
Un edificio occupato abusivamente trasformato in quartier generale operativo e una lunga serie di colpi messi a segno in abitazioni, negozi e centri commerciali. È quanto emerge dall’operazione condotta dai Carabinieri della Compagnia Roma Casilina, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare nei confronti di sei persone ritenute coinvolte in una presunta organizzazione criminale specializzata nei reati contro il patrimonio.
Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma su richiesta della Procura capitolina, ha disposto la custodia cautelare in carcere per quattro indagati, mentre altre due persone sono state raggiunte dalla misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
L’indagine, ancora nella fase preliminare, dovrà ora proseguire per chiarire ogni responsabilità nel rispetto della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo avrebbe utilizzato come punto di appoggio l’ex Hotel Cinecittà, struttura occupata abusivamente, dalla quale sarebbero stati pianificati gli spostamenti e organizzate le incursioni.
Da quella base logistica, gli indagati si sarebbero mossi per raggiungere gli obiettivi individuati non solo nella Capitale ma anche in altre località italiane, prendendo di mira attività commerciali e abitazioni private.
L’inchiesta ipotizza un’organizzazione ben strutturata, con ruoli definiti e modalità operative studiate per ridurre al minimo il rischio di essere scoperti.
Gli accertamenti svolti dai militari avrebbero consentito di attribuire alla presunta banda almeno tredici episodi di furto avvenuti nell’arco di poche settimane.
Nel mirino sarebbero finiti appartamenti, esercizi commerciali e negozi di telefonia, con un valore complessivo della merce sottratta stimato in oltre 200 mila euro.
Le incursioni venivano effettuate prevalentemente durante le ore notturne, approfittando della chiusura delle attività e della minore presenza di persone nelle aree interessate.
Uno degli elementi distintivi dell’attività investigativa riguarda il metodo utilizzato per introdursi nei locali.
Gli indagati, infatti, avrebbero sfruttato la cosiddetta «tecnica del buco», consistente nell’accedere ai negozi attraverso aperture praticate nelle pareti di immobili confinanti, evitando così gli ingressi principali e molti dei sistemi di sicurezza tradizionali.
Durante le azioni, inoltre, i componenti del gruppo avrebbero mantenuto un contatto costante tramite messaggi vocali inviati attraverso applicazioni di messaggistica, utilizzate come vere e proprie ricetrasmittenti per coordinare ogni fase del furto.
L’indagine è partita dall’arresto in flagranza di uno degli indagati per resistenza a pubblico ufficiale. L’analisi del telefono cellulare sequestrato avrebbe poi consentito agli investigatori di ricostruire la rete di rapporti tra i presunti componenti dell’organizzazione.
Tra gli elementi raccolti figurano fotografie della merce rubata, che sarebbe stata catalogata digitalmente prima di essere rivenduta sul mercato illecito a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli di vendita.
Nelle conversazioni recuperate dagli investigatori sarebbero emersi anche immagini e filmati delle incursioni, condivisi tra gli appartenenti al gruppo come documentazione delle attività svolte e, secondo l’ipotesi accusatoria, anche con finalità celebrative.
L’operazione rappresenta un nuovo colpo alle organizzazioni specializzate nei furti seriali e conferma l’attenzione degli investigatori verso fenomeni criminali caratterizzati da una pianificazione sempre più sofisticata e dall’impiego di strumenti tecnologici per coordinare le attività illecite.
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