
Fino a 10mila infermieri mancanti, 358 medici di famiglia in meno rispetto al fabbisogno e un sistema sanitario sempre più sbilanciato verso il privato. È il quadro che emerge dal dossier-inchiesta della Uil Lazio e della Uil Fp, presentato giovedì 29 ottobre nella sede del Consiglio regionale durante l'incontro «Curare la sanità. Università, diritti e futuro del servizio sanitario».
L'indagine mette a confronto dati ufficiali e segnalazioni di lavoratori e pazienti, evidenziando le difficoltà del servizio pubblico, tra carenza di personale, accesso alle cure e liste d'attesa. Al confronto ha partecipato anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che ha riconosciuto la necessità di rafforzare gli organici e i servizi territoriali, rivendicando al tempo stesso i risultati ottenuti dall'amministrazione regionale.
Secondo il dossier, nel Lazio si contano quattro infermieri del Servizio sanitario nazionale ogni mille abitanti, contro una media italiana di 4,75. La carenza complessiva, stimata tra 7mila e 10mila professionisti, si accompagna a un rapporto tra medici e popolazione inferiore del 14,7% rispetto alla media nazionale.
Particolarmente critica anche la situazione degli operatori sociosanitari, il cui numero nel servizio pubblico risulta inferiore del 77% rispetto alla media italiana. A questi dati si aggiunge la carenza di 358 medici di medicina generale, destinata, secondo le proiezioni riportate dal sindacato, ad avvicinarsi alle mille unità entro il 2028 per effetto dei pensionamenti.
La Uil denuncia inoltre un progressivo squilibrio tra pubblico e privato. Mentre alle strutture pubbliche rimangono prevalentemente emergenze, cure acute e assistenza di base, quelle private consolidano la propria presenza nella diagnostica, nella chirurgia programmata e nella riabilitazione.
Circa il 60% delle grandi apparecchiature radiologiche della regione risulta infatti concentrato nel privato accreditato, secondo i dati riportati nell'indagine.
«Cos'è successo ai grandi e rinomati hub della Capitale e delle province laziali?», si domanda Maurizio Lago, segretario generale della Uil Lazio, denunciando il rischio di una sanità che produca «pazienti di serie A e pazienti di serie B».
Le difficoltà si riflettono anche sui tempi per ottenere visite ed esami. Il dossier riporta il caso di una prenotazione tentata a Roma il 19 ottobre per una colonscopia, con la prima disponibilità indicata al 19 agosto 2027, dieci mesi dopo.
Un problema che si inserisce in un quadro già evidenziato nell'analisi della Fondazione Gimbe sulla rinuncia alle cure nel Lazio: secondo i dati Istat relativi al 2025, il 12,1% dei residenti ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria necessaria.
Il sindacato riconosce alcuni miglioramenti segnalati dalla Regione e da Agenas, ma contesta il modo in cui vengono valutati i risultati. Secondo Claudio Benedetti, segretario della Uil Fp Roma e Lazio, tra le prestazioni considerate positivamente figurano anche alcune prenotazioni disdette per la lontananza delle strutture, mentre gran parte delle richieste gestite nei tempi previsti riguarda quelle programmabili entro 120 giorni.
A pesare è anche la mobilità sanitaria. Nel 2023 il Lazio ha registrato un saldo negativo di circa 191,7 milioni di euro: la spesa per curare i residenti in altre regioni ha superato le entrate generate dai pazienti provenienti da fuori Lazio.
Al confronto è intervenuto il presidente della Regione, Francesco Rocca, che ha definito prezioso il dialogo con le organizzazioni sindacali e ribadito l'importanza delle risorse nazionali per sostenere il servizio sanitario.
Il governatore ha ricordato che i dipendenti del sistema sanitario regionale sono passati da 52mila a circa 58mila, sottolineando però la necessità di proseguire con il potenziamento degli organici, soprattutto nei servizi territoriali e nell'emergenza-urgenza.
Rocca ha inoltre rivendicato l'azzeramento delle liste d'attesa per gli interventi chirurgici oncologici, indicando tra le priorità il rafforzamento della prevenzione e il miglioramento delle retribuzioni dei professionisti sanitari.
Sul fronte finanziario, il presidente ha richiamato la richiesta delle Regioni di 6,8 miliardi di euro per il 2027 e 18 miliardi nel triennio, esprimendo preoccupazione per l'aumento dei costi energetici e le incertezze internazionali.
«La preoccupazione sulle risorse che saranno messe a disposizione c'è, ma resto ottimista», ha dichiarato Rocca, confermando la volontà di mantenere una posizione comune tra le Regioni.
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