Roma resta tra le grandi città italiane che non hanno introdotto il Taser nelle dotazioni della Polizia Locale. A evidenziarlo è il nuovo rapporto dell'associazione Antigone, organizzazione impegnata nella tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, che ricostruisce la diffusione della pistola a impulsi elettrici in Italia e le resistenze incontrate nella Capitale.
Come ricorda il documento, Roma era inizialmente tra i grandi Comuni che avevano scelto di non aderire alla fase sperimentale prevista per le polizie locali. Una posizione che si è consolidata anche negli anni successivi, nonostante il dibattito politico sull'opportunità di dotare gli agenti del dispositivo (va precisato che il Taser è già utilizzato a Roma dal 2022 da Polizia di Stato, Carabinieri e Finanza).
Nel marzo 2022 l'Assemblea Capitolina ha approvato una mozione, proposta da Fratelli d'Italia, che impegnava il sindaco ad avviare le procedure necessarie per introdurre il Taser tra gli strumenti di difesa e autotutela della Polizia Locale di Roma Capitale.
L'iniziativa non ha portato però all'effettiva adozione delle pistole elettriche. Nel frattempo, diversi Municipi romani hanno manifestato la propria contrarietà.
In particolare il II Municipio che ha approvato atti per chiedere che gli agenti municipali non venissero dotati del dispositivo, ritenuto da una parte della politica locale uno strumento potenzialmente rischioso.
Secondo il rapporto, il Taser non risulta ancora in dotazione alla Polizia Locale di Roma Capitale. Antigone collega questa situazione all'assenza di procedure tecniche e autorizzative definitive, alla necessità di regolamenti operativi specifici e dei relativi percorsi formativi, oltre al protrarsi del confronto politico e amministrativo sul tema.
A pesare sarebbe stato soprattutto il confronto politico e amministrativo sulla sicurezza del dispositivo. Il rapporto ricorda infatti che il dibattito nazionale è stato accompagnato da controversie scientifiche e giudiziarie, oltre che da casi di decessi avvenuti dopo l'utilizzo della pistola elettrica.
Il dibattito sul Taser non riguarda soltanto la sua diffusione, ma soprattutto i suoi effetti e le modalità con cui viene utilizzato. Nel rapporto Antigone sostiene che, negli ultimi anni, il dispositivo sia stato impiegato sempre più spesso. I dati citati nel dossier mostrano che la quota di interventi conclusi con l'effettivo sparo dei dardi sarebbe passata da circa il 40 per cento nel 2022 a circa il 70 per cento nel 2025.
Tra marzo 2022 e febbraio 2026 la Polizia di Stato avrebbe utilizzato il Taser con sparo effettivo in 1.091 occasioni.
L'associazione richiama inoltre almeno sette decessi avvenuti in Italia dopo l'utilizzo del dispositivo dall'introduzione nelle dotazioni ordinarie delle forze di polizia. Nella maggior parte dei casi le indagini non hanno individuato un rapporto diretto tra la scarica elettrica e la morte, attribuendo il decesso a condizioni mediche preesistenti, all'assunzione di sostanze o ad altre concause.
Il caso più discusso è quello di Elton Bani, morto a Genova nel 2025: una perizia medico-legale citata nel rapporto ha indicato come fattori determinanti sia l'intossicazione da cocaina sia le ripetute stimolazioni elettriche ricevute.
È proprio su questo punto che il confronto resta aperto. Chi sostiene l'utilità del Taser lo considera uno strumento in grado di ridurre il ricorso alle armi da fuoco e di aumentare la sicurezza degli operatori. Associazioni come Antigone, invece, chiedono maggiori controlli e una raccolta più trasparente dei dati, sostenendo che l'assenza di un registro nazionale facilmente consultabile renda difficile valutare con precisione efficacia, proporzionalità e conseguenze del suo utilizzo.
La discussione sul Taser continua a livello nazionale. Nel rapporto viene citato l'intervento di Nicola Molteni, sottosegretario al Ministero dell'Interno, durante l'Axon Tech Summit tenutosi a Roma il 28 ottobre 2025. In quell'occasione il rappresentante del Governo ha definito la sperimentazione avviata nel 2018 una fase
«lunga, doverosa e necessaria»
e si è dichiarato
«grande difensore del Taser».
Perché Roma è stata prudente? Perché il Taser non è un semplice equipaggiamento tecnico, ma uno strumento su cui esistono ancora controversie operative, sanitarie e politiche.
Mentre l'Esecutivo punta ad ampliare ulteriormente l'utilizzo del Taser e molte amministrazioni locali hanno avviato o richiesto la sperimentazione, la Capitale continua a non impiegare la pistola elettrica nella propria polizia municipale. Ed è così una delle eccezioni più significative nel panorama italiano.
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