
La città dei 15 minuti è stata uno dei temi su cui l’amministrazione Gualtieri ha puntato fin dall’inizio per delineare un modello di gestione e trasformazione della Capitale: una Roma più policentrica, nella quale servizi, verde, spazi pubblici e luoghi di aggregazione siano più facilmente raggiungibili all’interno dei quartieri.
Da questa impostazione è nato il programma “15 Municipi, 15 progetti per la città in 15 minuti”, con un intervento pilota in ciascun Municipio e uno stanziamento iniziale di 22,5 milioni di euro.
Quella dell'attuale amministrazione non è stata però una fuga in avanti: già in diverse città d'Europa il percorso è pieno di esempi simili. Da Parigi a Lisbona, passando per Barcellona e Vienna, il principio della prossimità viene infatti applicato attraverso strumenti differenti, diventando spunto per le politiche romane.
Il riferimento più conosciuto resta Parigi, dove il concetto sviluppato dall’urbanista Carlos Moreno è diventato uno degli elementi centrali delle politiche urbane della sindaca Anne Hidalgo.
La capitale francese ha lavorato sulla riduzione delle distanze tra abitazioni e servizi, accompagnandola con nuove piste ciclabili, pedonalizzazioni, verde e trasformazioni dello spazio pubblico. Un ruolo importante è stato assegnato anche alle scuole, con la creazione delle rues aux écoles (quelle che a Roma chiamiamo "strade scolastiche") e l’apertura di alcuni spazi scolastici alla vita dei quartieri anche fuori dall’orario delle lezioni.
A Lisbona il progetto Há Vida no Meu Bairro utilizza invece la città dei 15 minuti come strumento per leggere il territorio.
Il Comune ha mappato la possibilità di raggiungere a piedi servizi e funzioni quotidiane, individuando così le zone più carenti. Scuole, commercio, verde e strutture pubbliche diventano indicatori attraverso i quali stabilire dove concentrare gli interventi.
È un modello particolarmente interessante per una città estesa come Roma, caratterizzata da forti differenze nella disponibilità di servizi tra un quartiere e l’altro.
Un altro approccio arriva da Barcellona, con le Superilles. All’interno dei cosiddetti Superblocks viene limitato il traffico di attraversamento, recuperando spazio per pedoni, biciclette, alberi e attività di quartiere.
Il modello è stato ripreso anche da Vienna, che nel maggio 2026 ha completato il primo Supergrätzl nel distretto di Favoriten. L’intervento ha permesso di riqualificare e deimpermeabilizzare oltre 7mila metri quadrati e piantare 66 nuovi alberi, riducendo al tempo stesso il traffico nelle strade interne.
In entrambi i casi il tema della prossimità viene legato alla qualità dello spazio pubblico: poter raggiungere un servizio vicino casa dipende anche dalla possibilità di farlo attraverso percorsi sicuri e accessibili.
La Capitale ha scelto una strada propria, individuando 15 ambiti pilota, da Tufello a La Rustica, da Spinaceto a Ostia Antica, fino a Magliana, Palmarola e Labaro.
Gli interventi cambiano a seconda delle caratteristiche dei territori e comprendono connessioni pedonali e ciclabili, nuove aree verdi, piazze, spazi di aggregazione e valorizzazione delle strutture già presenti.
Il confronto europeo mostra quanto sia ampia la famiglia delle città dei 15 minuti. Parigi lavora soprattutto sulla distribuzione delle funzioni e sull’utilizzo degli spazi esistenti, Lisbona individua le carenze dei quartieri, Barcellona e Vienna intervengono con forza sulla struttura delle strade.
Per Roma, il percorso avviato nei Municipi rappresenta un primo laboratorio di questa trasformazione. La prospettiva è quella di una città sempre più policentrica, nella quale la qualità della vita quotidiana dipenda meno dalla distanza dal centro e maggiormente dalla capacità dei quartieri di offrire servizi, spazi pubblici e collegamenti adeguati.
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