
«Noi teniamo a mente il principio della città educante. L’educazione deve proseguire nel corso degli anni e non fermarsi. Ma soprattutto fondarsi su una relazione di reciprocità con il territorio». Con queste parole il sindaco Roberto Gualtieri ha dato il via, a Palazzo Valentini, al percorso che porterà Roma a candidarsi alla Global Network of Learning Cities dell’Unesco.
Un messaggio che va oltre la dimensione amministrativa perchè Roma intende costruire un modello urbano in cui l’apprendimento permanente diventi una funzione strutturale della città, capace di accompagnare i cittadini in tutte le fasi della vita e di rafforzare il legame tra istituzioni, comunità e territorio.
Il comune di Roma guarda alla scadenza di metà 2027 per presentare la propria candidatura alla rete mondiale delle learning cities. Un passaggio che inserisce la città in un circuito internazionale dedicato alla promozione dell’apprendimento come infrastruttura sociale, culturale ed economica delle città contemporanee.
Nel corso dell’incontro è emerso come la scelta di diventare Learning City rappresenti anche una presa di posizione politica, riconoscere il sapere come leva di sviluppo e come strumento di inclusione, in un contesto urbano sempre più complesso e segnato da nuove fragilità.
Per dare solidità al percorso, la Cmrc ha siglato un Accordo di collaborazione con l’Università Roma Tre, con il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze della Formazione. L’obiettivo è costruire un impianto scientifico e metodologico capace di sostenere la candidatura e, soprattutto, di accompagnare nel tempo le politiche educative metropolitane.
Il rettore Massimiliano Fiorucci ha sottolineato come gli istituti di formazione superiore debbano essere parte integrante di questo processo di allargamento della rete di apprendimento, evidenziando il ruolo strategico delle università nella costruzione di ecosistemi educativi territoriali.
Nel dibattito è stato ribadito il ruolo centrale dell’apprendimento permanente nella vita urbana. Una learning city riconosce il valore strategico del sapere e lo considera un bene pubblico, chiamando in causa scuole, università, terzo settore, istituzioni culturali e tutti gli attori che contribuiscono alla costruzione di una comunità educante.
In questo quadro, la candidatura di Roma è stata letta come l’espressione di una scelta che punta a fare dell’educazione un asse strutturale delle politiche metropolitane, non un ambito settoriale.
A inquadrare il percorso nel contesto internazionale è stata Angelica Fei, rappresentante della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco. «Un’educazione equa, inclusiva e permanente è al centro del lavoro dell’Unesco con le learning cities», ha spiegato, richiamando l’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030, dedicato all’istruzione di qualità.
Fei ha sottolineato come l’iniziativa romana sia pienamente coerente con le strategie globali dell’Unesco, orientate a rafforzare l’accesso al sapere lungo tutto l’arco della vita.
A moderare l’incontro è stato il giornalista Marco Damilano. Sono stati invitati anche i sindaci di tre delle principali learning cities italiane già riconosciute Stefano Lo Russo (Torino), Roberto Lagalla (Palermo) e Laura Castelletti (Brescia), che hanno portato le loro esperienze e buone pratiche, offrendo un confronto diretto con modelli già operativi.
Nel suo intervento, Gualtieri ha inoltre richiamato il tema della qualità dei percorsi educativi, sottolineando come l’universalità dell’apprendimento non riguardi solo l’accesso, ma anche la capacità dei sistemi territoriali di offrire esperienze formative significative.
Per il sindaco, è proprio questa dimensione – fatta di reti locali, istituzioni, comunità e servizi – a rendere concreta l’idea di città educante, trasformando Roma in una metropoli che apprende e che mette il sapere al centro del proprio progetto di futuro.
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