
Rimandata ancora la prima vittoria della Roma contro una big di Serie A. Eppure questa volta sembrava avercela fatta in casa contro la Juventus. A spegnere i sogni di Gasperini e compagni ci ha pensato quel felino di Gatti, difensore con il vizio del gol, buttato in campo da Spalletti apposta per fare il centravanti dell’ultimo minuto. E allora il risultato cambia al 92esimo, quando sugli sviluppi di una punizione viziata da un fallo in ritardo di El Aynaoui, è proprio Gatti a raccogliere una palla “stoppata” da Ndicka in area, forse con la mano.
Così il triplice fischio fissa il risultato sul 3-3, con un’incredibile altalena di emozioni.
Partita fin da subito divertente e coraggiosa: squadre che si studiano relativamente poiché immediatamente proiettate alla messa in difficoltà dell’avversario. Niente attendismo, solo ritmo e possesso. In questo sistema è forse la Roma ad essere più strutturata, sia per identità gasperiniana acquisita da più tempo, sia per la striscia di risultati negativi della Juventus. Pronti, via ed è subito una clamorosa occasione sui piedi di Pellegrini che spara alto in caduta dopo una respinta centrale di Perin sul tiro di Pisilli. Il giovane centrocampista romano e romanista si è guadagnato la fiducia di Gasperini a suon di recuperi e prestazioni di livello in termini di qualità ma soprattutto di quantità, tanto da buttarlo nella mischia nel delicatissimo scontro diretto con la Juventus.
Ne esce fuori uno straripante dominio in mezzo al campo insieme a Koné, nonostante la presenza mai così opaca di Cristante. Dopo un’altra grande occasione con Malen, sempre più leader non solo offensivo, arriva un grande tiro a giro di Wesley a sbloccare il risultato.
Nemmeno il tempo di rimettersi comodi sul divano che una super rasoiata di Conceicao taglia il sette alla destra di Svilar. Tutto da rifare per gli uomini di Gasperini che trovano però nuovamente il vantaggio con il secondo gol consecutivo di Ndicka, sugli sviluppi di un corner. Passano 10 minuti e il filtrante da trequartista navigato di Koné trova sulla corsa Malen che con uno scavino supera Perin per il momentaneo 3-1.
Roma che sembra in totale controllo della gara, ed è proprio questa confidenza estrema nella gestione del gioco che permette al subentrato Boga di approfittare di una difesa scoperta e superficiale, accorciando al 78’.
La partita cambia totalmente la sua natura: dall’impressione tangibile del dominio giallorosso si passa al timore ancor più tangibile della rimonta. E così è stato. Il difetto dell’esser dominanti inizia laddove crolla la prima certezza, ossia il risultato. Rimandato ancora l’appuntamento con la vittoria su una big ma i segnali sono confortanti
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