
Farmaci per ridurre la libido e controllare pensieri sessuali persistenti potrebbero essere offerti in futuro a migliaia di detenuti condannati per reati sessuali in Inghilterra e Galles. Il programma, attualmente volontario e ancora in fase pilota, sarà esteso a 20 carceri entro novembre e, se i risultati saranno considerati positivi, potrebbe arrivare su scala nazionale dalla fine del 2028.
A ricostruire i piani è il Guardian, secondo cui il governo guidato da Andy Burnham punta ad ampliare il ricorso ai trattamenti anche nel tentativo di affrontare la crisi di sovraffollamento del sistema penitenziario britannico. Burnham è diventato primo ministro il 20 luglio 2026.
La professoressa Belinda Winder, psicologa forense che ha studiato l'utilizzo di questi farmaci nelle carceri, stima che circa un detenuto per reati sessuali su quattro potrebbe avere caratteristiche tali da rendere il trattamento indicato. Rapportato agli attuali circa 15mila detenuti per questo tipo di reati in Inghilterra e Galles, significherebbe una platea potenziale di circa 3.750 persone.
Il percorso si chiama Medication to Manage Problematic Sexual Arousal Treatment Pathway (MMPSA) ed è rivolto in particolare a persone che manifestano pensieri sessuali intrusivi e persistenti, eccitazione problematica o impulsi difficili da controllare.
Il progetto dovrebbe passare dalle attuali dieci a 20 carceri nel novembre 2026, estendendosi dal sud-ovest dell'Inghilterra alle regioni del nord-ovest e del nord-est. Una prima espansione era stata annunciata dal governo già nel settembre 2025, insieme alla previsione di affiancare ai farmaci un trattamento psicologico.
Le terapie non sono tutte dello stesso tipo. Possono comprendere inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), come la sertralina, impiegati per limitare pensieri sessuali invasivi, oppure farmaci antiandrogeni, che riducono la produzione di testosterone e la libido. In alcuni pazienti il livello di testosterone può essere abbassato fino a valori prepuberali.
Il trattamento non sarebbe però adatto a tutti coloro che hanno commesso reati sessuali. La stessa revisione indipendente del sistema delle pene britannico ha sottolineato che violenza sessuale e stupro possono essere motivati anche da dinamiche di potere, controllo o aggressività, sulle quali la soppressione della libido non rappresenta necessariamente un intervento appropriato.
Secondo Winder, se la sperimentazione continuerà a dare risultati ritenuti utili, il sistema potrebbe essere pronto per un'estensione alle carceri e ai servizi di probation di Inghilterra e Galles entro dicembre 2028.
L'ipotesi riguarda però un percorso clinico volontario, con valutazioni individuali e assistenza psicologica. Non si tratterebbe quindi di somministrare automaticamente i farmaci a chiunque sia stato condannato per un reato sessuale.
Gli stessi specialisti sottolineano inoltre che il trattamento farmacologico non costituisce una cura dei comportamenti alla base del reato e deve essere inserito in un percorso terapeutico più ampio.
Separata dal programma volontario è la questione della cosiddetta «castrazione chimica obbligatoria» per alcuni autori di reati sessuali particolarmente gravi.
Nel 2025 Shabana Mahmood, allora ministra della Giustizia, aveva annunciato l'intenzione di valutare se i trattamenti potessero diventare obbligatori in alcuni casi. Mahmood è oggi ministra dell'Interno nel governo Burnham. Secondo le fonti governative citate dal Guardian, l'esecutivo starebbe ora riesaminando l'opportunità di procedere su questa strada.
La possibilità di rendere obbligatoria la terapia ha incontrato le critiche di diversi specialisti. Winder ha sottolineato che sarebbe necessario individuare, all'interno di una popolazione carceraria molto ampia, il gruppo relativamente ristretto per il quale il trattamento potrebbe avere effettivamente un'indicazione clinica. Secondo gli esperti, l'obbligatorietà potrebbe inoltre compromettere il rapporto terapeutico e rendere più difficile verificare l'adesione reale alle cure.
La stessa definizione di «castrazione chimica» è contestata. Winder osserva che gli effetti dei farmaci non sono permanenti e dipendono dalla prosecuzione del trattamento, a differenza della castrazione chirurgica.
Gli antiandrogeni possono inoltre comportare effetti collaterali, tra cui affaticamento, variazioni dell'umore, perdita di massa muscolare, aumento di peso e riduzione della densità ossea. Il Guardian segnala che rimangono limitati anche i dati derivanti da studi clinici randomizzati sull'utilizzo a lungo termine di questi trattamenti nei detenuti per reati sessuali.
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