
Una mobilitazione che ha già raccolto 12mila adesioni. A Pietralata una rete di comitati e associazioni annuncia il raggiungimento di questo traguardo con la petizione online che chiede al sindaco Roberto Gualtieri e alla giunta capitolina di istituire un parco archeologico pubblico nell’area del parco delle Acacie.
Il perimetro interessato si estende per circa quattro ettari tra via di Pietralata, via Malladra, via Feronia e via Flora. Secondo quanto evidenziano i promotori dell’iniziativa, si tratta di uno spazio già sottoposto a vincolo come area boscata e caratterizzato dalla presenza di una falda acquifera affiorante, elementi che ne aumenterebbero il valore ambientale ma anche la fragilità.
La richiesta arriva dopo il rinvenimento di preesistenze archeologiche durante gli scavi condotti dalla Soprintendenza speciale di Roma. In una nota, i comitati ricordano che, «secondo quanto dichiarato dalla Soprintendenza speciale, si tratta di un ritrovamento di grande valore storico e culturale, capace di arricchire il patrimonio della città e di rappresentare un’occasione unica per rafforzare il legame tra territorio e comunità». I reperti, aggiungono, confermerebbero la natura dell’area come «luogo di memoria collettiva», giudicato «del tutto incompatibile con gli interventi di edilizia residenziale privata attualmente previsti».
L’obiettivo della petizione è trasformare l’area in un parco archeologico pubblico, integrando tutela storica e salvaguardia ambientale. Una proposta che ora passa al vaglio dell’amministrazione capitolina, chiamata a decidere il futuro urbanistico di una delle zone più delicate del quadrante est della città.
I ritrovamenti emersi negli ultimi mesi delineano un quadro archeologico di rilievo. Nell’ambito della campagna di archeologia preventiva avviata nell’estate 2022, sotto la direzione della soprintendente Daniela Porro e con la responsabilità scientifica dell’archeologo Fabrizio Santi, sono state riportate alla luce due vasche monumentali di grandi dimensioni, un sacello probabilmente dedicato al culto di Ercole e due tombe di età repubblicana.
Le indagini, ancora in corso, hanno interessato un’area molto vasta e restituito un contesto di circa un ettaro che testimonia un’occupazione continuativa dal V-IV secolo a.C. fino al I secolo d.C., con tracce anche tra il II e il III secolo d.C. È emerso inoltre un lungo asse viario impostato su un terreno attraversato da un corso d’acqua che confluiva nel vicino Aniene.
Le tombe indicherebbero la presenza di un gruppo familiare di rango elevato nel suburbio romano, mentre le grandi vasche potrebbero essere collegate ad attività rituali, produttive o alla raccolta delle acque. Al termine dello scavo è previsto l’avvio di uno studio per un piano di valorizzazione dell’area.
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