Roma, 3 luglio 2026
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Piano periferie Regione Lazio, approvati interventi sperimentali per otto milioni di euro in dieci territori

Il progetto coinvolgerà quattro quartieri di Roma, Fiumicino, Guidonia e i quattro capoluoghi di provincia. Previste Case del Welfare di Comunità e azioni di rigenerazione sociale. Maselli: «Non investiamo su una categoria, ma sull’intera comunità»

di Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 5'
Il presidente della Regione Lazio Rocca e l'assessore Maselli alla presentazione del piano periferie della Regione Lazio, 2 luglio 2026

Il presidente della Regione Lazio Rocca e l'assessore Maselli alla presentazione del piano periferie della Regione Lazio, 2 luglio 2026

La Giunta regionale ha approvato il Piano periferie della Regione Lazio, destinando una prima dotazione di circa otto milioni di euro a interventi sperimentali di inclusione sociale e rigenerazione territoriale.

Il programma, relativo al triennio 2026-2028, coinvolgerà dieci aree del territorio regionale e punta a superare la logica degli interventi isolati, costruendo un modello integrato fondato sulla collaborazione tra istituzioni, servizi pubblici, università, scuole e Terzo settore.

L’iniziativa è stata presentata il 2 luglio dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e dall’assessore regionale all’Inclusione sociale e ai Servizi alla persona, Massimiliano Maselli.

La sperimentazione riguarderà quattro territori di Roma: Tor Bella Monaca, Corviale, Laurentino 38 e il Lido di Ostia. A questi si aggiungono Fiumicino e Guidonia Montecelio, nella Città metropolitana di Roma, e i quattro capoluoghi di provincia di Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo.

Come sono state individuate le dieci periferie

I territori sono stati selezionati attraverso una mappatura scientifica realizzata con il supporto dell’Università della Tuscia. L’analisi ha preso in considerazione dati demografici e sociali, situazioni di maggiore fragilità e sofferenza e la presenza di interventi di riqualificazione urbanistica già avviati o programmati.

L’obiettivo non è finanziare singole categorie di cittadini, ma intervenire sull’intera comunità. Ogni territorio sarà quindi considerato come una realtà complessa, nella quale mettere in relazione politiche sociali, sanitarie, abitative, educative e di rigenerazione urbana.

«È una delibera innovativa perché mette al centro queste comunità, queste dieci periferie, che saranno interessate da azioni e interventi sistemici», ha spiegato Maselli a margine della conferenza stampa.

Il Piano coinvolgerà Regione, Comuni, Roma Capitale, Municipi, aziende sanitarie locali, distretti sociosanitari e socioassistenziali, scuole, università e aziende pubbliche di servizi alla persona. La rete pubblica dovrà inoltre collaborare con cooperative sociali, associazioni di volontariato ed enti del Terzo settore.

Una prima fase di ascolto nei territori

Gli interventi non sono stati ancora definiti nel dettaglio. La prima fase sarà dedicata all’ascolto delle comunità e al confronto con le amministrazioni e le realtà locali.

A Tor Bella Monaca, per esempio, Regione, Roma Capitale, Municipio e soggetti attivi sul territorio dovranno individuare insieme le priorità sulle quali intervenire. Lo stesso metodo sarà adottato nelle altre nove aree.

Alla fase di ascolto seguiranno la condivisione dei programmi, la concertazione tra i soggetti coinvolti e la definizione delle azioni da realizzare. Gli impegni saranno successivamente regolati attraverso specifici protocolli d’intesa.

«Non è che abbiamo già deciso cosa fare a Tor Bella Monaca», ha chiarito Maselli. «Insieme a Roma Capitale, al Municipio e a tutti gli attori coinvolti decideremo quali saranno gli interventi prioritari».

Secondo l’assessore, il carattere innovativo del Piano risiede proprio nella volontà di superare gli interventi prodotti da un singolo ente, mettendo insieme l’intero sistema pubblico e il privato sociale.

Le Case del Welfare di Comunità

Uno degli elementi centrali del Piano periferie della Regione Lazio sarà rappresentato dalle Case del Welfare di Comunità. Non si tratterà soltanto di sportelli per l’accesso ai servizi sociali e sociosanitari, ma anche di luoghi di incontro, relazione e partecipazione.

