Roma, 24 settembre 2026
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Roma, nove arresti per traffico internazionale di droga: l’indagine parte dal sequestro di un uomo a Casal Bertone

Polizia e carabinieri hanno eseguito nove misure di custodia cautelare in carcere. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina e lesioni

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 3'
Roma, nove arresti per traffico internazionale di droga: l’indagine parte dal sequestro di un uomo a Casal Bertone

Nove persone di nazionalità dominicana e colombiana sono state arrestate a Roma nell’ambito di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia su un presunto gruppo attivo nel traffico internazionale di droga.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Dda, è stata eseguita nelle prime ore del mattino dalla Squadra Mobile di Roma e dai carabinieri della Compagnia di Civitavecchia.

Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti con l’aggravante della transnazionalità, sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina e lesioni personali.

Il sequestro di un uomo a Casal Bertone

Uno degli episodi centrali dell’indagine risale alla notte del 7 giugno 2026.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, un cittadino colombiano sarebbe stato attirato in un tranello intorno alle 2.30 nel quartiere di Casal Bertone con l’aiuto di una complice. Qui sarebbe stato aggredito, immobilizzato e caricato con la forza su un’automobile.

L’uomo sarebbe stato portato inizialmente in un’abitazione nella zona della Borghesiana e successivamente in un appartamento seminterrato a Centocelle, dove sarebbe rimasto prigioniero per circa sette ore.

Durante il sequestro, secondo l’accusa, sarebbe stato legato alle mani e ai piedi, minacciato con una pistola e ferito ripetutamente con armi da taglio.

Gli aggressori lo avrebbero quindi costretto a consegnare 8.900 euro in contanti, gioielli in oro, un orologio di lusso e le chiavi della propria abitazione.

Una parte del gruppo si sarebbe poi recata nell’appartamento dell’uomo per cercare altri beni, portando via anche dispositivi informatici.

Le immagini delle telecamere per ricostruire il raid

Le indagini si sono concentrate anche sull’analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza urbana e condominiale.

Il confronto tra le diverse immagini avrebbe consentito a polizia e carabinieri di ricostruire le varie fasi dell’aggressione e del sequestro e di raccogliere elementi utili all’identificazione delle persone ritenute coinvolte.

L’episodio, secondo gli investigatori, sarebbe maturato negli ambienti del narcotraffico romano.

La cocaina dal Sudamerica e le basi tra Roma e il litorale

Parallelamente al sequestro, l’inchiesta avrebbe fatto emergere l’esistenza di una rete dedita all’importazione di cocaina dal Sudamerica.

Secondo gli inquirenti, la droga era destinata alle piazze di spaccio di Roma e del litorale laziale e il gruppo avrebbe potuto contare su diverse basi logistiche tra Roma, Cerveteri, Ladispoli e Tarquinia.

Per eludere i controlli, gli indagati avrebbero utilizzato automobili modificate con doppi fondi ad apertura meccanica ed elettronica.

Le comunicazioni sarebbero avvenute attraverso smartphone criptati dotati, secondo quanto riferito dagli investigatori, di sistemi per la cancellazione dei dati da remoto. Parte dei presunti proventi dell’attività illecita sarebbe stata inoltre movimentata attraverso transazioni in criptovalute.

Il deposito scoperto a Roma

Nel corso dell’attività investigativa sono stati effettuati anche arresti in flagranza e sequestri di stupefacenti lungo alcune delle principali arterie stradali.

A Roma è stato inoltre individuato un appartamento che, secondo gli investigatori, veniva utilizzato come deposito per la droga. All’interno sono stati sequestrati 24 chilogrammi di hashish, quantitativi di cocaina e altre sostanze sintetiche destinate alla distribuzione sul mercato locale.

Tra le sostanze sequestrate viene indicata anche quella conosciuta come “cocaina rosa”.

Una raffineria scoperta in Calabria

Gli investigatori collegano l’attività romana anche a precedenti accertamenti dei carabinieri su persone che si ritiene possano appartenere allo stesso contesto criminale.

Nell’ambito di queste indagini era stato scoperto nelle campagne di Sant’Agata del Bianco, in provincia di Reggio Calabria, un laboratorio che gli investigatori ritengono fosse utilizzato come raffineria clandestina.

Il collegamento con il gruppo al centro dell’operazione romana resta, sulla base del comunicato investigativo, oggetto delle attività d’indagine.

Le nove persone raggiunte dall’ordinanza sono sottoposte a custodia cautelare e le accuse dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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