
Immagini di Edoardo Iacolucci
È durata poco l’opera di Laika contro il Ddl antisemitismo. Il poster «Gli Intoccabili», comparso all’alba di lunedì 12 ottobre in via Beatrice Cenci, nel Ghetto ebraico di Roma, è già stato strappato da ignoti. Un intervento che arriva a poche ore dalla comparsa dell’opera e alla vigilia del voto sul disegno di legge, al centro della contestazione della street artist. L’immagine raffigurava il premier israeliano Benjamin Netanyahu e un soldato israeliano con le gambe affondate nel sangue, entrambi protetti da una campana di vetro. Un’opera dal forte contenuto politico, con cui Laika ha voluto contestare il provvedimento e quello che considera il rischio di equiparare la critica allo Stato di Israele all’antisemitismo.
«Dopo più di tre anni di genocidio, il Governo italiano continua a difendere quello israeliano a spada tratta, fino a varare un decreto che identifica anche la critica allo Stato di Israele come antisemitismo», ha dichiarato l’artista, come riportato dall’Ansa. Laika definisce il Ddl «un insulto a tutte le persone ebree che sono state deportate e uccise nei lager nazisti» e lo considera «un decreto che censura la libertà di opinione e mette in pericolo la nostra democrazia». Nel mirino della street artist c’è la definizione di antisemitismo dell’Ihra, l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, sulla quale si basa il provvedimento. Secondo Laika, il testo rischierebbe di restringere lo spazio per criticare le politiche del governo israeliano.
L’artista si rivolge anche al centrosinistra, chiedendo una presa di posizione netta sul disegno di legge. «Spero che dal centrosinistra, dopo tante esitazioni, arrivi una posizione netta. Di rottura», afferma, citando tra gli esponenti di quest’area che condividono il provvedimento Graziano Delrio, Walter Verini, Alfredo Bazoli e Sandra Zampa. Laika precisa di essere contraria a ogni forma di antisemitismo e sostiene che gli episodi di discriminazione contro le persone di religione ebraica debbano essere puniti severamente. La sua contestazione riguarda invece l’applicazione della definizione dell’Ihra al dibattito sulle azioni del governo israeliano. «Lasciateci liberi di essere antisionisti, di criticare chi commette un genocidio, chi ha massacrato migliaia di civili, di bambini», sostiene.
Il titolo dell’opera richiama l’omonimo film diretto da Brian De Palma, in cui il gangster Al Capone può contare sulla protezione di esponenti delle istituzioni. Un parallelismo che Laika applica al premier israeliano e al suo governo. «Come Al Capone, che nel film “Gli Intoccabili” aveva la protezione di giudici, polizia e politici per continuare a fare i suoi sporchi affari, anche Netanyahu e il suo governo cercano di condizionare la politica di altri Paesi per i propri comodi», conclude l’artista. L’opera, rimossa da ignoti a poche ore dalla sua comparsa, aveva portato nel cuore del Ghetto romano il confronto sul Ddl antisemitismo, intrecciando la memoria della persecuzione antiebraica, la libertà di espressione e la contestazione delle politiche israeliane.
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