Le strutture dovranno favorire il dialogo tra generazioni, contrastare la solitudine e offrire spazi nei quali giovani e anziani possano incontrarsi. Il progetto prevede inoltre l’integrazione tra attività in presenza e strumenti digitali, così da rendere i servizi più accessibili e avvicinare persone con competenze ed esigenze differenti.

Tra le ipotesi indicate da Maselli figura anche il recupero di immobili pubblici o appartenenti all’edilizia residenziale attualmente inutilizzati. Questi spazi potrebbero essere trasformati in Case del Welfare, centri di incontro o presidi territoriali.

La gestione potrà essere affidata anche agli enti del Terzo settore, nell’ambito di un’alleanza tra amministrazioni pubbliche, cooperazione sociale e volontariato.

«L’obiettivo è far emergere tanto silenzio e tanta solitudine», ha osservato l’assessore, sottolineando l’importanza della relazione tra le persone che abitano lo stesso quartiere, la stessa strada o lo stesso edificio senza conoscersi.

I primi progetti concreti nel 2027

La fase iniziale di ascolto e coprogettazione non dovrebbe occupare l’intera durata del Piano. La Regione punta infatti ad avviare gli interventi nel più breve tempo possibile.

Secondo quanto dichiarato da Maselli, già nel corso del 2027 dovrebbero essere visibili i primi risultati concreti.

«È vero che c’è la fase di ascolto ed è vero che c’è la fase di condivisione, ma la volontà è quella di mettere a terra queste risorse il prima possibile. Nel 2027 già si vedranno e si potranno toccare con mano azioni e interventi di inclusione», ha affermato l’assessore.

Non verrà individuata una singola comunità pilota. Tutte le dieci aree partiranno sullo stesso piano e parteciperanno contemporaneamente alla sperimentazione.

«Dovranno essere dieci piloti, quindi dieci comunità, tutte con pari dignità», ha precisato Maselli.

Il monitoraggio servirà anche a individuare eventuali criticità e a correggere gli interventi che non dovessero produrre i risultati attesi. In caso di esito positivo, il modello potrà essere esteso ad altre aree del Lazio, passando in futuro da dieci a venti o trenta territori.

Le risorse potrebbero salire a dieci milioni

Il Piano parte da una dotazione iniziale di circa otto milioni di euro ma l'intenzione di Maselli è quella di aumentare le risorse per arrivare a un milione per area con l’assestamento di bilancio.

Ulteriori finanziamenti potrebbero arrivare attraverso il coinvolgimento degli altri assessorati regionali, in particolare per gli interventi relativi alla casa, alla sanità, alla scuola, alla rigenerazione urbana e alla legalità. Al momento, tuttavia, non è stata definita una quantificazione complessiva delle risorse aggiuntive.

«Questo Piano nasce dalla volontà della Regione Lazio di superare una logica di interventi frammentati e costruire un modello di azione integrato, capace di collegare welfare di comunità, rigenerazione territoriale, accesso ai servizi, partecipazione delle comunità e innovazione sociale», ha dichiarato Maselli.

Rocca: ricostruire il senso di comunità

Il presidente Francesco Rocca ha posto l’accento sulla necessità di ricostruire il tessuto collettivo e il senso di appartenenza nei territori.

Secondo Rocca, il concetto tradizionale di periferia non è più sufficiente per descrivere le trasformazioni delle città. L’isolamento, l’anonimato e la perdita delle relazioni di vicinato possono interessare anche quartieri centrali.

Il presidente ha ricordato l’esperienza vissuta negli anni Settanta a Spinaceto, dove intorno alle famiglie esisteva una rete sociale oggi progressivamente indebolita. Gli otto milioni stanziati serviranno quindi anche a verificare, con il supporto scientifico delle università, se sia possibile individuare nuovi strumenti per ricucire i territori e ricostruire l’essere comunità.

Il Piano dovrà infine individuare le buone pratiche emerse nelle dieci aree, valutarne l’efficacia e, in caso di risultati positivi, replicarle in altri territori regionali.

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