
È partita ieri, martedì 21 aprile, a Roma, la raccolta firme per la proposta di legge regionale di iniziativa popolare «Liberi Subito» sul suicidio medicalmente assistito, promossa dall’Associazione Luca Coscioni. L’avvio è stato presentato alle ore 11 in via di San Nicola de’ Cesarini, con una conferenza stampa dedicata.
L’obiettivo indicato è stato quello di raggiungere 10mila sottoscrizioni in sei mesi, così da portare il testo all’attenzione del Consiglio regionale del Lazio e chiedere norme analoghe a quelle già adottate in Toscana e Sardegna.
L’iniziativa è partita dopo il mancato esame della proposta depositata nel 2023 e all’indomani dell’archiviazione per l’aiuto al suicidio di Sibilla Barbieri, che ha riguardato il figlio Vittorio e Marco Perduca. Un contesto che ha spinto i promotori a rilanciare con uno strumento di iniziativa popolare.
Secondo quanto spiegato, la proposta «non ha introdotto nuovi diritti, ma ha reso effettivo un diritto già riconosciuto», prevedendo «procedure certe, uniformità territoriale e trasparenza». L’obiettivo è stato quello di garantire modalità chiare e uniformi di accesso al suicidio medicalmente assistito su tutto il territorio regionale.
Nel testo è stata richiamata la sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale, che ha chiarito come le Regioni possano disciplinare modalità e tempi con cui il Servizio sanitario rende effettivo l’accesso alla procedura, senza intervenire su materia penale o civile.
Intanto, dal 2024 sono state 125 le richieste di informazioni sul fine vita arrivate da persone malate del Lazio all’Associazione Luca Coscioni, un dato che ha evidenziato una domanda crescente di accesso e chiarimenti.
Alla conferenza stampa sono intervenuti Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, insieme a Mina Welby e Matteo Mainardi, rispettivamente co-presidente e coordinatrice della campagna Eutanasia legale, insieme a Rocco Berardo. Nel Lazio hanno coordinato la raccolta firme Maria Teresa Bartolomeo e Antonia Fiore Faustini del Comitato promotore «Liberi Subito Lazio».
Sono stati presenti anche alcuni consiglieri regionali che avevano presentato il testo tre anni prima, tra cui Marietta Tidei e Claudio Marotta.
«Oggi, anche senza una legge nazionale - ha spiegato Filomena Gallo - chi ha posseduto i requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale ha potuto accedere all’aiuto medico alla morte volontaria. Tuttavia, in assenza di regole regionali, questo diritto è rimasto spesso ineffettivo. Una legge regionale è servita a rendere il diritto realmente accessibile, evitando disparità e ritardi».
L’iniziativa ha dunque puntato a trasformare un diritto già riconosciuto in una possibilità concreta, superando le disuguaglianze territoriali ancora presenti nel Lazio.
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